23/06/2015, 00.00
SIRIA
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Raqqa, curdi strappano una base militare allo Stato islamico

L’avanzata curda sostenuta dai raid aerei Usa e dal sostegno sul campo di altri gruppi ribelli. I curdi avanzano verso la capitale del “Califfato”. Esperti: “Lo Stato islamico sta collassando all’interno delle sue stesse roccaforti”.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Le forze di sicurezza curde nel nord della Siria hanno conquistato una base militare dall’importanza strategica, finora nelle mani dello Stato islamico (SI), a nord della città di Raqqa, autoproclamata capitale del “Califfato” dagli stessi miliziani. Nella loro avanzata le milizie dell'Unità per la protezione del popolo (Ypg, i combattenti curdi in Siria) hanno beneficiato dei raid aerei promossi dagli Stati Uniti e dal sostegno sul campo di altri gruppi ribelli antagonisti dei jihadisti. 

Il nuovo successo militare del fronte curdo è giunto a una settimana dalla conquista di una zona di confine con la Turchia, a lungo nelle mani dello Stato islamico. Si tratta della zona di frontiera che collega la cittadina siriana di Tel Abyad, ora sotto il controllo dell’Ypg, con Akcakale, il primo villaggio turco oltre-frontiera. 

Nel contesto dell’operazione le milizie curde hanno portato alla luce un tunnel di 500 metri che, una volta finito, avrebbe collegato Tel Abyad con il primo villaggio all’interno del confine turco, Akcakale. Scavato dai jihadisti, il tunnel è stato scoperto durante le operazioni di bonifica che hanno sgominato una delle principali vie di comunicazione utilizzate dai fondamentalisti per scorte e rifornimenti. 

A causa dei pesanti combattimenti, migliaia di persone si sono riversate oltre-confine in territorio turco. 

Il portavoce delle forze di sicurezza curde riferisce che l’Ypg ha ormai il completo controllo della base di Liwa, ben all’interno del territorio controllato dallo Stato islamico. Redur Xelil aggiunge che i combattenti curdi sono ora alle porte di Ain Issa, una cittadina a soli 50 km a nord di Raqqa. Il complesso militare, dallo scorso anno nelle mani dello SI, si affaccia su vie di collegamento strategiche che collegano Raqqa ad altri avamposti jihadisti della provincia di Aleppo a ovest e Hasakah a est. 

Per Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo con base a Londra e una fitta rete di informatori sul terreno, queste sconfitte mostrano che “lo Stato islamico sta collassando all’interno delle sue stesse roccaforti”. 

Il fronte settentrionale siriano è una delle poche fonti di buone notizie nel contesto della campagna militare internazionale contro le milizie dello Stato islamico, considerando l’avanzata dei jihadisti in molte altre aree della Siria e del vicino Iraq. 

Dall'inizio della rivolta contro il presidente Bashar al Assad, nel 2011, oltre 3,2 milioni di persone hanno abbandonato la Siria e altri 7,6 milioni sono sfollati interni. Almeno 230mila le vittime del conflitto, molte delle quali civili per i quali il 2014 è stato l'anno peggiore

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