08/05/2015, 00.00
A. SAUDITA - YEMEN - SIRIA
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Riyadh per un cessate il fuoco umanitario in Yemen, mentre bombarda i ribelli Houthi

L’ipotesi è di una tregua di cinque giorni nei combattimenti. Ma intanto proseguono i raid aerei della coalizione guidata dai sauditi. Secondo alcune fonti l’Arabia Saudita prepara il dopo-Assad in Siria cercando di unire le diverse anime dell’opposizione.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Dopo aver proposto ieri un cessate il fuoco di cinque giorni in Yemen, per permettere di portare aiuti a una popolazione martoriata da settimane di guerra, l’aviazione saudita è tornata a colpire nel pomeriggio con nuovi attacchi nel Paese. Bersaglio dei caccia di Riyadh alcune postazioni strategiche degli Houthi nel nord, considerata la roccaforte dei ribelli sciiti. Oggetto dell’attacco due centri per il controllo, un complesso dedicato alle comunicazioni e una fabbrica per la produzione di mine

Secondo quanto riferisce l’agenzia ufficiale saudita Spa, i caccia di Riyadh - che da sei settimane guidano una coalizione a sostegno del presidente in esilio Abedrabbo Mansour Hadi - hanno distrutto altre postazioni ribelli nella provincia di Saada, confinante con l’Arabia Saudita.

I vertici del regno hanno lanciato un nuovo avvertimento al movimento sciita, che avrebbe superato “la linea rossa” bombardando alcuni villaggi sauditi oltreconfine. 

La nuova escalation dei combattimenti giunge a poche ore di distanza dalla proposta, sempre del fronte saudita, di una tregua di cinque giorni per favorire la distribuzione di aiuti umanitari alla popolazione yemenita, ormai stremata dalla guerra. Secondo diverse agenzie che operano sul territorio una pausa “umanitaria” nei combattimenti “non serve ad alleviare le [terribili] conseguenze sulla popolazione del conflitto in corso”. Attivisti e operatori internazionali auspicano un cessate il fuoco permanente e la ripresa del dialogo fra opposte diplomazie. 

Tuttavia, per il ministero degli Esteri di Riyadh qualsiasi trattativa per un cessate il fuoco - caldeggiata anche dagli Stati Uniti che esercitano pressione sul fronte Houthi - è legata alla “cooperazione” dei ribelli; essi devono deporre le armi e fermare qualsiasi forma di ostilità. 

Dal gennaio scorso la nazione è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita, sostenuta dall’Arabia Saudita, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Da marzo, i sauditi a capo di una coalizione, hanno lanciato raid aerei contro i ribelli. Secondo quanto riferiscono le Nazioni Unite, dal 19 marzo il conflitto ha causato la morte di almeno 1.400 persone e il ferimento di altre 6mila.

Intanto, sul versante siriano Riyadh muove le pedine della diplomazia regionale per la cacciata del presidente Bashar al-Assad e programmare il futuro del Paese. Secondo alcune fonti, i sauditi vogliono riunire le molte fazioni che compongono la galassia che si oppone al presidente siriano, per discutere dello scenario politico “all’indomani della caduta di Assad”.

Esperti di politica locale riferiscono che, di questa coalizione anti-governativa, non faranno parte i gruppi jihadisti come al- Nusra (affiliato ad al Qaeda) e lo Stato islamico (che pure si sospetta siano finanziati da gruppi sauditi e del Qatar). Nelle prossime settimane si dovrebbe tenere una conferenza che riunisce “le opposizioni politiche e militari, dentro e fuori la Siria”. 

Interpellato sulla vicenda, il ministero saudita degli Esteri non ha voluto commentare sottolineando di “non possedere informazioni” in materia. 

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