02/11/2015, 00.00
TURCHIA
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Erdogan ha ottenuto la maggioranza assoluta, insufficiente però a cambiare la Costituzione

di NAT da Polis
Il successo al termine di una campagna elettorale svoltasi in un clima intimidatorio e l’esaltazione del pericolo curdo. Il verso sconfitto è il partito di estrema destra. Ma non ha i numeri per cambiare la Costituzione, né per indire un referendum.

Istanbul (AsiaNews) - A scrutinio quasi terminato con il  99,01% di voti scrutinati, il partito del presidente Turco Tayip Erdogan, AKP,  con il  49,4 %  è riuscito ad riottenere   la maggioranza assoluta dei seggi  al  parlamento turco, in seguito alle elezioni parlamentari svoltesi  ieri in Turchia. Di conseguenza, l’AKP, ottiene 316 parlamentari su 550, mentre a giugno, nella precedente consultazione, ne aveva avuti 258. Una maggioranza assoluta, ma insufficiente a realizzare quella riforma in senso presidenzialista che voleva Erdogan.

Le elezioni di ieri erano state indette per l’ impossibilità  di formare un governo di coalizione, in quanto secondo le recenti elezioni svoltesi  il 7   giugno del 2015, il partito di Erdogan aveva perso dopo 13 anni  la maggioranza dei seggi parlamentari dell’assemblea turca, ottenendo solo il 40,87% dei voti.

Gli altri partiti hanno ottenuto ieri  le seguenti percentuali e seggi: il CHP , partito di estrazione laica Kemalista, il 25,4%  e 135 seggi (nelle elezioni del 7  Giugno, aveva ottenuto il 24,95 e 132 seggi); il MHP, partito dell’destra, l’11,9% e 59 seggi (nelle elezioni di giugno aveva ottenuto il 16,29 e 80 seggi ); l’HDP, partito filcucrdo, il 10,7% E 41 seggi (nelle elezioni di Giugno aveva ottenuto il 13,12 e 80 seggi).

Da una prima considerazione si nota  che il vero sconfitto di queste elezioni, è il partito nazionalista  MHP, oltre a un ridimensionamento del partito filo curdo HDP.

Evidentemente  la campagna elettorale, condotta dai capi dell’AKP, svoltasi   in un clima intimidatorio, registrato dai media turchi e internazionali, e l’esasperazione del pericolo curdo, ha creato un clima di estrema polarizzazione che ha premiato il partito del presidente.

Lo stesso presidente Tayip Erdogan, trasgredendo la regola fondamentale che vede il presidente della Repubblica avere un ruolo super partes, anche se stavolta non è stato attivo come  durante la campagna elettorale del 7 giugno, non ha mancato di dire le sua a proposito dell’ importanza della vittoria del proprio  partito.

Questo risultato dà adesso  la possibilità  al primo ministro uscente Davutoglu di formare un governo monocolore, senza però dargli la possibilità di riformare la costituzione turca, secondo un modello di presidenzialismo assoluto, né per via parlamentare, in quanto servono i 2/3 dei parlamentari (cioè 367), né per via referendaria, in quanto serve il voto di 331 parlamentari.

Il primo mistero turco  uscente ,Davutoglu, chiamato a commentare il risultato elettorale , ha dichiarato che: questa è una grande vittoria della democrazia turca e del popolo turco  e gli si dà possibilità di governare sin al 2019.

Ben altro è il clima al sudest del Paese, in particolare a Diyarbakir, dove all’annuncio del ridimensionamento del partito filocurdo HDP, sono scoppiati scontri tra la polizia e giovani curdi.

Insomma dopo queste elezioni, svoltesi in un clima incandescente, sia il partito del presidente, sia lo stesso Erdogna, sono chiamati a dimostrare di saper gestire secondo le regole della democrazia parlamentare occidentale , parecchie patate bollenti.

Prima di tutte, il rispetto delle regole democratiche e la questione curda.

 

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