13/02/2008, 00.00
THAILANDIA
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“I nuovi pedofili sono giovani nord-europei di 18 anni”

P. Adriano Pelosin, PIME, da 27 anni in Thailandia, racconta il lavoro di ricupero per i bambini che cercano di uscire dal giro della prostituzione e pedofilia. È necessario rafforzare l’unità delle famiglie thai, che spesso vendono i figli a queste esperienze umilianti. Ma è importante anche che la famiglia in Europa risalga dalla profonda crisi morale in cui è caduta.

Bangkok (AsiaNews) – Gli scandali dei pedofili che ogni tanto emergono sui giornali occidentali non danno la misura di quanto questo traffico sia diffuso. Secondo le stesse vittime – ragazzini anche di 10-12 anni – il mercato della pedofilia si sta allargando a macchia d’olio. I nuovi protagonisti sono “giovani nord-europei di 18-20 anni”, soprattutto “svedesi” che giungono in Thailandia e cercano rapporti con minorenni maschi, ma si offrono anche per prostituirsi con maschi adulti e con donne thai”. “Come mai l’Europa è scesa così in basso?”. Chi si pone questa domanda è p. Adriano Pelosin, PIME, da 27 anni nel Paese. Da alcuni anni lavora alla periferia di Bangkok con ragazzi e ragazze orfani o abbandonati. La sua casa si trova a circa 25 km dal centro della capitale, nella città satellite di Nothambury, nel distretto di Pak Kret. Alla sua opera di accoglienza egli ha aggiunto un impegno di prevenzione contro la prostituzione e un aiuto ai bambini che hanno subito questi traumi

“La sfida – dice p. Adriano - è aiutare questi ragazzi a recuperare un senso della propria dignità, al di là del corpo usato e abusato, che può essere sorgente di denaro”.

Curare con l’amore il deterioramento dell’identità (il corpo come oggetto da vendere) è importante, ma non basta. Per p. Pelosin è importante che il problema sia affrontato anche in Europa, ricostruendo le famiglie del vecchio continente, giunto a una crisi morale paragonabile a quella “del tardo impero romano”.

Ecco quanto p. Adriano Pelosin ha detto ad AsiaNews:

Nella nostra associazione noi accogliamo 110 bambini; 105 sono in 6 case famiglia; alcuni di loro, invece, siccome sono proprio piccoli, appena nati, sono affidati alle cure di alcune donne anziane.

Tutti provengono da famiglie disgregate. Alcuni sono nati da genitori drogati; altri da ragazze madri troppo giovani (14-15 anni); altri son figli di ammalati di Aids, o i cui genitori sono morti di questa malattia; altri hanno i loro genitori in prigione per droga, e sono abbandonati a se stessi.

Noi li raduniamo in case-famiglia, ricostruiamo attorno a loro un nucleo di amore e di legami.

Abbiamo anche diversi bambini strappati al giro della prostituzione. Alcuni venuti da noi ci hanno raccontato di avere già fatto esperienze di prostituzione a 10-12 anni. Alcuni di loro erano già stati a Pattaya, il mega-centro della prostituzione in Thailandia. Le cose che raccontano sono tristi: bambini piccoli, soprattutto maschietti, che si vendevano a turisti italiani, tedeschi e soprattutto svedesi. Adesso vi è una vera e propria invasione di svedesi e norvegesi maschi che vengono qui a trovare il partner bambino per farci sesso. E li pagano moltissimo.

Accogliendoli,  li aiutiamo a non cadere più in questa trappola. Purtroppo, davanti ai soldi che ricevono come offerta per questo tipo di lavoro e con tale facilità, i thailandesi non capiscono più nulla, sono debolissimi. Le famiglie disgregate da cui provengono sono un altro handicap. Qualcuno di loro viveva con i nonni o gli zii, i quali li maltrattavano, li trattavano come figli di seconda serie. La prostituzione diventa una via di fuga da questa situazione di disagio.

La nostra lotta è un lavoro di aiuto ai bambini, un impegno di prevenzione istruendo le famiglie delle baraccopoli perchè bambini e adulti non permettano che queste cose avvengano.

Chi passa attraverso queste esperienze di prostituzione e pedofilia, rimane segnato. Avendo guadagnato tanto, i bambini hanno l’impressione che il loro valore come persona stia tutto là. Arrivano fino a stimare questa strada della prostituzione perché ragionano: Io valgo perché mi posso vendere; su questa strada posso procurarmi tanti soldi ed avere un futuro. E purtroppo rimane questo deterioramento dell’identità: si guarda a se stessi come un oggetto, una materia utile solo per esser venduta.

E quelli che hanno fatto già questa esperienza, diventa difficile distoglierli. Ho avuto possibilità di aiutare una ragazza. Era stata veduta alla prostituzione dai suoi stessi parenti. Dopo alcuni anni è stata presa dalla polizia ed essendo minorenne è stata portata in una casa di ricupero. Ma lei, ancora adesso, che è sposata e con figli, si vede utile solo in questa maniera. Anche nel rapporto col marito, lei pensa di essere utile solo per le sue prestazioni sessuali.

Otre all’accoglienza, abbiamo incontri di formazione per coscientizzare i ragazzi che hanno subito questi traumi. La sfida è aiutare questi ragazzi a recuperare un senso della propria dignità, al di là del corpo usato e abusato, che può essere sorgente di denaro. Devo dire che c’è una buona risposta. I ragazzi che ricevono la nostra formazione, sono più stabili e nella maggior parte dei casi non ricadono nella prostituzione, cominciano ad andare a scuola, a cercare un lavoro normale.

Altri che non hanno alcuna formazione, rimangono senza speranza e si gettano via.

Il male però è soprattutto in questi europei che vengono qui alla ricerca di piacere e di rapporti con questi piccoli. Come si può fare perché in Europa ci sia una coscientizzazione e la gente non venga qui ad abusare delle persone per le loro carenze e squilibri? Non possono trovarsi una moglie, una compagnia in Europa, invece di venire qui a comprare questi ragazzi? Certo qui trovano un terreno facile, data la disgregazione delle famiglie e la povertà. Ma perché l’Europa è scesa così in basso? Forse perché anche lì le famiglie sono ormai inesistenti?

È importante che i mass media non si riducano solo a denunciare e a sbattere il mostro in prima pagina: dovete mettere in luce anche il dolore e i problemi gravi che si provoca nei bambini usati per questo scopo vile, come degli stracci, come degli oggetti da utilizzare e gettare via.

Per noi è impossibile difenderli tutti, dovete fare qualcosa anche in Europa e nel mondo.

Oltre a noi, ci sono anche altre comunità religiose, cristiane e buddiste, che accolgono bambini. Il governo provvede solo a delle case di ricupero che però spesso sono più simili a prigioni.

I ragazzi sono portati lì dai maestri delle scuole. Il lavoro più importante è quello di prevenire, aiutando i bambini – spesso senza famiglie - ad essere coscienti

Gli abusi sui bambini  sembrano essere un fenomeno endemico. Giorni fa è venuta da noi una ragazza: è stata messa incinta dal padre, che voleva farla abortire e lei è fuggita perché vuole questo bambino. Ora è in ospedale per partorire al settimo mese.

Qui in Thailandia c’è una situazione sociale permissiva e debole. Ma gli occidentali ne approfittano.

Da quello che ci dicono i nostri ragazzi, la prostituzione e la pedofilia sono in aumento. Fa specie soprattutto questa vera e propria invasione dei giovani nord-europei di 18-20 anni, che stanno allargando il mercato della pedofilia. Vi sono giovani svedesi che vengono qui e cercano rapporti con minorenni maschi, ma si offrono anche per prostituirsi con maschi adulti e con donne thai: un’allarmante situazione, che ricorda la crisi morale del tardo impero romano, come l’ha descritta sant’Agostino.

Anche qui ci sono bambini e bambine rapiti, ingaggiati poi negli show ai ristoranti per danzare, fare compagnia, spogliarsi e tutto il resto.

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