09/06/2008, 00.00
INDONESIA

L’Indonesia vieta le attività degli ahmadi

di Benteng Reges
Il governo cede alle pressioni dei radicali islamici contro la setta “eretica”. Protestano i membri della piccola comunità: lo Stato non può intervenire su questioni di fede. Non soddisfatti, gli estremisti minacciano il presidente Susilo se non interverrà con più forza.
Jakarta (AsiaNews) – L’Indonesia cede alle pressioni fondamentaliste e impone l’interruzione di tutte le attività degli ahmadi nel Paese. Gli estremisti hanno vinto la loro battaglia, affinché quella che ritengono una “setta eretica”, metta fine alla sua campagna per essere riconosciuta come musulmana. Il ministro degli Interni Mardiyanto, il procuratore generale Henderman Supandji e il ministro degli Affari religiosi Maftuh Basyuni hanno approvato un decreto ministeriale congiunto in cui vietano ogni attività degli ahmadi. Sulla questione si è acceso da giorni un forte dibattito, che ha visto anche momenti di scontri fisici, tra correnti radicali e moderati dell’islam indonesiano. Oggi a Jakarta una nuova manifestazione dei gruppi estremisti ha chiesto la messa al bando della setta.
 
Secondo i musulmani integralisti, gli ahmadi deviano dall’islam, in quanto si dichiarano musulmani, ma non riconoscono Maometto come ultimo profeta; per questo sono perseguitati anche in Pakistan e Bangladesh. Il ministro Maftuh Basyuni spiega che “la cosa più importante è interrompere la campagna religiosa per proclamare Ghulam un profeta (infangando la purezza dell’islam)”. Sia lui, che Supandji negano che il provvedimento nasconda l’obiettivo di cancellare del tutto la comunità ahmadi e non ammettono che si parli di violazione alla libertà religiosa.
 
La decisione del governo ha sollevato subito le critiche dei membri della comunità ahmadi. In centinaia in tutta l’Indonesia promettono che continueranno a portare avanti la loro campagna: “lo Stato non ha il diritto di intervenire nelle questioni di fede di ogni cittadino”.
 
Insoddisfatti alcuni gruppi islamici estremisti, che chiedono la cancellazione e il bando totale della setta attraverso un decreto presidenziale. “Se il presidente Susilo non interverrà in questo senso, organizzeremo nuove e grandi proteste per chiederne le dimissioni”, minaccia il presidente dell’Islamic Society Forum (Fui).
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