05/06/2009, 00.00
BANGLADESH

Missionario del PIME: “Cosa scopro di bello nell’Islam”

Piero Gheddo
Un sacerdote fra i musulmani del Bangladesh racconta il suo dialogo della vita con l'Islam. E possibile imparare l'uno dall'altro, senza sminuire la propria identità.

Dakha (AsiaNews) - Padre Carlo Buzzi è un missionario del Pime in Bangladesh dal 1975. Fin dall’inizio è andato a vivere tra i musulmani per conoscere dall’interno la religione islamica. E’ riuscito a farsi accettare e benvolere, pur rimanendo un prete cattolico che vive la sua fede e ne dà testimonianza costruendo scuole, aiutando i più poveri e fondando una parrocchia a Sirajgong (zona centrale). All’inizio ha ricevuto insulti, bastonature, distruzione della chiesetta che aveva fatto. Poi, quando hanno visto la sua carità gratuita, oggi dice che è contento e benvoluto da tutti. Riporto qui un dialogo avuto con lui. (L’intervista completa apparirà su AsiaNews di agosto-settembre 2009).

Chi non ha vissuto con i musulmani  - mi spiega p. Buzzi - non capisce l’islam, che è diverso da come lo presentano i media. Nel popolo c’è una fortissima fede nel Dio unico e poi una vita regolata secondo l’islam. Alle 6 del mattino, i bambini, piova o faccia sole, con la loro piccola stuoia sotto il braccio, vanno in moschea e vi rimangono fin verso le sette. L’islam è radicato perché costa fatica pregare cinque volte al giorno, alzarsi presto, la circoncisione che fanno a sei-sette-otto anni è una grande sofferenza. Poi il digiuno, che è un fatto comunitario, un’emulazione l’un con l’altro: Hai fatto il digiuno? Io l’ho fatto…. Il digiuno è un sacrificio, ma lo affrontano con grande determinazione.

Poi c’è la preghiera. Alzarsi alle cinque per pregare tutti i giorni segna la vita, crea carattere, decisione, spirito di sacrificio. L’islam io vedo che è forte perché crea persone che vivono la fede con convinzione. Poi c’è anche ipocrisia, fariseismo, legalismo e costrizione, è vero. Di questo si accorgono anche loro, per questo hanno simpatia per i cristiani. A loro sembra che tra noi cristiani ci sia più sincerità, più trasparenza. Ma comunque l’islam permette un’esperienza mistica e secondo me una religione che permette un’esperienza mistica è rispettabile. Tra i musulmani c’è il misticismo e ci sono i santi. Un musulmano che prega ed è sincero con se stesso e con Dio, diventa un ottimo uomo. Ora, poiché tanti musulmani sono veramente sinceri e pregano e sono onesti, hanno un’esperienza di Dio e non possono più dire: la nostra religione è sbagliata. Io sono cristiano e sono sicuro che mai mi farò musulmano; così io dico ai musulmani: cercate anche voi di essere sinceri e buoni musulmani e arrivate all’esperienza di Dio attraverso la preghiera, l’onestà, l’aiuto e il perdono al prossimo. Il concetto dei dieci comandamenti ce l’hanno anche loro e quando sono sinceri sono onesti: è difficile essere onesti e sinceri (com’è difficile per noi cristiani vivere una vita secondo la volontà di Dio), ma molti lo sono e soffrono perché vedono che tanti musulmani si comportano male.

La differenza col cristianesimo è questa. Molti cristiani pensano: io parlo con Dio, me la intendo col Signore, non è necessario andare in chiesa, voglio bene a Dio e al prossimo, basta questo. Il musulmano no, sa che c’è una regola precisa che va osservata: pregare cinque volte al giorno, andare in  moschea, fare il digiuno, fare l’elemosina legale, essere solidali con chi ha meno di noi, ecc. Noi mettiamo troppo l‘accento sul fatto interiore, sulla coscienza personale (che può anche essere oscurata, ignorante) e non sulla legalità dell’osservanza della Legge, i musulmani mettono troppo l’accento sulla pratica esteriore e legalistica e a volte anche farisaica della Legge.

Ma Gesù ha completato la legge antica, portando il precetto dell’amore a tutti, la dignità dell’uomo e della donna,... Questo principio nell’islam non c’è. Gesù Cristo ci aiuta a capire di cosa i musulmani hanno bisogno e che il Vangelo può dare loro.

 Non c’è dubbio che nell’insegnamento islamico vi è qualcosa di sbagliato. Riguardo alla donna hai pienamente ragione e anche i musulmani più istruiti lo capiscono e lo dicono. Però se da un lato ammirano il mondo cristiano, dall’altro lamentano il nostro femminismo estremista ed arrabbiato, che vuol fare della donna un altro uomo, sul modello dell’uomo!

Cioè ammettono la dignità umana della donna pari a quella dell’uomo, nella complementarietà dei ruoli e delle funzioni nella società, che deriva dalla stessa diversità fisica e psichica del tutto naturale. Però temono i costumi e la mentalità a cui noi siamo arrivati, la donna che dimentica di essere mamma, quindi che fa meno figli. Noi mettiamo l’accento quasi esclusivo sulla coscienza e i diritti dell’individuo, loro sull’obbligo di osservare la Legge. Nel caso della diversità fra uomo e donna, la Legge del Corano è certamente contro la volontà di Dio. Però noi cristiani abbiamo creato una società dove prevalgono i diritti sui doveri, i diritti del singolo su quelli della comunità, il piacere personale sul sacrificio. Non so dove sta il giusto mezzo, ma va cercato assieme, non dobbiamo pensare che tutto quello che facciamo noi sia giusto e voluto da Dio e tutto quello che fanno i musulmani sia assolutamente sbagliato.

Quali sono i valori dell’islam vissuto dalla gente e che tu hai incontrato, che possono insegnare qualcosa a noi cristiani?

Senza dubbio la fede in Dio profonda e sincera. Dio, pregato con sacrificio, è presente e influisce nella vita quotidiana di persone e famiglie e nella conversazione. Ci credono davvero: “Siamo nelle mani di Dio…. Preghiamo e facciamo la volontà di Dio”. Poi c’è la fraternità, l’aiuto vicendevole. Ad esempio, in una città poverissima come Dakha (12 milioni di abitanti), hanno molti figli, ma i bambini di strada che troviamo a San Paolo del Brasile, città cristiana, quasi non ci sono. Anche i musulmani hanno orfanotrofi e quando c’è un orfano si trova subito chi lo prende nella sua famiglia, anche se povera e numerosa.

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