16/09/2008, 00.00
VATICANO
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Mons. Ravasi, superare la diffidenza tra evoluzionismo e teologia

Presentato in Vaticano un convegno internazionale che si propone di esaminare l’opera di Darwin scientificamente, eliminando quel contesto ideologico tra “evoluzionisti” e “creazionisti” che oggi la segna e la diffidenza tra darwinismo e teologia.
Città del Vaticano (AsiaNews) - Non c’è “incompatibilità a priori” tra la teoria dell'evoluzione, l’insegnamento biblico e la teologia, c’è però bisogno di fare “chiarezza”, a 150 anni dalla pubblicazione, sull’opera di Charles Darwin, che oggi “viene ancora troppo spesso discussa più in chiave ideologica che non scientifica”, ingenerando confusioni, fino alla opposizione frontale fra “evoluzionismo” e “creazionismo”, presente soprattutto nel mondo americano.
 
Questo l’obiettivo che si pone il convegno internazionale "Biological Evolution: Facts and Theories. A Critical Appraisal 150 years after ‘The Origin of Species’", che si terrà a Roma dal 3 al 7 marzo 2009, organizzato congiuntamente dalla Pontificia università Gregoriana e dalla Notre Dame University (Indiana, USA), sotto il patrocinio del Pontificio consiglio della cultura nell’ambito del progetto STOQ (Science, Theology and the ontological Quest), e che è stato presentato oggi in Vaticano.
 
La Chiesa cattolica è molto interessata a tale questione. Essa, peraltro, non ha mai condannato l’opera di Darwin e molti papi, fin da Pio XII hanno affermato che l’evoluzionismo non è in contrasto con la fede. Anzi, mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura (nella foto), ha sottolineato oggi il discorso che Giovanni Paolo II fece nel  1996 alla Pontificia accademia delle scienze, nel quale affermava che l’evoluzione si presenta “non più come mera ipotesi”, ma come “teoria che si è progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori a seguito di scoperte fatte in diverse discipline”.
 
Di qui, ha aggiunto il presidente del Pontificio consiglio, l’importanza del confronto tra evoluzione e teologia, che devono superare la reciproca diffidenza. Questo confronto, ha aggiunto, è diventato come un “emblema” del rapporto tra scienza e fede. “Il convegno - ha concluso - cerca di intrecciare in armonia parte scientifica con parte filosofica e teologica, in un ascolto reciproco”.
 
Tra i partecipanti dell'incontro ci saranno scienziati di ogni fede e anche non credenti, filosofi e teologi, cattolici e protestanti. Non ci saranno invece esponenti dell'“Intelligent Design”. Si tratta, come ha spiegato p. Marc Leclerc, docente di filosofia della natura alla Gregoriana, di coloro che, soprattutto negli Usa, hanno “contribuito” alla attuale “confusione”, perché, “pur ammettendo il fatto massiccio dell'evoluzione delle specie, intende fare leve sulle insufficienze della teoria neodarwiniana per proporsi in qualche modo in spiegazione alternativa, allo stesso livello: come se solo il ‘disegno intelligente’ di Dio potesse spiegare i processi dell'evoluzione”. In questo modo, si arriva a confondere i “due piani distinti” della “finalità” e del “meccanismo”.
 
D’altro canto, come ha evidenziato Gennaro Auletta, direttore scientifico del progetto STOQ e docente di Filosofia della scienza alla Gregoriana, “un confronto sulla cruciale questione dell’evoluzione, tra scienziati, filosofi e teologi, non è una cosa del tutto irrilevante, e perfino coloro che usano la teoria dell’evoluzione in chiave anti-religiosa e anti-umanistica, proprio nel fare questo, dovrebbero riconoscerlo”.
 
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