28/12/2009, 00.00
VIETNAM
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Il Natale torna in Vietnam, ma per molti è solo una festa del consumismo

di J.B. An Dang
L’apertura all’economia di mercato ha “resuscitato” la celebrazione, ma per i non cristiani è solo un giorno, peraltro non festivo, per scambiarsi regali. File di donatori alla porta di funzionari “molto amati e ammirati”. Diocesi e parrocchie organizzano celebrazioni speciali e offrono doni ai bisognosi. Ma ci sono ancora autorità locali che tentano di boicottare la Natività, ad esempio fissando per quel giorno gli esami scolastici.
Hanoi (AsiaNews) – Relegato a livello di “festa privata” con la presa di potere del governo comunista nel Vietnam del nord, dopo il 1954, e nel sud, dopo il 1975, il Natale, sta tornando a essere celebrato nel Paese dopo l’apertura all’economia di mercato, decisa negli anni ’90.
 
Ma è una celebrazione ben diversa per i cattolici – il Vietnam è il Paese asiatico con la maggior numero di cattolici, dopo le Filippine – e per i non cristiani, per i quali è solo un’occasione per promuovere – e fare – acquisti, magari destinati ai figli dei superiori. Per tutti, comunque, è un giorno lavorativo e i ragazzi vanno a scuola. Per i dipendenti statali è un giorno di “emulazione nel lavoro produttivo” per celebrare il giorno dell’Esercito popolare, fissato al 22 dicembre.
 
L’influenza dei costumi occidentali, seguita all’apertura all’economia di mercato ha comunque visto il ritorno del Natale, ma soprattutto come occasione per lo scambio di doni. Nei giorni precedenti la Natività, la gente affolla strade come Lương Văn Can, Hàng Cân, Hàng Lược, Hàng Mã di Hanoi o Lê Lợi, Lê Thánh Tôn, Hai Bà Trưng, Võ Thị Sáu a Ho Chi Minh city, per ordinare nei grandi magazzini o nei piccoli negozi artigianali regali per i propri figli o, più importante, per i figli dei propri capi.
 
In entrambi i casi, i doni vengono consegnati dalle 19 alla mezzanotte da decine di migliaia di giovani vestiti da Babbo Natale. Per riuscire a consegnare i loro pacchi prima della mezzanotte, questi “Ông Già Noel” (la versione vietnamita di Babbo Natale) sono costretti a pianificare vere e proprie strategie di spostamento nel convulso traffico cittadino.
 
Non è raro, poi, vedere decine di portatori di doni fare la coda davanti ai portoni di casa di funzionari “molto amati e ammirati” dai loro subordinati. Sono tentativi di ingraziarsi il capo, se non di corruzione, che costano almeno 50 dollari – lo stipendio mensile di un lavoratore medio – e che possono arrivare al “buono” per la partecipazione di tutta la famiglia alle cene natalizie dei grandi alberghi internazionali, che costano in media 80 dollari per ogni adulto e 65 per un bambino.
 
Per i cristiani, il Natale è più sobrio e più significativo. Nei giorni che lo precedono, esibizioni di cori si tengono nelle chiese. La messa di mezzanotte viene celebrata non più tardi delle 21, sia per ragioni di sicurezza, sia perché all’indomani la gente deve andare al lavoro. Dopo la messa, i fedeli tornano a casa per la cena natalizia. Nelle zone rurali, dove le persone sono davvero povere, spesso sono le parrocchie ad organizzare pranzi dopo il rito. Programmi di aiuto alle persone svantaggiate sono preparati in questi giorni dalle diocesi di tutto il Paese.
  A Ho Chi Minh City, la diocesi ha organizzato una messa speciale per il Natale delle persone con problemi fisici, nel corso della quale il cardinale Jean Baptiste Pham Minh Man ha anche distribuito loro dei doni. Un’analoga iniziativa, dedicata ai bambini con problemi fisici, si è svolta il 19 dicembre. Nella stessa città, padre Joseph Le Quang Uy ha organizzato dei gruppi di giovani volontari, chiamati Discepoli di Gesù, che cercano per le strade i barboni e offrono piccoli doni, come riso, biscotti, detersivi, un po’ di denaro… . Cosa che mostra il vero significato del Natale.
  
A Hue, nella parte centrale del Paese, le suore della comunità delle Amanti della Santa Croce, fin dalla prima domenica di Avvento hanno invitato I poveri, gli anziani e disabili a recarsi al loro convento per avere un pasto e visitare il presepe.
  Nel nord, il vescovo di Thanh Hoa, Joseph Nguyen Chi Linh, ha portato un gruppo di un centinaio di sacerdoti, religiosi e fedeli a visitare il lebbrosario di Cam Thuy, per portare ai pazienti solidarietà, aiuto e doni.
 
Il giorno dopo il prelato ha portato regali di Natale ai bambini degli Hmong.
 
Qualche difficoltà a celebrare il Natale, e anche la Pasqua, resta in numerosi villaggi degli Altipiani centrali e nel Nord. Autorità locali costringono i cristiani – dei quali negano l’esistenza - a incontrarsi di nascosto e impongono particolari controlli sugli studenti, per evitare le assenze nel giorno di Natale.
  Un segno positivo, dopo una serie di contrasti con l’arcidiocesi di Hue è venuto quest’anno dalla provincia di Thua Thyen, che comprende Hue. Il vicepresidente Ngo Hoa ha firmato un decreto col quale proibisce ai responsabili delle scuole pubbliche di programmare esami nel giorno di Natale. Purtroppo, la decisione è valida solo per quella provincia, mentre in altre resiste l’uso di fissare scadenze importati proprio per Natale.
  
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