28/12/2015, 00.00
PAKISTAN
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Cristiani e musulmani insieme ricordano Benazir Bhutto, “morta senza giustizia”

di Kamran Chaudry
La società civile di Lahore commemora l’ex premier, unica donna a guidare il Pakistan, uccisa nel 2007 in un attentato di cui ancora non si sa quasi nulla: “Chi ha il potere sa chi sono i responsabili ma non fa nulla. Viviamo in una tirannia politica”. La Bhutto avrebbe potuto cambiare la storia del Paese: “Era nel mirino per le sue posizioni progressiste, la sua morte è una pagina nera nella nostra storia”.

Lahore (AsiaNews) – Cristiani e musulmani insieme si sono riuniti davanti al Parlamento del Punjab per ricordare l’ex primo ministro Benazir Bhutto, otto anni dopo il suo omicidio avvenuto in campagna elettorale. Un agguato in piena regola ha ucciso la candidata il 27 dicembre 2007 durante il tour della provincia, organizzato in vista delle elezioni generali che si sarebbero poi svolte nel gennaio 2008. La politica era da poco rientrata in Pakistan dopo un esilio lungo otto anni.

Samson Salamat, cristiano, dirige il Centro per l’educazione ai diritti umani (Chre). Presente alla commemorazione, dice ad AsiaNews: “Questo giorno sarà per sempre ricordato come una pagina nera nella storia politica del Pakistan. La Bhutto era nel mirino per le sue posizioni progressiste, che sfidavano l’avanzamento dell’estremismo nella nostra società. I suoi assassini sono per la maggior parte ancora liberi, e questo mette un grande punto interrogativo sul sistema giudiziario del nostro Paese”.

Figlia del deposto primo ministro pakistano, Zulfikar Ali Bhutto (fatto giustiziare dal generale Zia nel 1979), Benazir Bhutto nasce a Karachi il 21 giugno 1953. A 35 anni viene eletta premier del Pakistan: è la prima donna capo di governo in un Paese musulmano nell’era moderna. Amata in Occidente, beniamina degli Stati Uniti, due volte premier (1988-1990 e 1993-1996) e per due volte costretta a dimettersi per scandali di corruzione di cui si è sempre professata innocente, dopo gli anni di esilio a Dubai e Londra torna in patria il 18 ottobre del 2007.

Il suo rientro era stato oscurato dalle critiche per le accuse di corruzione – circostanziate nel tempo da diverse prove a lei contrarie - e dal compromesso raggiunto con il regime di Musharraf per poter rientrare in patria, che prevedeva la sua rielezione a primo ministro e la rimozione delle accuse, ma non la liberazione dei leader popolari da tempo in carcere per l’opposizione al governo militare. L’attentato del 27 dicembre – rivendicato da al Qaeda – mette fine alla possibilità di raggiungere il compromesso.

Alla folla radunata ieri a Lahore, il vice direttore del South Asia Partnership Pakistan ha ricordato l’ingiustizia che “circonda l’omicidio di Benazir Bhutto”. La gente che detiene il potere, ha detto Irfan Mufti, “sa chi sono i veri assassini ma non fa nulla. È una tirannia politica. Noi chiediamo che venga alzata la cortina da questa cospirazione. La presenza della Bhutto avrebbe fatto la differenza nel nostro scenario politico”.

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