03/10/2015, 00.00
INDONESIA
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Java centrale, studente musulmano: al campus cattolico ho sperimentato l’armonia confessionale

di Mathias Hariyadi
La testimonianza di Satya Tantra, musulmano dell’università cattolica di Soegijapranata, presente all’iniziativa Aseaccu. Una “meravigliosa opportunità” per vivere una esperienza “inclusiva” a livello religioso, umano e sociale. Con lui una giovane cattolica, che ha visto le premesse di una “società in cui convivono felicemente musulmani, cristiani e buddisti”.

Jakarta (AsiaNews) - “Ho imparato un elemento molto prezioso nella vita: che si può vivere in modo armonioso con gli altri, a prescindere dalla fede religiosa professata e dall’etnia di appartenenza”. È quanto racconta ad AsiaNews Satya Tantra, uno studente musulmano dell’università cattolica di Soegijapranata (UNIKA Soegijapranata) a Semarang, nello Java centrale. Il giovane universitario, assieme alla collega di studi cattolica Lorentia Santoso, ha partecipato a nome del proprio ateneo il 25 e 26 settembre scorso a un campus studentesco, cui è seguita una tre giorni (27 - 29) di conferenza internazionale sul dialogo interreligioso.

Teatro dell’evento promosso da Aseaccu (Association of Southeast and East Asian Catholic Colleges and Universities) Banyu Urip, un villaggio remoto nella reggenza di Temanggung; al campus hanno partecipato 81 studenti di 28 università sparse in 9 nazioni dell’Asia dell’Est e del Sud-est, di religione musulmana, cattolica, protestante, buddista e indù. Ad accogliere gli studenti un gruppo interconfessionale, che si è adoperato per favorire l’integrazione e la conoscenza reciproca.

Satya Tantra si è diplomato in un liceo statale di Semarang; per gli studi universitari ha scelto l’università cattolica UNIKA Soegijapranata. Dall’esperienza vissuta a Banyu Urip, egli afferma di aver imparato “come i nostri antenati hanno saputo coltivare con successo un clima di tolleranza e rafforzare l’armonia confessionale in società, a prescindere dalla fede religiosa professata”. Un’atmosfera che egli dice di vivere ogni giorno nel proprio ateneo, dove “sono felice di studiare” e non vi sono episodi di discriminazione “a dispetto della mia identità musulmana”.

Per il giovane universitario musulmano il campo studentesco è stata una “meravigliosa opportunità” per vivere una esperienza “inclusiva” anche dal punto di vista religioso. Non solo avendo l’occasione di interagire con studenti di altre fedi, ma relazionandosi con gli stessi abitanti del villaggio. “Ho imparato un sacco di cose dalla comunità cattolica - racconta - che grazie alla sua apertura mi ha accettato anche se sono musulmano”. All’inizio “ero nervoso”, ma “appena li ho conosciuti ogni timore è stato spazzato via”.

Emozioni condivise anche Lorentia Santoso, cattolica, che ha frequentato il liceo dei gesuiti a Semarang prima di iscriversi alla UNIKA Soegijapranata. A dispetto di quanto si legge sui media e delle invettive che si moltiplicano sui social network, afferma la giovane, “qui a Banyu Urip si è sperimentata la vera armonia confessionale di una società in cui convivono felicemente musulmani, cristiani e buddisti”. E anche da un leader islamico locale “ho imparato che anche fra loro vi è il desiderio di promuovere l’armonia confessionale”. Per questo iniziative come questa, conclude, andrebbero sviluppate più spesso.

In Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, i cattolici sono una piccola minoranza composta da circa sette milioni di persone, pari al 3% circa della popolazione. Nella sola arcidiocesi di Jakarta, i fedeli raggiungono il 3,6% della popolazione. Essi sono una parte attiva nella società e contribuiscono allo sviluppo della nazione o all'opera di aiuti durante le emergenze, come avvenuto per in occasione della devastante alluvione del gennaio 2013.

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