26/01/2010, 00.00
CINA - HONG KONG
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Le mappe di Matteo Ricci non mettono la Cina al centro del mondo

di Annie Lam
Padre Ricci disegnò molte mappe Il noto studioso padre Criveller parla ad AsiaNews della non corretta ma diffusa convinzione che il gesuita abbia disegnato la Cina al centro e più grande, per compiacere i cinesi. La cartografia come strumento di missione e per conoscere meglio la Creazione di Dio.

Hong Kong (AsiaNews) – "Non è corretto” dire che la mappa fatta dal sacerdote gesuita Matteo Ricci alla fine del 16°-inizio 17° secolo pone la Cina al centro del mondo. Lo spiega ad AsiaNews il noto studioso p. Gianni Criveller del Pontificio Istituto Missioni Estere, esperto dell’opera di Ricci in Cina.

“E’ una leggenda tenace –osserva lo studioso- ripetere che Ricci ha posto la Cina al centro della sua mappa e anche che l’ha rappresentata più grande del resto del mondo”. Al contrario, il centro della mappa è sull’Oceano Pacifico e il meridiano centrale cade a est del Giappone, lasciando Europa, Africa e Asia a sinistra (di chi guarda) e le Americhe a destra.

Da metà gennaio, molti siti web cinesi hanno ripetuto questa “non corretta” notizia, parlando del Kunyu wanguo quantu (Mappa completa della miriade di Paesi nel mondo, edito a Pechino nel 1602). La mappa di Ricci, vecchia di 400 anni, è stata esposta per 3 mesi alla Libreria del Congresso a Washington.

P. Criveller ribadisce che “basta guardare la mappa di Ricci per capire che questo non è vero” e mostra la riproduzioni di varie edizioni della cartina, prese dalle “Fonti Ricciane” del padre gesuita Pasquale d’Elia. Consiglia di leggere quanto padre Ricci ha scritto sul proprio diario “Sull’ingresso in Cina della Società di Gesù e della cristianità”, dove annota che alcuni “letterati” rimasero scontenti di vedere che la Cina non era collocata al centro del mondo e sembrava piccola.

“Ma oggi continuiamo a leggere, anche in pubblicazioni prestigiose curate da persone preparate, che Ricci ha messo la Cina al centro del mondo, per compiacere i lettori cinesi, come segno di rispetto verso la Cina e osservanza delle sue abitudini”. Il sacerdote ricorda che, nel corso di un simposio organizzato a novembre 2009 dall’Istituto Ricci di Macao, il cartografo Angelo Cattaneo ha respinto una volta per tutte questa notizia sbagliata.

Anche padre d’Elia, nel suo libro, ha espresso la speranza che questa “tenace leggenda” sia infine abbandonata e ne ha ricordato l’origine: lo scrittore gesuita Giovanni Battista Riccioli che nel 1651 scrisse, appunto, che padre Ricci ha posto la Cina al centro del mondo e più grande degli altri Paesi, per non offendere i cinesi. Riccioli ha male interpretato una traduzione latina del racconto dello stesso Ricci sulla sua missione in Cina. Padre Criveller insiste che nel diario originale di Ricci, scritto nel 1609 e 1610, non c’è traccia di questo.

Anche il rapporto scritto dal gesuita Daniello Bartoli nel tardo 17° secolo appare confermare questa leggenda, pure se Bartoli ha scritto solo che Ricci ha collocato la Cina “verso” il centro della mappa. Altri studiosi, come Cordier, Gemelli-Carelli e Latourette, parlano della “tenace leggenda”, che padre d’Elia ha tentato senza successo di smentire. Di certo nessuno di loro ha potuto vedere la mappa attuale. “Questa leggenda è tenace, e non so se, dopo queste oneste spiegazioni, sarà ora abbandonata in modo definitivo” (D’Elia, Fonti Ricciane, I, 211).

La prima edizione della mappa di Ricci del mondo, intitolata Yudi shanhai quantu (Mappa completa delle montagne e dei mari del mondo), è stata pubblicata a Zhaoqing, Guangdong, nel 1584. Lo stesso Ricci ha curato le successive edizioni rivedute di Nanjing nel 1600 e di Pechino nel 1602, 1603, 1608 e 1609. In tutto la mappa ha avuto 16 edizioni. Due copie autentiche della 3° edizione (1602) esistono ancora e sono la fonte delle mappe riprodotte oggi. Questa edizione è stata compilata insieme a Li Zhizao, con il titolo Kunyu Wanguo Quantu (Mappa completa della miriade di Paesi nel mondo).

P. Criveller aggiunge che, secondo Ricci, la mappa era “il lavoro migliore e più utile che si poteva allora fare, per persuadere la Cina a dare fiducia a quanto dice la nostra fede”. “Fare le mappe non era soltanto uno strumento della strategia missionaria, ma implicava una visione religiosa del mondo”. Dice che, in generale, per il cartografo gesuita le mappe non sono solo una rappresentazione visuale della geografia, ma un modo per conoscere e capire il lavoro della Creazione. Capire l’universo con precisione scientifica vuole dire conoscere Dio e la Creazione. Per i gesuiti l’astronomia era una scienza che parla del Cielo, parte della strada che porta alla conoscenza di Dio. In modo simile, conoscere la Terra e riprodurla su una mappa, significa partecipare al lavoro della Creazione. Ricci – conclude lo studioso - faceva le mappe non per scopi politici, ma per compiere un’esperienza religiosa.

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