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    » 02/04/2009, 00.00

    VATICANO - CINA

    “Dolore” del Vaticano per l’arresto di mons. Jia Zhiguo. La Chiesa e la formazione

    Bernardo Cervellera

    Pubblicato il comunicato sui lavori svolti dalla Commissione vaticana per la Chiesa in Cina. Per la prima volta dopo anni si citano nomi e situazioni di persecuzione. Si sono affrontati i problemi legati alla formazione di sacerdoti, seminaristi, personale religioso in Cina, per aiutarli ad essere “discepoli di Cristo” ed “esemplari cittadini”. Una spinta verso la missione.

    Città del Vaticano (AsiaNews) –  “Profondo dolore” per il nuovo arresto di mons. Giulio Jia Zhiguo (nella foto) e per la situazione di altri vescovi e sacerdoti “privati della libertà” viene espresso dalla Commissione vaticana per la Chiesa in Cina, radunata dal 30 marzo al 1° aprile, che ieri pomeriggio ha avuto anche una sessione insieme a Benedetto XVI. L’arresto di mons. Jia (cfr. AsiaNews.it, 31/03/2009 Sequestrato dalla polizia mons. Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding), è avvenuto proprio  in contemporanea con l’inizio dei lavori della Commissione.

    Il comunicato finale, pubblicato oggi dalla Sala stampa vaticana, ricorda che tale mancanza di libertà non è “un caso isolato” e cita “altri ecclesiastici”, come molti vescovi e sacerdoti ufficiali, “sottoposti a indebite pressioni e limitazioni nelle loro attività pastorali”. Molti prelati riconosciuti dal governo, ma riconciliati con Roma, continuano ad essere infatti sottoposti a “vacanze forzate”, lontano dai loro fedeli, e a sessioni politiche che durano mesi, per convincerli della bontà della politica religiosa del Partito e sottomettersi alla politica dell’Associazione patriottica.

    I partecipanti alla Commissione desiderano anzitutto far giungere a loro “l’assicurazione della loro vicinanza fraterna e della costante preghiera, in questo tempo quaresimale, illuminato dal Mistero Pasquale”. Il comunicato esprime con franchezza che queste situazioni di “rapporti non facili con le Autorità civili”, “creano ostacoli a quel clima di dialogo con le competenti Autorità” che il papa – nella sua Lettera ai cattolici cinesi - si augura di avere.

    Era da molto tempo che in Vaticano non si citavano esplicitamente nomi e situazioni di persecuzione in Cina, sebbene lo scorso anno, il card. Joseph Zen di Hong Kong, invitato dal pontefice a scrivere le meditazioni per la Via Crucis al Colosseo, abbia dato ampio spazio a questo tema, riferito alla Cina, pur senza nominarla.

    Il comunicato spiega che i lavori della Commissione plenaria si sono focalizzati questa volta su “la formazione dei seminaristi e delle persone consacrate e la formazione permanente dei sacerdoti”.

    I circa 3 mila sacerdoti (ufficiali e sotterranei); gli oltre 1500 seminaristi (ufficiali e sotterranei); le oltre 5 mila suore e novizie (ufficiali e sotterranee) mancano spesso di formatori a causa delle persecuzioni passate e presenti; hanno carenza di strumenti (pubblicazioni, contatti); soffrono di un dislivello grande fra sacerdoti anziani e giovani, mancando la generazione intermedia, corrispondente al periodo della Rivoluzione culturale (1966-1976), quando sono rimasti chiusi seminari, chiese e conventi. Più di tutto, hanno bisogno di aiuti per affrontare le nuove situazioni in cui vive la società: urbanesimo, consumismo, materialismo, migranti, ateismo scientista, ecc..

    Il comunicato afferma che “in unione con i Vescovi della Chiesa in Cina, principali responsabili delle comunità ecclesiali, si cercherà di promuovere una più adeguata formazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale del clero e delle persone consacrate che hanno l’importante compito di agire come fedeli discepoli di Cristo e come membri della Chiesa e di contribuire al bene del loro Paese come esemplari cittadini”.

    Vi è anche l’esortazione a una più decisa missionarietà dei cattolici cinesi in patria e all’estero. Il comunicato ricorda che il papa, nella sua Lettera, aveva spinto la Chiesa in Cina a sentire come sua la missione della Chiesa in Asia e nel mondo. “La Chiesa – dice Benedetto XVI nella Lettera - sempre e dovunque missionaria, è chiamata alla proclamazione e alla testimonianza del Vangelo. Anche la Chiesa in Cina deve sentire nel suo cuore l’ardore missionario del suo Fondatore e Maestro. (…) Ora spetta a voi, discepoli cinesi del Signore, essere coraggiosi apostoli del Regno di Cristo. Sono sicuro che grande e generosa sarà la vostra risposta” (n. 17).

    Secondo indiscrezioni, Benedetto XVI ha apprezzato il lavoro della Commissione ed ha approvato in pieno il comunicato finale.

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