15/04/2015, 00.00
ARABIA SAUDITA - INDONESIA
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Arabia Saudita, giustiziata "a sorpresa" una migrante indonesiana. Proteste di Jakarta

Siti Zaenab Binti Duhri Rupa, condannata a morte per aver ucciso nel 1999 il datore di lavoro, è morta ieri. Il governo indonesiano contro le autorità saudite, che non hanno avvertito dell’imminente esecuzione. Il consolato di Jeddah avvertito solo in un secondo momento.

Jeddah (AsiaNews) - È stata giustiziata dalle autorità saudite Siti Zaenab Binti Duhri Rupa, cittadina indonesiana condannata alla pena capitale in Arabia Saudita. I vertici politici e istituzionali di Jakarta manifestano “profondo cordoglio” e protestano contro il governo di Riyadh, che ha dato il via libera al boia senza nemmeno avvertire la rappresentanza diplomatica indonesiana nel regno, informata solo in un secondo momento. Intervenendo a nome del presidente Joko “Jokowi” Widodo, il ministro degli Esteri Retno Marsudi esprime “disappunto” per le procedure adottate e assicura che l’esecutivo “continuerà a difendere i propri cittadini emigrati” rinchiusi nel braccio della morte “in Arabia Saudita e in altre nazioni al mondo”. 

Siti Zaenab, emigrante originaria di Bangkalan (isola di Madura nella provincia di East Java), è morta ieri mattina alle 10 ora locale, nel carcere di Medina. Le autorità saudite hanno giustiziato la donna - lavoratrice domestica, incriminata per aver ucciso nel 1999 il datore di lavoro Nourah binti Abdullah Duhem al Maruba - senza nemmeno informare il governo di Jakarta. Una decisione che ha scatenato le proteste del ministero indonesiano degli Esteri. 

La prima sentenza di morte contro la donna è stata emessa nel 2001; il verdetto è diventato esecutivo nel 2013 quando il figlio della vittima, Walid bin Abdullah bin Muhsin al Ahmadi, ha respinto la richiesta di perdono e rifiutato una somma di denaro come risarcimento [il "prezzo del sangue" ndt]. Le autorità indonesiane avrebbero messo in campo tutti gli sforzi per salvarle la vita, invano. 

Quella di ieri è la seconda sentenza che viene eseguita nel Regno saudita nei confronti di un cittadino indonesiano. La vicenda ricorda da vicino il dramma di Ruyati binti Saboti Saruna, lavoratrice migrante indonesiana giustiziata nel giugno 2011 per concorso in omicidio. La sua morte aveva scatenato feroci polemiche in patria, per l'inerzia mostrata dal presidente Susilo Bambabg Yudhoyono e le modalità secondo cui è avvenuta l'esecuzione: anche in quel caso Riyadh non ha avvertito né l'ambasciata indonesiana, né il governo di Jakarta.

Di contro, si era conclusa in modo diverso la storia della 40enne Satinah Binti Djumadi, anch’essa nel braccio della morte in Arabia Saudita con l'accusa di aver ucciso nel 2007 la propria datrice di lavoro - in risposta ai maltrattamenti subiti - e di aver rubato circa 10mila dollari. L’intervento in questo caso tempestivo dell’allora presidente Yudhoyono e il pagamento di una somma di denaro - una sorta di "tangente" chiamata Blood Money - avevano salvato la vita della donna. 

In Arabia Saudita vi sono almeno 1,2 milioni di indonesiani, il 70% dei quali impiegati come camerieri o domestiche. Movimenti internazionali contro la pena di morte affermano che, nel solo 2011, almeno 27 persone sono state decapitate per reati di vario genere; un dato peraltro in diminuzione, se confrontato con i 67 del 2008. Nel Paese è in vigore una versione stretta della sharia, che punisce con la condanna a morte diversi reati fra cui stupro, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e traffico di droga. (MH)

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