17/05/2013, 00.00
MYANMAR
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Myanmar, il Paese meno “trasparente” al mondo nella gestione di gas e petrolio

È quanto emerge dalla ricerca di un istituto statunitense. È difficile tracciare i proventi della vendita, spesso occultati da esponenti della leadership militare. Il governo birmano è preceduto da nazioni dalla “corruzione diffusa” come Turkmenistan e Zimbabwe. E non vi sono informazioni sulla gestione dei fondi.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Il Myanmar è all'ultimo posto nella gestione responsabile e trasparente delle risorse naturali, fra cui gas e petrolio. Inoltre, risulta difficile tracciare i proventi miliardari che derivano dalla vendita di tali prodotti e che, nella maggioranza dei casi, finiscono nelle tasche dei membri della vecchia giunta militare, i quali li occultano in conti segreti esteri e in paradisi fiscali. È quanto denunciano gli esperti di Revenue Watch Institute (Rwi), in base ai risultati emersi in una recente inchiesta e contenuta in un rapporto che prende in esame 58 nazioni. Il governo di Naypyidaw si posiziona all'ultimo posto, dietro il Turkmenistan, la Guinea Equatoriale e lo Zimbabwe, famosi per l'enorme e diffusa corruzione nel settore estrattivo.

Rwi è un istituto no profit, con base negli Stati Uniti e sedi in Africa ed Europa, che studia la trasparenza e la responsabilità nella gestione di petrolio, gas e minerali in un'ottica di bene pubblico. Fra i parametri fissati per la ricerca vi sono il livello di informazioni condivise con l'opinione pubblica dai vari governi in merito ai progetti avviati, oltre che la chiarezza nella distribuzione dei fondi.

Secondo la ricerca elaborata da esperti, il Myanmar oppone un "rifiuto costante" alla pubblicazione di informazioni relativo allo sfruttamento (su larga scala) delle risorse naturali; anche il nuovo esecutivo riformista, guidato dal presidente Thein Sein, mostra una persistente incapacità - o la mancata volontà - di applicare gli standard di base e le linee guida internazionali in materia.

"In pratica, non vi è alcuna informazione disponibile - afferma il rapporto Rwi - nella gestione del settore estrattivo. Il Myanmar non ha leggi che prevedano la libertà di informazione e non sono richieste nome per la tutela ambientale e sociale". Inoltre vi è un problema diffuso di corruzione e di occultamento di fondi per un volume di affari miliardario, che riguarda gli oleodotti di Yadana e Yetagun, che finiscono direttamente nelle tasche dei militari (molti dei quali esponenti del vecchio regime del generalissimo Than Shwe). Dal 2006 ad oggi il governo birmano ha ricavato 19 miliardi di dollari per la sola vendita di gas naturale alla Thailandia e dove sia finito il denaro o come sia stato speso "resta un mistero". 

 

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