28/03/2015, 00.00
EGITTO-M.ORIENTE
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Una forza militare araba per combattere gli sciiti e (forse) lo Stato islamico

I Paesi della Lega araba hanno pronta la bozza per varare una coalizione armata che intervenga nelle situazioni di tensione del mondo arabo. Un fatto giudicato “storico”, che mette da parte le passate coalizioni, sempre guidate dall’occidente. La lotta contro gli islamisti e perfino il problema israelo-palestinese sono messi al secondo posto; al primo è il contenere l’influenza dell’Iran. Confessionalizzando gli impegni militari si dà maggior respiro allo Stato islamico e si affondano le richieste sociali e politiche delle primavere arabe.

Il Cairo (AsiaNews) – In questo fine settimana l’Egitto ospita un incontro della Lega araba che ha a tema la nascita di una forza militare comune per combattere il “terrorismo”. Ma ciò avviene sullo sfondo della coalizione militare guidata dai sauditi che sta combattendo i ribelli sciiti in Yemen.

Il presidente egiziano Abdelfattah al-Sisi, preoccupato per il caos diffuso in Libia e sul Sinai, ha chiesto da tempo un’azione comune per sconfiggere gli islamisti. Ma anche l’Egitto si è unito alla coalizione di più di 10 Paesi – con forze aeree e navali – per fermare l’avanzata dei ribelli Houthi in Yemen e la crescente influenza dell’Iran nel Medio oriente.

A Sharm el-Sheikh, sede dell’incontro, è giunto pure il presidente yemenita Abedrabbo Mansour Hadi, fuggito dal suo Paese e poi rifugiatosi a Riyadh. Si attende anche la presenza del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che continua a ricordare a tutti i Paesi della Lega araba che la soluzione ai problemi dello Yemen sta nel dialogo e non nel confronto armato.

Ma i ministri degli esteri della Lega hanno già stilato una bozza per dare il via alla forza militare comune araba, salutata come un evento “storico”, capace di intervenire nelle situazioni di tensioni che minacciano il mondo arabo, al posto delle coalizioni succedutesi fin qui e guidate dall’occidente.

Nell’agenda dei lavori figurano il problema del processo di pace israelo-palestinese, o la diffusione dello Stato islamico in Iraq, Siria e Libia, ma è chiaro che la vera preoccupazione è il contenimento dell’Iran e della sua influenza in Iraq, Siria, Libano (il cosiddetto (“arco sciita”).

Oraib al Rentawi, capo del Centro di studi politici Al-Quds, intervistato dall’Afp, afferma che la priorità dell’Arabia saudita “è affrontare la crescente influenza dell’Iran nella regione”, mentre Egitto e Giordania chiedono una lotta contro i radicali islamisti. Ma per il momento, lo Stato islamico sembra essere una minaccia secondaria.

Fra gli analisti si fa notare che caratterizzando in senso confessionale l’impegno delle forze arabe (sunniti contro sciiti) si ottengono due risultati preoccupanti: il primo è la maggiore libertà e espansione dello Stato islamico, finora combattutto sul terreno solo da Iraq e Iran; il secondo è che mettendo in luce le appartenenze religiose, si soffoca ogni rivendicazione di riforma politica e sociale nel mondo arabo, a quattro anni dalle rivoluzioni della primavera araba.

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