27/07/2015, 00.00
TURCHIA-SIRIA-IRAQ
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Ankara, il “cambio di strategia” verso Stato islamico e kurdi nell’incontro con la Nato

di Sami Osman
Domani “incontro di emergenza” ad Ankara con tutti i rappresentanti Nato. Ieri raid aerei turchi hanno colpito basi del Pkk a nord di Dohuc e di Erbil nel Kurdistan irakeno. La Turchia si vuole assicurare che non vi sia una regione autonoma curda anche in Siria. Scontri ad Istanbul e a Diyarbakir.

Ankara (AsiaNews) – I rappresentanti degli Stati Nato si sono dati appuntamento domani ad Ankara per un “incontro di emergenza” richiesto dalla Turchia. L’incontro segue un’escalation di violenze avvenute nel Paese in cui la Turchia si è trovata a combattere per la prima volta contro lo Stato islamico (SI) e contro il nemico da decenni, il Pkk, il Partito dei lavoratori kurdi, considerato un’organizzazione terrorista, che rivendica l’indipendenza dallo Stato turco.

La scintilla che ha scatenato l’escalation è un attacco suicida contro manifestanti kurdi a Suruc, che ha ucciso 32 giovani lo scorso 20 luglio. L’attentato sembra avere il marchio dello SI.  In risposta, il governo di Recep Tayyep Erdogan la lanciato alcuni raid aerei bombardando postazioni dello SI in Siria, ma anche basi del Pkk in Iraq del Nord. Allo stesso tempo, la polizia ha scatenato una ondata di arresti di militanti o sospetti militanti dello SI e del Pkk in decine di città turche, arrestando fino a quasi 600 persone.

Finora la Turchia era stata sospettata di appoggiare in modo indiretto lo SI, permettendo un flusso continuo di armi e nuove reclute verso la Siria e di petrolio da Raqqa verso l’esterno.

Alcuni analisti parlano perciò di un “cambiamento di strategie” in campo turco. In realtà, la repressione verso i kurdi mostra che Ankara continua a mantenere il suo piano strategico di sempre: evitare che i kurdi si rafforzino fino a esigere la nascita di uno Stato all’esterno della Turchia, fra Siria e Iraq, che prima o poi potrebbe provocare una secessione anche dei kurdi turchi, in numero di circa 15 milioni, stanziati in gran parte nella zona sud-est del Paese.

La seduta di emergenza con la Nato dovrebbe rinsaldare i rapporti con gli Stati che combattono lo SI, ma nello stesso tempo, ricevere garanzie perché non nasca una zona autonoma kurda né in Siria, né in Iraq. A conferma di ciò, ieri i jet turchi hanno colpito due posizioni del Pkk a nord di Dohuc e di Erbil, nel Kurdistan irakeno. Ieri, nella zona kurda della Turchia, a Diyarbakir, un’autobomba ha colpito un veicolo militare; in seguito, militanti kurdi hanno aperto il fuoco e hanno ucciso due soldati. A Istanbul, mentre si svolgeva una marcia "per la pace" indetta dai kurdi a Istanbul, nella zona di Gazi, un poliziotto e un militante sono stati uccisi. I dimostranti hanno lanciato pietre e bottiglie molotov, mentre la polizia ha risposto con idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeno (v. foto). 

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