21 Novembre 2009 A A A | | |
Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. |

Prima pagina




Voli Low Cost Roma
Voli Milano




Libri
La Cina di Mao processa la Chiesa
di Angelo S.Lazzarotto
pp. 528


Il rovescio dellemedaglie
di Bernardo Cervellera
pp. 240


Il Vescovo partigiano
EMI 2007 pp. 448
di Piero Gheddo

Missione Birmania
1867-2007 I 140 anni del Pime in Myanmar
di Piero Gheddo


Alberico Crescitelli
Martire in Cina
di Angelo S. Lazzarotto e Gianni Criveller


Clemente Vismara,
il Santo dei bambini
di Piero Gheddo


Missione Cina
Viaggio nell'Impero
tra mercato e repressione
di Bernardo Cervellera

Cina | Islam | Dottrina della Chiesa | Economia | Libertà religiosa | Vaticano
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 31/10/2009 11:28
VATICANO - ISRAELE
Israele restringe i visti per sacerdoti e religiosi in Terra Santa
di Arieh Cohen
Negato il visto a due sacerdoti africani; il visto per sacerdoti europei ridotto a un anno. Le autorità ecclesiastiche preoccupate e (per ora) timorose di alzare la voce per paura delle conseguenze. La causa delle restrizioni: il fondamentalismo del partito Shas. L’Accordo fondamentale del ’93 stabilisce la libertà della Chiesa nel poter “dispiegare” il suo personale nella terra di Gesù. A rischio il carattere universale e internazionale della Chiesa. Sta per scoppiare una nuova “crisi dei visti”.

Tel Aviv (AsiaNews) – Il ministero israeliano degli Interni sta rifiutando visti di entrata a sacerdoti e membri di ordini religiosi e sta anche riducendo il loro periodo di permanenza in Terra Santa. Fra essi non vi sono solo personalità del mondo arabo, ma anche notissime personalità ed esperti biblici dall’Europa e dall’Africa. La politica restrittiva si è acutizzata da quanto lo Shas, il partito fondamentalista, e ritornato a controllare il ministero degli Interni nel nuovo governo Netanyahu. Esso sta provocando nuove difficoltà ne rapporto fra Israele e la Chiesa cattolica e il Vaticano.

L’ultima tornata dei negoziati fra Santa Sede e Israele si è conclusa il 29 ottobre. In modo prevedibile, si è riaffermata la buona “atmosfera” e la reciproca buona volontà, sebbene non vi sia alcun segno sul quando sarà varato l’Accordo tanto atteso. È pur vero che diversi osservatori guardano come un segnale positivo l’aver fissato altri due giorni di lavoro nella sessione di novembre, e la Plenaria per il 10 dicembre in Vaticano. In essa, per la prima volta, la delegazione vaticana sarà guidata da mons. Ettore Balestrero, nuovo Sottosegretario per i rapporti con gli Stati.

Come si sa, l’Accordo in discussione da più di 10 anni, intende giungere a ridare sicurezza alla Chiesa in Israele, riconfermando la storica esenzione dalle tasse e salvaguardando la proprietà dei Luoghi santi.

Eppure nuove difficoltà si aprono ogni giorno per la Chiesa, e non solo dal punto di vista fiscale.

Il ritorno dello Shas alla guida del ministero degli Interni sta portando nuovi problemi ai sacerdoti e ai religiosi. Nella natura delle cose in Terra Santa, la maggioranza di essi, che vengono da altri Paesi, hanno bisogno di un permesso di entrata nello Stato perché possano lavorarvi.

Nei primi anni di vita dello Stato d’Israele, essi avevano la possibilità di divenire residenti (sebbene anche allora, veniva loro negata sempre la cittadinanza). In seguito, lo Stato ha attuato una politica di diniego della residenza, offrendo solo dei visa che necessitano essere rinnovati dopo un certo periodo.

All’inizio questi visa erano dati per cinque anni alla volta; in seguito il periodo è stato ridotto a due anni per gli europei, a un anno per cittadini di Paesi arabi (citando preoccupazioni di sicurezza).

L’ultima volta che lo Shas ha controllato il ministero degli Esteri, diversi anni fa, l’emissione e il rinnovo dei visti sono stati fermati in blocco. Dall’oggi al domani circa 200 personalità ecclesiastiche sono stati ridotti a migranti illegali e hanno rischiato l’arresto e la deportazione.

Solo la diffusione della notizia nell’opinione pubblica mondiale e una forte pressione internazionale ha permesso la riapertura dei visti, seppure con condizioni peggiori.

A tutt’oggi fonti ecclesiali affermano che i problemi rimangono e non sono confinati solo a religiosi o sacerdoti provenienti da Paesi arabi. Almeno due preti africani, attesi a Gerusalemme per lavorare in un centro di studi biblici, non hanno ricevuto il visto. A diversi sacerdoti europei, che pure hanno lavorato e vissuto in Israele per molti anni, è stato negato perfino il visto per due anni. Alcuni hanno ricevuto il visto solo per un anno, sebbene essi siano molto noti e Israele sia stata la loro casa per tanto tempo.

Ciò che è in gioco è il carattere internazionale della presenza della Chiesa cattolica nella Terra Santa. Come Roma, anche la Terra Santa è un luogo dove appare evidente l’universalità della Chiesa cattolica. Se a seminaristi, preti, religiosi da tutto il mondo si rende impossibile il lavoro, la preghiera, la pastorale in Terra Santa, in pratica si minaccia questo carattere specifico (universalità) della presenza della Chiesa nella terra del Redentore.

Le autorità cattoliche in Terra Santa, profondamente preoccupate da quanto succede, sono però esitanti nell’alzare la voce, per timore che ogni dichiarazione pubblica possa avere conseguenze negative sulle loro istituzioni. Ma è possibile che a breve scoppi una nuova “crisi dei visti” se la direzione non viene corretta.

Per persuadere lo Stato a riprendersi il controllo dei visti, togliendolo ai fondamentalisti, le autorità ecclesiastiche possono basarsi proprio sull’Accordo Fondamentale fra la Santa Sede e lo Stato di Israele del 1993. In esso, all’art.3, Par. 2, si afferma che lo Stato riconosce il diritto della Chiesa a “dispiegare” il proprio personale in Israele.

Il frate francescano p. David Maria A. Jaeger è un noto esperto nelle relazioni Chiesa-Stato in Israele. Egli è stato parte del gruppo bilaterale che ha scritto l’Accordo. Raggiunto da AsiaNews egli conferma che il senso di quanto scritto nell’Accordo e in riferimento alla libertà del personale ecclesiastico di entrare in Terra Santa, fa notare l’uso non comune della parola “dispiegare”.

“Naturalmente – aggiunge – più oltre nel testo la Chiesa riconosce il diritto dello Stato di garantire la sicurezza della sua gente. Nel presente contesto, ciò significa che lo Stato può in buona fede rifiutare il permesso di entrata a individui che potrebbero mettere a rischio la sicurezza pubblica; ma d’altro canto, lo Stato non può sostituirsi al giudizio della Chiesa per ciò che riguarda il personale che essa voglia ‘dispiegare’ in Israele per le sue istituzioni e per i suoi scopi, da qualunque parte del mondo essi vengano”.

P. Jaeger ha precisato che egli non vuole commentare i fatti e le violazioni di cui si parla. Come giurista, egli dice, “ho fiducia che la chiave per la soluzione di ogni difficoltà su questo punto sta proprio nell’Accordo Fondamentale del 1993”.


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
29/10/2009 VATICANO - ISRAELE
Santa Sede – Israele, continuano i dialoghi su tasse e libertà dei Luoghi santi
di Arieh Cohen
31/03/2009 ISRAELE - VATICANO
Netanyahu, i problemi della pace e la visita del papa
di Arieh Cohen
23/04/2009 VATICANO - ISRAELE
“Progresso significativo” nei dialoghi Santa Sede- Israele
di Arieh Cohen
27/03/2008 ISRAELE - VATICANO
Ministero israeliano contro se stesso: francescano, con visto regolare, rifiutato da Israele
di Arieh Cohen
08/06/2009 ISRAELE - VATICANO
Israele revoca il sequestro di fondi della Chiesa in Terra Santa


Dossier

In evidenza
CINA - VATICANO
Vescovo sotterraneo: Sono entrato nell’Associazione patriottica per il bene della Chiesa
di Zhen Yuan
Mons. An Shuxin afferma di non aver ricevuto pressioni dal Vaticano per la sua scelta. Di fronte alla divisione creatasi nella diocesi di Baoding, sacerdoti ed esperti chiedono a Vaticano e Cina di liberare il vescovo Su Zhimin, ordinario, in prigione da 13 anni.
PAKISTAN - UE
La blasfemia in Pakistan e l’attacco al crocefisso della Corte europea
di Bernardo Cervellera
Alcuni rappresentanti di Giustizia e Pace in Pakistan cominciano oggi da Roma una campagna in Europa (Francia, Olanda, Belgio, Germania) per sensibilizzare le Chiese e la società europea sulla piaga della blasfemia e l’oppressione delle minoranze in Pakistan, in particolare quella cristiana. Singolare unità di intenti tra i fondamentalisti islamici e i relativisti europei.
CINA - VATICANO
Vescovo clandestino dell’Hebei diventa membro dell’Associazione patriottica
di Bernardo Cervellera
Mons. Francesco An Shuxin aveva passato 10 anni nelle mani della polizia. Ora è libero, ma rimane sotto controllo e trascinato a presenziare incontri per pubblicizzare la bontà della politica religiosa del governo. Tre vescovi ancora prigionieri della polizia. Un sacerdote arrestato; due sono stati liberati perché hanno aderito all’Associazione patriottica. Il Vaticano accusato di ambiguità.

Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate