18 Aprile 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 29/10/2004 09:08
DOSSIER EUROPA – IRAQ
Leader curdo: "Per rinascere abbiamo bisogno dell'Europa"

L'Europa è più vicina al Medio Oriente degli Stati Uniti, ma finora non ha dato un vero contributo alla stabilizzazione della regione.



Bruxelles (AsiaNews) – Per storia l'Europa è più vicina al Medio oriente, ma la sua politica manca di unità e incisività. L'Europa capisce l'Iraq più dell'America, ma "salvo singoli Paesi, non ha preso alcuna iniziativa significativa per risolvere la crisi irachena". Sono alcune delle contraddizioni manifestate ad AsiaNews da Burhan Jaf, rappresentante del governo regionale del Kurdistan presso l'Unione Europea. Il rappresentante curdo loda la firma della Costituzione, ma attende di vedere "come si muoverà la nuova Commissione in politica estera". Per Burhan Jaf è importante che l'Europa abbia "una politica estera unitaria" e aiuti l'Iraq a rinascere, senza farsi bloccare dai terroristi.

Ecco l'intervista rilasciata ad AsiaNews da Burhan Jaf

Quale ruolo può giocare la presenza europea non solo in Iraq, ma in tutto il Medio oriente?

E' essenziale! Non bisogna lasciare tutto il lavoro sulle spalle degli americani; credo ci debba essere un maggiore interesse e coinvolgimento sia a livello politico che a livello economico. Indubbiamente gli europei possono fare molto nel processo di pacificazione; un passo fondamentale saranno le elezioni di gennaio e gli europei dovranno contribuire per creare un Iraq libero e democratico. Europa e America insieme potranno farlo.

Che valore ha l'Europa per il suo Paese?

L'Europa, salvo pochi Paesi a titolo personale, non ha preso alcuna iniziativa significativa per risolvere la crisi irachena, ma sono sicuro che le nazioni europee possono fare molto per stabilizzare il Paese, per la loro cultura, per la sensibilità e per le idee politiche. In Iraq abbiamo un governo ad interim ma non si vede un supporto, un aiuto deciso da parte del governo europeo.

Qual è il problema secondo lei?

Le divisioni interne: manca un unico referente e una presa di posizione chiara e univoca. L'Europa non ha ancora fatto una conferenza sull'Iraq; ce ne sono state in America, a Londra, ma non si è ancora vista una vera conferenza all'interno dell'Europa e nel Parlamento europeo. Prima dell'invasione e della cacciata di Saddam l'Europa aveva sostenuto il popolo curdo, avevano sostenuto l'opposizione interna irakena; dopo il crollo del regime non si è vista alcuna iniziativa, nessun dibattito. Anche alla conferenza del Cairo per la ricostruzione dell'Iraq non sappiamo a che livello parteciperà e il ruolo che giocherà l'Europa. Se non saprà trovare una linea unitaria non vedo quale peso potrà avere.

La situazione potrà cambiare nel breve periodo?

La politica è sempre in movimento: abbiamo bisogno di maggiori iniziative, coinvolgimento, presenza.

Ritiene importante la presenza straniera per l'Iraq di oggi?

Tutti gli aiuti sono essenziali in questo momento. Solo i terroristi non vogliono la presenza di forze straniere in Iraq. L'Europa è fondamentale per la rinascita dell'Iraq e delle istituzioni civili. Per la sua storia, l'Europa è più vicina e riesce a capire meglio il mondo mediorientale di quanto non possano fare gli Stati Uniti. La tradizione e la cultura occidentali si fondano su diritti civili e umani essenziali e saranno fondamentali per la costruzione di una cultura democratica in Medio oriente. L'Iraq è un test per tutta l'area.

E' importante garantire al popolo irakeno la possibilità di votare a gennaio?

Le elezioni sono un fatto rivoluzionario: esse ci daranno l'opportunità di scegliere, cosa che non è mai successa nella storia del popolo irakeno. Si tratta del primo vero test per noi. L'Unione Europea deve essere presente con osservatori, tecnici, persone che garantiscano un regolare svolgimento delle votazioni.

Chi vuole destabilizzare Iraq?

E' molto semplice: penso al partito baathista che ha perso il potere alla caduta di Saddam e che non è disposto a rinunciarvi. Poi ci sono i vari estremisti antiamericani: questi gruppi è da tempo che ricevono finanziamenti miliardari per combattere gli Stati Uniti. Inoltre non vanno dimenticate le nazioni straniere come Siria e Iran…purtroppo ci sono forze straniere che non vogliono una pacificazione dell'Iraq perché perderebbero potere e interessi nel paese. Il problema è che si parla sempre delle bombe e delle stragi, ma non si dice che il 90% del paese continua a vivere e lo stesso avviene nella capitale: solo alcune aree sono problematiche, ma molte zone continuano a vivere. Sarebbe assurdo fermare un processo di pace e di cammino verso la democrazia per le azioni dei terroristi.(DS)

 


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
30/10/2004 IRAQ - vaticano
Chiesa Caldea incontra al-Sistani per costruire la pace nel paese
di Dario Salvi
24/11/2004 IRAQ
Vescovo e leader curdo: "Passo decisivo ma le parole devono diventare gesti concreti"
di Dario Salvi
30/10/2004 IRAQ
Sacerdote da Mosul: "Con le elezioni ci sarà un miglioramento"
03/11/2004 VATICANO - IRAQ
Domani il Papa riceve Allawi, lo incoraggerà
05/11/2004 unione europea - iraq
UE: "forte appoggio" all'Iraq
Articoli del dossier
DOSSIER EUROPA - INDIA
Europa sorda al problema dei cristiani perseguitati in Asia
DOSSIER EUROPA - EDITORIALE
La firma zoppa della Costituzione europea
Dossier Europa – Cina
Sindacalista cinese: Europa, la Cina non è solo mercato
DOSSIER EUROPA - TERRA SANTA
Custode di Terra Santa: "Leader europei, venite a Gerusalemme"

In evidenza
SIRIA
Gesuita siriano: Mi manchi, p. Frans. Hai ispirato tutti noi
di Tony Homsy*Un giovane sacerdote della Compagnia ricorda la vita e l'operato di p.Frans van der Lugt, ucciso a Homs dopo aver rifiutato di abbandonare la popolazione piagata da fame e guerra: "Ha dato e continua a dare tutto per la Chiesa, per la Siria, per la pace. La sua testimonianza e le sue doti ne hanno fatto un missionario e un testimone del Vangelo eccezionale". Per gentile concessione del "thejesuitpost" (traduzione a cura di AsiaNews).
FRANCIA - IRAQ
Patriarca caldeo: il futuro fosco dei cristiani d'Oriente, ricchezza in via di estinzione per Occidente e Islam
di Mar Louis Raphael I SakoLe guerre in Iraq, Libia e Afghanistan hanno peggiorato la condizione dei popoli, in particolare le minoranze. Le politiche fallimentari promosse dall'Occidente. Cresce il fondamentalismo, la Primavera araba svuotata dagli estremismi. Il ruolo delle autorità musulmane nella tutela di diritti e libertà religiosa. La presenza dei cristiani in Medio oriente è fondamentale per i musulmani.
CINA-EU
Xi Jinping torna dall'Europa sazio di contratti e di silenzi
di Bernardo CervelleraIl presidente cinese ha firmato accordi per decine di miliardi di euro con Francia, Germania, Olanda, Belgio. Ma non ha mai voluto incontrare i giornalisti per una conferenza stampa. Al Collegio dell’Europa a Bruges, egli sogna una Via della Seta per un volume di commercio pari a 1000 miliardi. Ma mette in chiaro che in Cina il monopolio del potere rimane al Partito. Fine del sogno delle riforme politiche per la Cina. Ma gli internauti non sono d’accordo con lui.

Dossier

by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
by Lazzarotto Angelo S.
pp. 528
by Bernardo Cervellera
pp. 240
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate