13/11/2008, 00.00
COREA – CINA – USA
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Pyongyang sceglie l’isolamento e chiude anche la frontiera con la Cina

Dal 10 dicembre verranno interrotti i collegamenti via terra con la Cina. I turisti potranno raggiungere la capitale nord-coreana solo con voli diretti da Pechino e Shenyang. Fonti americane parlano di un assembramento di truppe cinesi al confine.

Pyongyang (AsiaNews/Agenzie) – La Corea del Nord sceglie la politica dell’isolamento internazionale e chiude le frontiere a nord e a sud del Paese. A partire dal 10 dicembre verranno interrotti i collegamenti via terra con la Cina; ai turisti cinesi che vogliono raggiungere la capitale nord-coreana non resterà che imbarcarsi sui voli diretti da Pechino o Shenyang. Niente visti, invece, per gli abitanti delle tre province cinesi che confinano con la Corea del Nord, se si tratta di ex-cittadini nord-coreani ora in esilio.

La decisione di chiudere i valichi con la Cina – a partire dal più importante, quello di Dandong – segue il proclama, lanciato mercoledì 12 novembre dal generale nord-coreano Kim Yong-chol, delegato di punta nei dialoghi fra le due Coree, nel quale si anticipava la chiusura della frontiera con la Corea del Sud a partire dal primo dicembre. Un funzionario delle ferrovie cinesi a Dandong comunica che sono ancora in funzione i treni merci che collegano i due Paesi – quattro ogni settimana – ma dice di non sapere se all’interno vi sono anche passeggeri.

La Cina è stata a lungo un alleato della Corea del Nord, sostenendola con aiuti e armi nella guerra di Corea del 1950-53. A partire dal 2006 il legame si è incrinato tanto da spingere il governo di Pechino a costruire un muro di difesa lungo i confini, in seguito agli esperimenti sul nucleare condotti da Pyongyang e alla fuga di numerosi profughi nord-coreani che chiedevano asilo politico alla Cina. La crisi nei rapporti fra i due regimi comunisti è confermata al Financial Times da esponente governativo americano, il quale parla di un assembramento di truppe cinesi al confine con la Corea.

Il Paese, già segnato da carestie e povertà, sembra scegliere l’isolamento dal mondo esterno: le voci sulla salute di Kim Jong-il e l’elezione in Corea del Sud di un presidente conservatore – che ha promesso nuovi aiuti al nord a condizione che questi interrompa le attività nucleari – hanno spinto il regime comunista a chiudersi a riccio e a giocare la carta del ricatto con la diplomazia internazionale. Nella serata del 9 novembre i vertici nord-coreani hanno diffuso un comunicato in cui si dicono pronti a bloccare le attività degli uffici di rappresentanza della Croce rossa internazionale e a tagliare i collegamenti telefonici diretti a Panmujom, nella zona demilitarizzata al confine fra le due Coree. Il Ministro nord-coreano degli esteri nega inoltre di aver concesso l’ingresso agli ispettori internazionali impegnati nel controllo delle attività nucleari del Nord, nonostante gli appelli ripetuti di Washington che ricorda gli accordi verbali raggiunti il mese scorso a Pyongyang dall’inviato Usa Christopher Hill.  

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