23/11/2009, 00.00
FILIPPINE
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Mindanao, decine di uccisi per una guerra elettorale fra famiglie rivali

Un convoglio di parenti e sostenitori del candidato alla carica di governatore a Maguindanao sequestrati e uccisi da un commando armato. Ritrovati 21 cadaveri, ma le vittime potrebbero essere 43. Dietro l’assalto ragioni politiche e di conquista del potere. Fonti di AsiaNews avvertono: “la situazione è destinata a peggiorare”.
Manila (AsiaNews) – Decine fra parenti e sostenitori di Ishmael “Toto” Mangudadatu, vice-sindaco di Buluan e candidato alla carica di governatore di Maguindanao, provincia nel sud delle Filippine, nella Regione Autonoma nel Mindanao Musulmano (Armm), sono stati sequestrati e uccisi da una banda armata. Fonti di AsiaNews a Mindanao confermano il clima di tensione nella zona: “è in atto una guerra per il potere, la situazione è destinata a peggiorare”.
 
Questa mattina il convoglio – una cinquantina di persone in totale – era diretto agli uffici della Commissione elettorale provinciale di Shariff Aguak. La maggioranza era formata da donne e qualche giornalista al seguito. Una banda armata composta da almeno 100 persone ha fermato i mezzi, sequestrando tutti i componenti del gruppo. Alla base dell’attacco pare vi siano questioni politiche: gli assalitori avrebbero agito su mandato di Andal Ampatuan, attuale governatore della provincia di Maguindanao e capofila di una famiglia rivale.
 
Romeo Brawner Jr, portavoce delle Forze armate filippine, conferma il ritrovamento di 21 cadaveri, di cui 13 sono donne e otto uomini. Tra le vittime vi è anche Genalyn Mangudadatu, moglie del candidato alla poltrona di governatore, che durante le concitate fasi del sequestro ha inviato un sms al marito per lanciare l’allarme. Fonti non confermate affermano che la donna è stata violentata e poi uccisa. Altri sarebbero stati decapitati. Le vittime totali, secondo il portavoce militare, “potrebbero essere 43”.  
 
Padre Sebastiano D’Ambra, missionario del Pime e profondo conoscitore della zona, conferma “la faida in atto fra le famiglie, entrambe musulmane, per la conquista del potere nella zona”. Il sacerdote teme che “vi sarà un’escalation di violenze nella zona” e vi saranno “altri morti”. I gruppi rivali hanno a disposizione un “esercito privato” pronto a eseguire gli ordini dei capi clan.
 
P. D’Ambra parla di “una campagna orchestrata di violenze” che interessa diverse aree nel sud delle Filippine. “Nei giorni scorsi vi sono stati tre sequestri a Basilan; a Jolo ogni giorno si ripetono casi di violenze e di omicidi”. Il sacerdote non esclude un “coinvolgimento dei cristiani” nella lotta politica. Essi sono “una piccola minoranza” nella zona, a potrebbero “essere assoldati dalle famiglie rivali nella lotta per il potere”.
 
Nel maggio 2010 sono in programma le elezioni politiche e amministrative nelle Filippine. Sarà una sorta di election-day, con l’elezione del presidente, il rinnovo delle Camere e diversi governatorati locali. Fonti di AsiaNews riferiscono che “non è da escludere uno slittamento delle elezioni nelle zone interessate al conflitto, se la situazione dovesse peggiorare”.
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