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    » 02/01/2005, 00.00

    indonesia

    Lo tsunami accresce i rapporti fra Usa e Indonesia



    Marines  e elicotteri americani nel più grande stato islamico del mondo per soccorrere gli sfollati del terremoto.

    Jakarta (AsiaNews) – La tragedia dello tsunami fa superare distanze e diffidenze politiche: il segretario di stato americano Colin Powell e il governatore della Florida Jeff Bush, fratello del presidente, si stanno per recare a breve in Indonesia. Scopo della visita, il summit internazionale che si svolgerà il 6 gennaio a Jakarta per coordinare gli aiuti mondiali alle zone colpite. Al meeting di Jakarta si dovrebbero raccogliere oltre 2 miliardi di dollari in aiuto ai paesi flagellati dal terremoto. Il Giappone ha già promesso 500 milioni di dollari, gli Usa 350, la Gran Bretagna 50 milioni per la situazione ad Aceh. Al meeting parteciperanno 23 capi di stato e personalità: oltre ai 10 dell'ASEAN, vi saranno i leader di Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Sri Lanka, Australia, Nuova Zelanda e Usa. Presenti anche l'Onu, la Banca mondiale, l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unione Europea. Il Giappone ha già preannunciato che un secondo incontro sotto egida Onu si svolgerà a Kobe il 18 gennaio.

    Intanto la portaerei americana Abraham Lincoln ha attraccato da poche ore nel porto di Mahalayat, a Sabang, nell'isola di Weh (la zona più occidentale del paese). Gli elicotteri Blackhawk e SeaHawk si stanno dirigendo a Banda Aceh, nel nord di Sumatra, per portare cibo e medicine. Ottanta camion militari Usa e soldati indonesiani sono in viaggio per portare soccorso medico ai feriti di Meulaboh, una delle città più distrutte dall'oceano. Il capo della polizia locale ha affermato che il 90% dei 40 mila abitanti di Meulaboh sono morti o dispersi.

    L'intervento americano in Indonesia, il paese islamico più popoloso del mondo, è un fatto straordinario se si pensa che in una situazione normale i militanti islamici locali non avrebbero permesso al presidente Susilo nessun appoggio statunitense. "Siamo stati profondamente colpiti da quello che abbiamo visto in tv" ha detto il maggiore Micheal Gallagher, responsabile della spedizione Usa a Meulaboh "e ora siamo qui per far fronte alle necessità".

    Nelle aree flagellate dal terremoto la situazione sanitaria è molto critica e si rischiano epidemie di colera, dissenteria e malaria. Nella città settentrionale di Bireun il responsabile locale degli aiuti, Riswan Alì, denuncia "la lentezza del governo" nella distribuzione degli aiuti: "Abbiamo bisogno di acqua, i nostri bambini hanno sete. Ci servono cibo e medicine. Qui moriremo tutti". A Sumatra sono già operative 50 organizzazioni mediche internazionali in favore dei feriti e dei senza tetto.

    Qualche segno di speranza viene dalla vita normale che sembra riprendere ad Aceh: qui oggi il quotidiano locale Serambi ha ripreso le pubblicazioni nonostante decine di suoi redattori siano morti nel disastro.

    In Indonesia i morti dichiarati ufficialmente sono 80 mila, ma il ministro della sanità Siti Fadillah Supadi ha detto che si potrebbero raggiungere i 100 mila.

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