25/01/2005, 00.00
india

La Chiesa incoraggia i pescatori dello tsunami a tornare in mare

Il vescovo di Kottar visita in nave le parrocchie della costa; l'arcivescovo di Pondicherry consegna nuove barche ai pescatori per riprendere il largo e ricominciare a lavorare.

Nagercoil (AsiaNews/Sar News) – Un vescovo indiano ha visitato in barca le sue parrocchie costiere per incoraggiare i pescatori a riprendere il mare e tornare a pescare dopo lo tsunami. Nei giorni mons. Leon Tharmaraj, che guida la diocesi di Kottar nello stato del Tamil Nadu (la regione più colpita dal maremoto), ha visitato alcune comunità nel distretto di Kanyakumari "per infondere coraggio e fiducia nei pescatori dopo il maremoto, che li ha privati di tutti i loro beni" come lui stesso ha ricordato.

La diocesi di Kottar conta 44 parrocchie sulla costa, dove abitano circa 100 mila persone dedite alla pesca: la maggior parte di loro sono cattoliche.

Accompagnato da alcuni sacerdoti, mons. Tharmaraj è partito da Cape Comorin, all'estremo sud dell'India; quindi ha raggiunto il villaggio di Arokiapuram, nel golfo del Bengala, per poi visitare altre parrocchie costiere e approdare a Thengipattinam, nel Mare Arabico. Centinaia di persone sono accorse a salutare il vescovo nelle diverse tappe.

Oltre a non avere più barche e reti i pescatori devono anche vincere la paura di riprendere il mare. Su di loro si è abbattuto anche il crollo dei prezzi del pesce per la paura che esso sia contaminato dai cadaveri delle vittime dello tsunami. Una paura smentita da padre Xavier Pinto, coordinatore dell'Apostolato del mare per l'Asia del Sud (l'organismo vaticano che si occupa dei lavoratori marittimi). Padre Pinto ha dichiarato che "i pesci carnivori non vengono venduti al mercato e quindi non c'è pericolo di comprare e mangiare pesce contaminato da cadaveri umani". Il sacerdote ha lanciato un appello perché la gente riprenda a comprare prodotti ittici: "Altrimenti c'è il rischio di causare uno 'tsunami economico' per i pescatori già traumatizzati dal terremoto".

Per combattere le voci che impediscono la ripresa della pesca le autorità di Kanyakumari hanno organizzato una cena pubblica a base di pesce: un noto medico della zona ha mangiato per primo un piatto di pesce per "smentire la malevola propaganda che sia rischioso consumare pesce dopo lo tsunami".

Anche la campagna del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) per le vittime dello tsunami vuole contribuire alla ripresa economica del settore ittico in India. Il progetto "Riprendiamo il largo" prevede con 4 mila euro l'acquisto di una barca e dell'attrezzatura da pesca in favore degli abitanti del villaggio di Kalpam, sempre nel Tamil Nadu.

La chiesa indiana si è già impegnata in concreto per aiutare le persone che vivono di pesca: nei giorni scorsi l'arcidiocesi di Bangalore, in collaborazione con l'ong cattolica AIFO, ha dato inizio al progetto di ripresa economica di 2 villaggi di pescatori nei pressi di Pondicherry. La diocesi e AIFO hanno deciso di donare 20 nuove barche alle persone che hanno perso tutto a causa del terremoto. Ogni barca sarà condivisa da 6 famiglie dei 2 villaggi; nel progetto sono state coinvolte anche le vedove, spesso ai margini della vita sociale ed economica. Proprio la scorsa settimana a Madavapalam mons. Anthony Anandarayar, arcivescovo di Pondicherry e Cuddalore, ha consegnato le prime 10 barche ai pescatori che hanno subito preso il largo per pescare. (LF)
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