22/05/2008, 00.00
IRAN
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A Shiraz, campagna di repressione contro cristiani convertiti

L’agenzia Compass Direct denuncia una raffica di perquisizioni e arresti a metà maggio contro chiese domestiche nel sud del Paese. Obiettivo della polizia, gli ex musulmani che hanno abbandonato l’islam. Alcuni di loro sono ancora in carcere.
Teheran (AsiaNews) – A metà maggio la polizia iraniana ha attuato una serie di arresti e perquisizioni contro alcune famiglie di cristiani convertiti dall’islam nel sud del Paese . A denunciarlo è l’agenzia Compass Direct. La raffica di arresti è iniziata l’11 maggio, quando due coppie sono state prese in custodia dagli agenti mentre si imbarcavano all’aeroporto internazionale di Shiraz. I quattro - Homayon Shokohie Gholamzadeh, 48 anni, e sua moglie Fariba Nazemiyan Pur, 40; Amir Hussein Bab Anari, 25 anni, e sua moglie Fatemeh Shenasa, 25 – sono stati sottoposti a diverse ore di un interrogatorio, tutto incentrato sulla loro fede e le “attività delle loro chiese domestiche”, racconta una fonte di Compass. Le due donne sono state subito rilasciate. Anari è rimasto in carcere fino al 14 maggio, mentre Gholamzadeh è ancora detenuto.
 
Lo stesso giorno degli arresti all’aeroporto, la polizia ha fatto irruzione nella casa di Hamid Allaedin Hussein, 58, arrestando lui e i suoi tre figli: Fatemah, 28 anni, Muhammed Ali, 27, e Mojtaba, 21 anni. Gli agenti hanno confiscato  tutti i libri, i CD e i computer trovati nell’abitazione della famiglia. Al momento, Mojtaba non è stato ancora liberato.
 
Due giorni dopo è stata la volta di altri due musulmani convertiti al cristianesimo: Mahmood Matin e Arash – questi i loro nomi – sono ancora in carcere.
 
Stime non ufficiali registrano un forte aumento tra i musulmani in Iran di conversioni al cristianesimo tra le fila delle cosiddette “chiese domestiche” protestanti. Il regime islamico iraniano considera le "religioni straniere" una minaccia alla sicurezza nazionale. Negli ultimi anni numerosi musulmani convertiti al cristianesimo sono stati giustiziati con l'accusa di "spionaggio" per l'estero. La legge iraniana prevede la pena capitale per l'apostasia, di cui si macchia chi abbandona l’islam.
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