08/06/2015, 00.00
MEDIO ORIENTE
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Contro le direttive Opec, i Paesi produttori inondano il mercato di petrolio

Iran, Iraq e Libia pronte a incrementare le quote di produzione. L’Arabia Saudita ha già raggiunto i massimi livelli degli ultimi 30 anni. I vertici delle principali compagnie petrolifere impegnati in politiche di espansione. Un trend destinato a durare, per la guerra in atto con i Paesi non-Opec.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - A dispetto delle indicazioni fornite dall’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, le quote dei Paesi produttori stanno superando di gran lunga i limiti fissati. Nei giorni scorsi Iran, Iraq e Libia hanno annunciato l’intenzione di inserire nel mercato per quest’anno milioni di barili di greggio. L’Arabia Saudita, il più importante esponente del gruppo Opec, ha raggiunto i livelli massimi di produzione degli ultimi 30 anni. E i vertici delle principali compagnie petrolifere sono impegnati in una politica di espansione, tagliando sui costi e concentrandosi sui siti di perforazione che promettono i margini maggiori di guadagno. 

L’analista statunitense Ed Morse sottolinea che “i prezzi elevati hanno stimolato la commercializzazione di un quantitativo smodato di petrolio” e che “ora è pronto per essere immesso sul mercato”. “Il calo della domanda”, aggiunge l’esperto, rende “più difficile” la vendita del greggio; tuttavia, Iran, Iraq e gli altri Paesi Opec “vogliono incrementare ancor più la produzione”. 

Per 12 mesi consecutivi l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ha superato l’obiettivo massimo di produzione, pari a 30 milioni di barili al giorno complessivi. Nel maggio scorso il gruppo, formato da 12 Paesi, ha immesso nel mercato 31,58 milioni di barili al giorno. E la sola Arabia Saudita ha aggiunto altri 670mila barili al giorno nel periodo compreso fra febbraio e aprile. Ad aprile Riyadh ha toccato quota 10,3 milioni di barili al giorno, il dato più alto dagli anni ’80. 

Ali al-Naimi, ministro saudita del Petrolio, afferma che il calo dei prezzi ha stimolato la domanda, che nel mondo è cresciuta dell’1,5% nell’ultimo trimestre, mentre le forniture sono aumentate del 3,1%. 

L’Iraq è pronta ad incrementare le esportazioni di circa 100mila barili al giorno entro la fine del mese, visto che i combattimenti contro le milizie dello Stato islamico hanno - finora - risparmiato i principali centri produttivi del Paese. Nel frattempo il ministro iraniano del Petrolio Bijan Namdar Zanganeh ha inviato una lettera al gruppo, in cui chiede più spazio in vista di un aumento della produzione da parte degli impianti di Teheran. E ancora, la Libia conta di far rientrare l’emergenza - guerra ed estremismo - entro luglio o agosto al massimo, riprendendo la quota consueta d un milione di barili al giorno, il doppio rispetto a quella attuale. 

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