19/02/2007, 00.00
CAMBOGIA
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E’ iniziata la corsa per il petrolio cambogiano

Il Paese possiede immensi giacimenti, di valore superiore al prodotto lordo nazionale. Ma gli esperti temono che se avvantaggi solo il governo, ritenuto tra i più corrotti. Il problema di un accordo con Bangkok per sfruttare i giacimenti del golfo di Thailandia.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – E’ iniziata la competizione tra le compagnie petrolifere per cercare e sfruttare gli immensi giacimenti di petrolio e di gas della Cambogia. Ma gli esperti si chiedono se davvero questa nuova ricchezza sia una benedizione per il Paese.

Compagnie petrolifere di Cina, Giappone, Corea del Sud, Malaysia, Singapore, Kuwait, Australia e Francia competono per i diritti di ricerca e sfruttamento delle ricchezze energetiche del Paese. Il gigante Usa Chevron Corp. ha già trovato 5 giacimenti in due anni nel golfo di Thalandia e programma di scavare altri 10 pozzi nel 2007. La Cambogia, secondo gli studi di Nazioni Unite, Banca mondiale, università di Harvard ed altri enti, ha giacimenti per 2 miliardi di barili di petrolio e trilioni di metri cubi di gas, in grado di garantirgli (ai prezzi attuali) introiti per 6 miliardi di dollari Usa annui per i prossimi 20 anni. L’attuale Prodotto  interno lordo annuo è di soli 5 miliardi.

La Cambogia è tra i Paesi più poveri del mondo e il 40% dei 14 milioni di abitanti vive con meno di 50 centesimi al giorno. Il 50% dei bambini non completa la scuola primaria, ogni anno 30 mila bambini muoiono per malattie curabili e solo la metà del Paese ha accesso all’energia elettrica.

Ma esperti osservano che in passato in diversi Stati del terzo mondo la scoperta di ricchezze petrolifere ha favorito solo le elite al potere e non ha migliorato il livello di vita della popolazione. Fanno l’esempio della Nigeria, che dagli anni ’70 ha esportato petrolio per oltre 400 miliardi di dollari (la Cina ne è grande acquirente) ma dove il 70% della popolazione tuttora vive con meno di un dollaro al giorno, mentre il debito con l’estero supera i 30 miliardi di dollari.

In Cambogia – osservano esperti – la corruzione è diffusa e il governativo Partito del popolo fa frequente uso della violenza per mantenere il potere. Negli ultimi anni il governo del premier Hun Sen ha dovuto accettare di compiere alcune riforme e garantire maggior rispetto ai diritti umani, per ottenere l’aiuto dei donatori internazionali che copre circa il 60% del bilancio pubblico. Ma grazie al petrolio il governo non avrà più bisogno di questi aiuti e, quindi, potrà rifiutare le richieste degli enti per la tutela dei diritti.

Intanto il governo di Hun Sen ha già creato l’Autorità nazionale cambogiana per il petrolio, ente che gli assicura il pieno controllo di queste ricchezze. Tra le principali compagnie petrolifere del Paese c’è la Sokimex, la cui maggioranza azionaria si ritiene essere di Sok Kong, considerato amico di vecchia data di Hun Sen. Nel 2006 il Partito di Sam Rainsy, all’opposizione, ha denunciato che la Sokimex ha evaso le tasse e le imposte d’importazione e non ha abbassato il costo interno dei prodotti petroliferi nonostante sia diminuito del 25% tra luglio e novembre.

I giacimenti cambogiani sono molto importanti per la Cina anche perché si trovano oltre lo Stretto di Malacca, per il quale passa l’80% del petrolio che importa e che in caso di conflitto potrebbe essere bloccato da una potenza navale come gli Stati Uniti. Negli ultimi anni Pechino ha concesso a Phnom Pen finanziamenti per centinaia di milioni di dollari e lo scorso 18 gennaio si sono incontrate autorevoli delegazioni del Partito comunista cinese e del Partito del popolo cambogiano per discussioni «riservate».

Si prevede il pieno sfruttamento di queste risorse a partire dal 2009, ma intanto Phnom Pen deve trovare un accordo con la Thailandia, dato che i giacimenti si trovano nel golfo di Thailandia su cui si affacciano entrambi gli Stati. Da anni i due Paesi discutono un simile accordo, senza risultati. (PB)

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