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    » 07/09/2009, 00.00

    RUSSIA

    Per il 70% dei russi è giusto insegnare cultura ortodossa a scuola



    La maggioranza della popolazione apprezza i nuovi corsi di “Formazione spirituale e morale” lanciati dal Cremlino nella scuole medie ed elementari. I protestanti: atto discriminatorio perchè esclude le altre confessioni cristiane. Per i musulmani c’è il rischio di “imporre divisioni fra i bambini in base alla loro religione”.
    Mosca (AsiaNews/Agenzie) – Quasi il 70% dei russi è d’accordo con l’introduzione di corsi sui “Fondamenti della cultura ortodossa” nelle scuole pubbliche del Paese. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dal centro ricerche Levada Center in 46 regioni della Federazione.
     
    L’insegnamento della cultura ortodossa nelle scuole elementari e medie russe è diventato oggetto di dibattito pubblico da quando il ministero dell’istruzione ha annunciato il lancio di un progetto pilota  per la “Formazione spirituale e morale” degli studenti.
     
    Dalla primavera di quest’anno 20mila classi in 12mila scuole della Federazione inseriranno nel loro curriculum formativo un corso dedicato alla studio di una religione a scelta tra cristianesimo ortodosso, islam, giudaismo o buddismo.
     
    Le lezioni coinvolgeranno circa 256 mila studenti e 44mila insegnanti e si svilupperanno lungo tre linee formative: fondamenti della cultura religiosa, fondamenti di una delle religioni tradizionali, fondamenti di etica pubblica.
     
    Il sondaggio realizzato dal Levada Center rivela che il programma pilota, destinato a diventare operativo in tutte le scuole della Federazione entro il 2012, pare molto apprezzato dai russi: solo il 19% degli intervistati è contrario all’insegnamento dei fondamenti dell’ortodossia in classe.
    Il consenso raccolto dai corsi di “Formazione spirituale e morale” sembra quindi dar ragione al presidente Dmitry Medvedev che per primo aveva annunciato l’iniziativa, nel luglio di quest’anno, attribuendo ad essa un’importanza decisiva nell’educazione delle giovani generazioni.
     
    Le statistiche del Levada Center non cancellano tuttavia le preoccupazioni e le critiche. Per il mondo accademico più laicista, l’iniziativa del Cremlino afferma un’indebita invasione della religione nell’educazione. Già nel 2008 un migliaio di docenti universitari avevano inviato al ministero dell’educazione una petizione contro la proposta della Chiesa ortodossa, fatta nel 2007, di introdurre ore di lezione facoltative di “cultura e valori ortodossi”. Ora che il corso assume i connotati più generici di una “Formazione spirituale e morale” la posizione dei docenti non cambia.
     
    Voci critiche vengono anche dalle diverse confessioni religiose presenti nelle Federazione. Il Consiglio dei muftì aveva già criticato la prima iniziativa della Chiesa ortodossa del 2007. Ora mantiene alcune perplessità anche davanti alla nuova versione del progetto che pure include l’islam tra le religioni che i ragazzi possono studiare. Il Consiglio lamenta il rischio di “imporre divisioni dei bambini in base alla loro religione”.
     
    Critiche ai nuovi corsi vengono anche dalle confessioni cristiane non ortodosse escluse dal novero delle quattro religioni proposte agli studenti. Le diverse denominazioni protestanti presenti in Russia hanno annunciato, per il 15 settembre, un documento unitario. Esse lamentano risvolti discriminatori dei corsi di “Formazione spirituale e morale”e accusano il Cremlino di voler affermare la posizione dominante dell’ortodossia ai danni delle confessioni cristiane minoritarie.
     
    Da tempo diversi commentatori sottolineano che le autorità politiche del Paese stanno promuovendo il ritorno in auge delle religione ortodossa con lo scopo di affermarla come puro elemento di identità nazionale. A luglio, proprio il Levada Center, aveva presentato una ricerca condotta tra la popolazione della Federazione intitolato “Religiosità e religione in Russia”. In essa si rilevava che oltre il 72% si dichiara ortodosso, ma solo il 3% va in chiesa almeno una volta la settimana. 
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