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» 10/04/2009
PAKISTAN
La Pasqua in Pakistan: dalle chiese piene alla missione nelle carceri
di Qaiser Felix
Nel Paese vivono circa un milione di cattolici, 1% della popolazione. Per la Settimana santa i vescovi hanno chiesto al governo misure di sicurezza straordinarie. Il governo ha promesso che l’anno prossimo il Venerdì santo sarà una festa riconosciuta. Intanto Migliaia di fedeli riempiono le chiese delle principali città. Nel carcere di Faisalabad 100 detenuti festeggeranno la Pasqua con un pranzo organizzato dai sacerdoti.

Islamabad (AsiaNews) - L’anno prossimo il Venerdì santo sarà una festa riconosciuta dal governo, per i cristiani del Pakistan. In attesa che l’annuncio dato ad AsiaNews da Shahbaz Bhatti, ministro federale per le minoranze, diventi realtà, le chiese di Lahore, Karachi, Faisalabad e dei paesi in cui vivono il milione circa di cattolici del Pakistan sono piene di fedeli per i riti della Settimana santa.
 
I vescovi del Pakistan hanno chiesto e ottenuto dal governo misure di sicurezza straordinarie per garantire lo svolgimento pacifico delle celebrazioni, ma ogni comunità ha organizzato il suo servizio di accoglienza e controllo fidando nel fatto che i parrocchiani si conoscono tutti tra loro.
 
Durante tutta la Quaresima, le quattordici stazioni della Via crucis hanno richiamato un numero straordinario di persone e ora che si avvicina il giorno della Pasqua, i partecipanti alle messe e alle liturgie del triduo aumentano ancora di più.
 
P. Arthur Charles, vicario generale della diocese di Karchi, spiega che già alla Messa del crisma la cattedrale di St. Patrick era stracolma perché i fedeli “sentono con particolare importanza e serietà” i riti che si compiono durante la celebrazione. “Tra di loro alcuni non vengono regolarmente in chiesa, ma è importante vederli tornare in queste occasioni perché significa che non hanno dimenticato Dio”.
 
“Nell’attuale situazione del Pakistan - afferma p. Charles - la resurrezione di Gesù e la sua vittoria sul diavolo hanno un significato potente. Per questo esortiamo il nostro popolo a diventare un nuovo popolo, riconoscendo e portando nel cuore e nella mente la resurrezione di Gesù, così da poter essere testimoni che portano nella società il messaggio di una vita nuova”.
 
Nei riti della Settimana santa, un particolare compito è affidato ai giovani, molto attivi nel contribuire all’organizzazione delle celebrazioni e nella partecipazione ai momenti liturgici. P. Andrew Nisari, vicario generale dell’arcidiocesi di Lahore, racconta che nella città è molto conosciuta e apprezzata la “Shaam-e-Calvary” (la sera al monte Calvario), un programma musicale in cui, soprattutto giovani, eseguono canti dedicati alla passione, morte e resurrezione di Gesù. “Ma il loro contributo non si ferma a questo - aggiunge p. Nisari - perché gruppi di giovani si occupano di pulire la Chiesa, altri del servizio di sicurezza, altri ancora si dedicano alle persone che hanno bisogno di aiuto per partecipare alle celebrazioni della Settimana santa”.
 
Durante la Pasqua e soprattutto nei giorni del Triduo, i sacerdoti cattolici sono particolarmente attenti ai più poveri e bisognosi. P. Iftikhar Moon, assistente della parrocchia di Warispura nei pressi Faisalabad, segue i detenuti delle carceri della città. “Vistiamo la prigione centrale ogni domenica per la cura spirituale e la formazione dei carcerati. Durante le visite leggiamo la Bibbia, preghiamo e cantiamo gli inni con loro, li consoliamo e sosteniamo aiutandoli a pentirsi dei loro peccati”. Per i detenuti cristiani non sono previsti gli stessi servizi garantiti per quelli musulmani, ma il ministro Bhatti ha promesso che presto saranno allestite nelle principali carceri del Paese luoghi di preghiera anche per i non islamici. Nella Settimana santa il lavoro di p. Moon e degli altri sacerdoti si fa più intenso: le confessioni, le riflessioni sulla Passione, ma anche il pranzo di Pasqua che prepareranno per un centinaio di detenuti cristiani.

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by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
by Lazzarotto Angelo S.
pp. 528
by Bernardo Cervellera
pp. 240
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