06/02/2017, 13.39
VATICANO
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Operatori sanitari, non si può mai derogare dal rispetto per la dignità della persona

Presentate in Vaticano la XXV Giornata mondiale del malato e  la Nuova carta degli operatori sanitari. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente accettabile. Non lo sono eutanasia e accanimento terapeutico, la clonazione e i tentativi di gestazione di embrioni umani in uteri animali o artificiali, l’aborto. Lo è la “sedazione palliativa profonda” nelle fasi prossime al momento della morte e il rispetto della volontà della persona.

Città del Vaticano (AsiaNews) - La Chiesa cattolica riafferma che in campo sanitario il rispetto per la dignità della persona è un valore assoluto e che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è eticamente accettabile. Non lo sono eutanasia e accanimento terapeutico, la clonazione e i tentativi di gestazione di embrioni umani in uteri animali o artificiali, l’aborto. Lo è la “sedazione palliativa profonda” nelle fasi prossime al momento della morte e il rispetto della volontà della persona. Che va sempre tutelata, anche promuovendo l’accesso a tutti i farmaci e alle tecnologie disponibili la popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Sono alcune delle indicazioni offerte dalla Nuova Carta degli operatori sanitari, presentata oggi in Vaticano, insieme alla XXV Giornata mondiale del malato, che si terrà a Lourdes l’11 febbraio prossimo.

Quest’ultima, ha ricordato il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, “istituita da San Giovanni Paolo II nel 1992 e organizzata per la prima volta proprio a Lourdes l’11 febbraio dell’anno seguente”, è giunta quest’anno a festeggiare il suo ‘Giubileo d’argento’. “Sebbene nell’ultimo decennio sia stata celebrata in forma solenne ogni tre anni come le altre Giornate mondiali, questa 25ma edizione, per volontà del Santo Padre, sarà celebrata in forma Straordinaria. Il tema scelto è: Stupore per quanto Dio compie: «Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente...» (Lc 1,49)”.

Quanto alla prima Carta, pubblicata nel 1995, essa è stata tradotta in 19 lingue e per quasi venti anni ha costituito il testo base per gli operatori sanitari. “Far ‘arrivare in tipografia’ la Nuova Carta ha quindi richiesto diversi anni di lavoro ad un gruppo qualificato di esperti”.

Dal punto di vista dottrinale, ha affermato poi mons. Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu, segretario delegato del medesimo Dicastero, “la Nuova Carta per gli Operatori Sanitari riafferma la sacralità della vita e la sua indisponibilità in quanto dono di Dio. Gli operatori sanitari sono ministri della vita in quanto ne sono servi e sono chiamati ad amarla ed accompagnarla nel percorso esistenziale del generare – vivere – morire, trinomio tematico dell’Indice della Nuova Carta”.

Essa, ha spiegato Antonio Gioacchino Spagnolo, docente di bioetica e direttore dell’Institute of Bioethics and Medical Humanities dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, tiene conto delle conquiste scientifiche e dei pronunciamenti magisteriali successivi al 1994, mantenendo la sua struttura originaria di “strumento per una seria preparazione e formazione continua sul piano etico degli Operatori sanitari”.

Il malato ricorre “alla scienza e alla coscienza” del medico

Rivolta a quanti operano in campo biomedico – personale sanitario, ma anche biologi, farmacisti, legislatori in materia sanitaria, ecc. – essa afferma che “tutti questi operatori svolgono la loro pratica quotidiana in una relazione interpersonale, contraddistinta dalla fiducia di una persona segnata dalla sofferenza e dalla malattia, la quale ricorre alla scienza e alla coscienza di un operatore sanitario che le va incontro per assisterla e curarla. La Carta vuole sostenere la fedeltà etica dell’operatore sanitario, nelle scelte e nei comportamenti in cui prende corpo il servizio alla vita e questa fedeltà viene delineata seguendo le tappe dell’esistenza umana: generare, vivere, morire, quali momenti di riflessioni etico-pastorali”.

Così, nella sezione “Generare”, accanto al riferimento ai metodi naturali non solo per la regolazione della fertilità ma anche come metodi per ottenere una gravidanza, si parla anche del “congelamento di tessuto ovarico (art. 38), risposta eticamente sostenibile nel caso di terapie oncologiche che possono alterare la fertilità della donna. Sono poi presi in considerazione i nuovi tentativi di generazione umana in laboratorio (art. 39): tra gameti umani e animali, di gestazione di embrioni umani in uteri animali o artificiali, di riproduzione asessuale di esseri umani mediante fissione gemellare, clonazione, partenogenesi o altre tecniche consimili. Tutti procedimenti questi che contrastano con la dignità umana dell’embrione e della procreazione, per cui sono da considerarsi moralmente inaccettabili. Tra le diagnosi prenatali, accettabili ad alcune condizioni, viene stigmatizzata, invece la diagnosi pre-impianto (art. 36) come espressione di una mentalità eugenetica che legittima l’aborto selettivo per impedire la nascita di bambini affetti da varie malattie”.

Nella sezione del “Vivere” “è confermata la posizione di sempre riguardo all’aborto inserendo dei nuovi articoli riguardo alla riduzione embrionale, intercezione, contragestazione, feti anencefalici, gravidanze ectopiche, tutela del diritto alla vita (artt. 51-59)”.

In questa sezione si affronta anche il tema dell’accesso ai farmaci e alle tecnologie disponibili anche nei Paesi in via di sviluppo – soprattutto nel caso delle cosiddette “malattie rare” e “neglette” – per chiedere agli operatori sanitari di farsi promotori di una sensibilizzazione delle istituzioni, degli enti assistenziali, dell’industria sanitaria, affinché il diritto alla tutela della salute sia esteso a tutta la popolazione.

Nella sezione del “Morire” si considera la fase terminale della malattia “luogo di verifica della professionalità e delle responsabilità etiche degli operatori sanitari (art 145)”. Esclusi sia l’eutanasia che l’accanimento terapeutico, si esamina anche l’espressione in anticipo da parte del paziente delle sue volontà (art. 150) circa i trattamenti ai quali desidererebbe o no essere sottoposto nel caso in cui, nel decorso della sua malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso. “La carta afferma che deve essere sempre rispettata la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente, ma il medico non è comunque un mero esecutore, conservando egli il diritto e il dovere di sottrarsi a volontà discordi dalla propria coscienza”.

Tema ugualmente attuale è quello della nutrizione e idratazione, anche artificialmente somministrate (art. 152). Considerate tra le cure di base dovute al morente, quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio. La loro sospensione non giustificata può avere il significato di un vero e proprio atto eutanasico, ma è obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. Confermata la eticità della sedazione palliativa profonda nelle fasi prossime al momento della morte, attuata secondo corretti protocolli etici e sottoposta ad un continuo monitoraggio.

 

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