02/03/2009, 00.00
PALESTINA
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Tra mille difficoltà si decidono gli aiuti a Gaza

di Paul Dakiki
La conferenza dei “donatori” che si svolge oggi, deciderà interventi per almeno 2,8 miliardi di dollari. Ma all’annunciata volontà di ricostruire si intersecano problemi politici legati alla qualifica di terrorista che l’Occidente dà a Hamas, ai contrasti tra palestinesi, alla necessità di una tregua con Israele, alla supremazia regionale tra iran e Arabia Saudita.
Beirut (AsiaNews) – La “Conferenza internazionale per sostenere l’economia palestinese per la ricostruzione di Gaza”, che si svolge oggi in Egitto, alla fine vedrà promessi dai Paesi “donatori” almeno 2,8 miliardi di dollari: nel biennio 2009-2010 1,3 miliardi per la ricostruzione e 1,5 per il deficit previsto dell’Anp. L’impegno dei “donatori” giungerà al termine di un incontro, fortemente voluto dal presidente egiziano Hosni Mubarak come parte del suo impegno nella doppia mediazione tra Hamas e Fatah e tra Hamas e Israele, al quale prendono parte 75 Paesi.
 
Ma le promesse di aiuto finanziario, prima ancora di arrivare appaiono sottoposte a una serie di condizioni politiche, più o meno apertamente dichiarate, che lasciano molti punti in sospeso. La prima difficoltà viene dal fatto che Stati Uniti ed Europa qualificano Hamas (significativamente assente alla conferenza) come un movimento terrorista e quindi si rifiutano di avere contatti e men che meno di dargli finanziamenti. Linea ribadita ancora ieri dal protavoce della Casa Bianca, Robert Wood, per il quale “Hamas non avrà nulla” dei 300 milioni di dollari di aiuti americani destinati alla ricostruzione della Striscia. (Altri 600 gli Usa li destineranno al sostegno dell’intera economia palestinese). Analoga, formalmente, la posizione dell’Europa – che ha promesso 554 milioni di dollari -  ribadita dal responsabile della politica estera della Ue, Javier Solana, per il quale “insisteremo perché il meccanismo per distribuire il denaro sia quello che rappresenta l’Autorità palestinese”. Il che crea qualche problema, visto che a Gaza il potere è nelle mani di Hamas e inoltre, che, a fronte della proclamata unità di vedute, ha destato non poche perplessità la visita di ieri nella Striscia di Gaza dell’inviato del Quartetto (Onu, Stati Uniti, Unione europea, Russia), Tony Blair.
 
La seconda difficoltà viene dagli stessi palestinesi. In duro contrasto da quando Hamas ha preso con la forza il controllo della Striscia di Gaza (2007) Fatah e Hamas hanno continuato a combattersi ancora durante l’attaco israeliano del dicembre scorso, con arresti di attivisiti della controparte e, a quanto sembra, con l’uccisione a Gaza di uomini di Fatah, accusati di collaborare con gli israeliani nell’indicare obiettivi degli islamisti da colpire. Ora, proprio in vista della Conferenza dei donatori, si sono impegnati a dar vita entro la fine del mese a un governo di unità nazionale, che permetterebbe di superare il veto americano ed europeo a finanziamenti per Hamas. Visti i precedenti, sulla questione rimane un grande punto interrogativo.
 
E non è tutto. Oggi, all’apertura della Conferenza, il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, dopo aver ringraziato i “donatori”, ha aggiunto: “mentre apprezziamo la vostra presenza e il sostegno finanziario, economico e tecnico che accordate al popolo palestinese, insistiamo sulla necessità pressante di realizzare dei progressi sostanziali verso un regolamento giusto” del conflitto con Israele. Abbas ha chiesto quindi alla comunità internazionale di chiedere al prossimo governo israeliano di “adoperarsi per un accordo basato sui due Stati e a rispettare gli impegni presi”.
 
La richiesta di Abbas ha trovato sponda in una affermazione fatta oggi dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che ha espressamente detto che gli aiuti americani “non potranno essere svincolati dal processo di pace”. L’affermazione si collega alla richiesta di Stati Uniti ed Europa che Hamas riconosca Israele, cosa che il movimento islamista continua a rifiutarsi di fare.
 
L’Anp, e anche gli occidentali, legano poi la possibilità di ricostruzione di Gaza alla riapertura dei valichi con Israele, che da parte sua vincola la riapertura alla liberazione del soldato Gilad Shalit, rapito da Hamas nel 2006. Il che collega, complicandola, trattativa a trattativa. Vi ha fatto riferimento, aprendo la Conferenza, anche Mubarak: “ora la vera priorità è arrivare ad un accordo per la tregua tra palestinesi e israeliani” e “la loro volontà di inserire la tregua nella trattativa per lo scambio dei prigionieri”.
 
C’è, infine, una questione di supremazia regionale. I Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Barhein, Eau, Kuweit, Qatar e Oman), annuncia l’agenzia saudita SPA, saranno i maggiori “donatori”, in quanto hanno promesso aiuti per 1,65 miliardi di dollari. Ma come non collegare questo intervento – e soprattuo quello saudita da un miliardo di dollari – alla volontà di indebolire Hamas, legato all’Iran?
 
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