18 Agosto 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 03/01/2005, 00.00

    SRI LANKA

    Governo e stampa in Sri Lanka contro commercio degli orfani



    Missionario gesuita: "la minaccia più grande alla ripresa sono aiuti internazionali non centrati sull'uomo".

    Colombo (AsiaNews) – Lo Sri Lanka è in allerta sul pericolo della tratta degli orfani dello tsunami, ma deve difendersi da un'altra minaccia: aiuti internazionali "non centrati sull'uomo". Padre Michele Catalano*, missionario gesuita a Colombo dal 1976 ha raccontato telefonicamente ad AsiaNews che nel Paese "sono girate voci sulla compravendita dei bambini" dispersi dallo tsunami, ma il governo e la stampa "hanno subito lanciato l'allarme e la popolazione ora è consapevole del rischio". Secondo p. Catalano "ci sarà sempre chi cercherà di approfittare del caos" in cui versano le zone costiere dello Sri Lanka, ma "la consapevolezza del rischio è già un buon passo avanti per evitare che si verifichi". "Lungo le coste - racconta il gesuita - la popolazione è umanamente più sviluppata e ho visto che hanno subito dimostrato grande attenzione e sensibilità al problema degli orfani". Il missionario sottolinea inoltre, che "le aree colpite, dal punto di vista amministrativo sono facilmente controllabili e nell'interno la minaccia del commercio di minori non è così forte".

    Il pericolo che si teme in Sri Lanka è che i bambini rimasti orfani o dispersi dallo tsunami, vengano o venduti illegalmente o immessi nel commercio sessuale o sfruttati come servitù domestica. Per questo il governo ha invitato a segnalare all'Autorità nazionale per la protezione del bambino (NCPA) individui o famiglie che tengono in modo illegale orfani della tragedia.

    Secondo p. Catalano, l'importante ora è che  gli aiuti delle grandi organizzazioni "si concentrino sull'uomo", sui "reali bisogni dei poveri locali, vere vittime" del disastro naturale. "Spesso – denuncia il gesuita - le organizzazioni internazionali dimenticano l'aspetto umano, dal quale devono partire gli aiuti in queste tragedie". "Da anni – continua p. Catalano – questi organismi e i governi locali parlano di grandi sistemi: crescita del reddito medio pro capite annuo, nuove infrastrutture, turismo; tutte stime generali e che riguardano solo una parte del Paese". Il missionario fa presente che quando si esaminano i vari strati della popolazione la realtà è un'altra: "negli ultimi anni, in 6 distretti la povertà più nera è salita dal 24% fino al 32%". "Il fatto è che si continuano a misurare gli interventi su statistiche generali e quando si passa dagli uffici al campo d'azione i problemi dei poveri vengono lasciati fuori". Padre Catalano sottolinea che "questa gente andava aiutata prima, con case più resistenti e lontane dall'acqua". Il missionario ha detto che "se ci saranno i soldi necessari, costruiremo case popolari  per decine di famiglie in zone più sicure, sopra il livello dell'acqua e più stabili". La Chiesa cattolica locale – ricorda p. Catalano -  ha da tempo programmi sui malnutriti, i drogati i disoccupati gli anziani, ma quando passiamo dalla teoria all'azione non troviamo mai nessuno a cui rivolgerci per avere sostegno".

    Intanto nei campi d'accoglienza la gente vuole ricominciare a vivere. Padre Catalano e la comunità dei gesuiti di Colombo sono impegnati in particolare nel campo d'accoglienza di Moratuwa (10 km a sud della capitale, zona al 50% cattolica). Il missionario racconta di volontari europei che fanno giocare al salto della corda bambini e ragazzi insieme alle mamme, ma anche di padri disperati perché hanno la responsabilità di risollevare l'intera famiglia. In generale "sembra che la gente cominci a trovare la voglia di superare il trauma subito e tornare a dire 'siamo bambini, donne, uomini e vogliamo continuare a vivere".

    Il bilancio delle vittime in Sri Lanka per lo tsunami del 26 dicembre scorso è di 35 mila morti. (MA)

    *P.Michele Catalano è missionario gesuita in Sri Lanka dal 1976; di recente ha ricevuto la Stella d'argento al merito della Solidarietà della Repubblica Italiana. È direttore di un'associazione interetnica ed interconfessionale di nome "Shanti" (pace) che lavora per i più poveri e la promozione della pace nel paese.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    07/01/2005 SRI LANKA
    Stop alle adozioni in Sri Lanka

    Portavoce del primo ministro e presidente della National Child Protection Authority avvertono: in aumento i casi di bambini rapiti. In India pressioni sul governo per vietare adozioni degli orfani dello tsunami.



    06/01/2005 ASIA
    Tsunami: a Jakarta l'Onu chiede quasi 1 miliardo di dollari

    Kofi Annan: forse non sapremo mai il numero delle vittime. Washington scioglie la "coalizione" e si rimette alle Nazioni Unite. Cina e Giappone insieme per gli aiuti umanitari.



    29/12/2004 SRI LANKA
    Vescovo in Sri Lanka: Ong locali, le più adatte ad assistere i superstiti

    In alcune zone ancora assenti gli aiuti internazionali. La gente trova rifugio in scuole, chiese, templi e si affida ad organizzazioni umanitarie locali per acqua, cibo e vestiti.



    28/12/2004 SRI LANKA
    La distruzione ha unito le persone

    La basilica nazionale si trasforma in centro accoglienza; impegnati nei soccorsi cattolici, sacerdoti e monaci buddisti. Cifre governative parlano di oltre 18 mila morti.



    26/01/2005 asia
    Un mese dopo lo tsunami, i cristiani in prima linea negli aiuti e nel ricostruire




    In evidenza

    LIBANO-M. ORIENTE-VATICANO
    Patriarchi cattolici d’Oriente: Il genocidio dei cristiani, un affronto contro tutta l’umanità

    Fady Noun

    Colpite da guerre, emigrazione e insicurezza, le comunità cristiane si sono ridotte ormai a un “piccolo gregge” nell’indifferenza internazionale. Un appello a papa Francesco e alla comunità internazionale. Cattolici e ortodossi condividono gli stessi problemi. La fine dei cristiani in Oriente sarebbe “uno stigma di vergogna per tutto il XXI secolo”.


    COREA
    Vescovi coreani: No alle ‘provocazioni imprudenti’. Fermiamo l’escalation nucleare lavorando per la ‘coesistenza dell’umanità’



    I vescovi coreani hanno diffuso oggi un’Esortazione sulle tensioni crescenti attorno alla penisola coreana. La Corea del Nord, ma anche i “Paesi limitrofi” rischiano di compiere “azioni precipitose, senza freni”, che potrebbero portare alla “morte di innumerevoli persone” e a “piaghe profonde per l’intera l’umanità”. Ridurre le spese militari e potenziare le spese per lo sviluppo umano e culturale. L’appello a usare “la coscienza, l’intelligenza, la solidarietà, la pietà e il mutuo rispetto”. La preghiera nel giorno dell’Assunta, festa dell’indipendenza coreana.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®