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    » 19/10/2011, 00.00

    FILIPPINE

    Sacerdote filippino: P. Tentorio mi ha aiutato a scoprire la mia vocazione

    Simone Cantarini

    P. Cornelio, missionario Pime, racconta gli anni vissuti con p. Tentorio fra i tribali di Mindanao. Per il sacerdote, P. Fausto ha ridato speranza ai poveri e alle famiglie, donando tutta la sua vita a Cristo, fino al martirio.
    Roma (AsiaNews) – “P. Tentorio considerava ogni persona come presenza viva di Cristo. Guardarlo vivere in mezzo ai tribali mi ha aiutato a riconoscere la mia vocazione sacerdotale”. È quanto afferma p. Noel Emmanuel Cornelio, 39 anni, sacerdote filippino del Pontificio istituto missioni estere (Pime), in Italia per studi. Intervistato da AsiaNews, egli racconta i primi anni di missione trascorsi a Mindanao con p. Tentorio, i frutti del suo lavoro fra i poveri e gli emarginati, ma soprattutto la sua vita dedicata totalmente a Cristo, fino al martirio.

    P. Fausto è stato è stato ucciso il 17 ottobre scorso da uno sconosciuto, mentre si preparava a partire in auto dalla parrocchia di Nostra Signora del Perpetuo soccorso ad Arakan, in North Cotabato per andare all’incontro mensile dei sacerdoti della diocesi. L’assassino si è avvicinato a lui e lo ha ucciso con due colpi alla testa. A tutt’oggi non si conosce ancora l’autore né il movente dell’uccisione.

    P. Cornelio afferma: “Lui è stato per me un padre e un mentore. L’ho incontrato partecipando a un programma di missionologia a Zamboanga, (Mindanao). Avevo da poco terminato l’università ed ero rimasto affascinato dal lavoro dei missionari nella mia parrocchia ad Antiques (Visayas). Di lui mi ha colpito subito il suo stile di vita, la sua personalità gioiosa. Egli agiva non per dovere, ma per amore caritatevole verso il prossimo”.

    Durante il seminario, p. Cornelio viene affidato per un periodo alla diocesi di Kidapawan, dove lavora al fianco del missionario nell’apostolato con i tribali. “Ciò che mi ha impressionato – spiega – era la sua passione per questa popolazione, soprattutto la sua dedizione al recupero delle famiglie. Per loro era un padre, presente e disponibile, nonostante i suoi impegni. Testimoniando Cristo, p. Fausto ha ridato gioia e speranza a nuclei familiari disastrati. Lui sottolineava sempre, che la famiglia è il cuore della Chiesa, da cui partire per ricostruire. Se guardo alla mia vita è proprio dai miei genitori che ho imparato la fede e l’amore verso il Signore”.

    “Ho messo in pratica gli insegnamenti di p. Fausto – afferma - quando una volta ordinato sacerdote i miei superiori mi hanno inviato in missione fra gli indigeni della regione di Acapulco, in Messico”.

    Nei quattro anni in America latina, il giovane missionario dice di essersi trovato più volte ad affrontare situazioni simili a quelle vissute a Kidapawan insieme a p. Tentorio: povertà, ignoranza, ma soprattutto famiglie divise, senza speranza.

    “Il ricordo che più di tutti mi ha aiutato in quel periodo – racconta – era una nostra conversazione sulla vita di mons. Romero, vescovo martire dell’America latina. Secondo p. Fausto chi viene martirizzato, lascia una memoria viva di sé nelle persone per le quali a donato la vita. È come se risorgesse ogni giorno nel cuore dei suoi amici. Quindi occorre agire donando tutto. Con il suo sacrificio egli stesso è diventato per noi missionari esempio di questo amore totale a Dio e alle sue creature”.

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