05/11/2008, 00.00
CINA
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Hu Jintao negli Usa per il summit finanziario e incontrare Obama

Il presidente cinese guiderà la sua delegazione all’incontro tra i 20 Paesi più industrializzati. Partecipa anche Obama. Pechino ha interesse a un ruolo sempre maggiore nei problemi internazionali, anche se è restia a mettere a disposizione le sue riserve valutarie di 1900 miliardi di dollari.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente Hu Jintao rappresenterà la Cina al summit di Washington del 15 novembre tra i 20 Paesi più industrializzati, per discutere della crisi finanziaria globale. Lo ha annunciato oggi Qin Gang, portavoce del ministro cinese degli Esteri.

Il summit, convocato dal presidente Usa George W. Bush, vuole concordare azioni comuni contro la crisi. Ma può anche essere la prima occasione per Hu di incontrare il neopresidente Barack Obama, che entrerà in carica il 20 gennaio, ma che Bush ha invitato al summit.

L’incontro coinvolge tutte le maggiori economie, comprese quelle emergenti come Cina, India, Brasile, Sudafrica, segno evidente che ogni reale affronto della crisi non può prescindere dalla loro collaborazione. Jin Canrong, professore presso la Scuola di relazioni internazionali dell’università Renmin di Pechino, osserva che la Cina, con riserve di valuta estera per 1.900 miliardi di dollari, e i Paesi esportatori di petrolio, hanno ampia possibilità di fare prestiti al Fondo monetario internazionale, necessari per le esigenze del sistema finanziario globale e aiutarne la stabilizzazione.

I leader cinesi, sollecitati in questo senso durante l’incontro Asia-Europa a Pechino ad ottobre, hanno risposto che la crescita economica del Paese è di per sé un contributo alla stabilità mondiale. La Cina vede sempre più che non è indenne dalla crisi globale e che la sua crescita economica, fondata anzitutto sulle esportazioni verso Usa, Europa e Giappone, è molto diminuita: “appena” del 9% da gennaio a settembre 2008, dopo essere stata per anni ben oltre il 10%.

Pechino – prosegue Jin - è convinta che un’azione concordata della comunità internazionale per combattere la crisi “sia anche utile agli interessi della Cina. Per questo intende assumere un ruolo sempre più attivo in questo problema”.

Esperti osservano che la Cina non ha ancora una ricetta sicura per continuare la crescita del prodotto interno lordo. Il governo ha però detto che vuole realizzare importanti strutture nel Paese e stimolare il consumo interno. In questa ottica, oggi i media statali hanno annunciato progetti per investire 5mila miliardi di yuan (500 miliardi di euro) nei prossimi 5 anni, realizzando strade, porti, canali e altre infrastrutture “anche per far crescere con velocità la domanda interna”. Finora erano stati pianificati progetti per “solo” 2mila miliardi tra il 2006 e il 2020. A ottobre il Consiglio di Stato ha approvato la costruzione di nuove ferrovie per 2mila miliardi entro il 2020.

Ma tutti aspettano di vedere come Pechino può sostenere per anni questi poderosi investimenti, se diminuiscono le sue esportazioni. Oggi il quotidiano Beijing News riporta che il ministro alle Finanze ha chiesto alle agenzie del governo centrale di mantenere le loro spese “di base” per il 2009 allo stesso livello del 2008. Finora esse erano cresciute ogni anno del 5% circa, per rispondere alle sempre maggiori esigenze. Già in giugno il ministro aveva sollecitato gli uffici regionali “a tagli forzati” delle spese, per concentrare le risorse sulla ricostruzione per il terremoto dl Sichuan.

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