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» 04/06/2012
VATICANO – ITALIA
Uccidere la famiglia “normale”: il suicidio dei politici e della società
di Bernardo Cervellera
Anche nel mondo “cristiano”, la famiglia è penalizzata da tasse, orari di lavoro, rifiuto della maternità e disprezzo della tradizione. Una ricerca mostra che la stabilità anche psicologica dei figli è legata all’unione fedele fra uomo e donna. L’esaltazione dell’indipendenza spinge il singolo al consumismo e al suicidio della società.

Milano (AsiaNews) - Si è concluso ieri il VII Incontro mondiale delle famiglie che nell'arco di una settimana ha visto lavorare insieme gruppi familiari da oltre 150 Paesi, molti di questi asiatici. Il tema dell'Incontro, scelto a suo tempo da Benedetto XVI è "Famiglia: il lavoro e la festa". Il Convegno teologico-pastorale che ha iniziato la settimana si è diffuso con ampiezza sui fondamenti biblici dell'unità fra uomo e donna, sulla fecondità nei figli, come pure sulla benedizione del lavoro ("custodite la terra" Genesi 2,15) e sulla festa e il riposo di Dio e dell'uomo (Genesi 2,2). Da qui, i diversi relatori - e primo fra tutti Benedetto XVI, intervenuto negli ultimi giorni all'Incontro - hanno tratto alcune conseguenze come l'importanza di trovare un giusto equilibrio fra tempo da dedicare al lavoro e alla famiglia; o sul valore del riposo lavorativo e della domenica che in molti Stato si vorrebbe abolire in nome di un commercio e di una produzione "h24x7".

Che ci sia una contrapposizione fra l'utilitarismo, che mette il massimo profitto come ideale, e la fede cristiana, che mette al centro delle sue preoccupazione l'uomo, è abbastanza risaputo. Ma quel che mi ha colpito di tutto l'Incontro è che la posizione cristiana è stata difesa e sottolineata anche con argomenti scientifici e sociologici.

Grazie a una ricerca a cura del prof. Pierpaolo Donati, dell'università di Bologna, si viene a sapere, ad esempio, che proprio la famiglia "normale", quella più bistrattata e considerata ormai un residuo del passato - quella dell'unità fedele fra un uomo e una donna, con due figli o più - rende le persone "più felici" e diffonde questa felicità anche negli ambienti di lavoro e nella società. I figli delle famiglie di questo tipo sono più stabili dal punto di vista psicologico, meno spinti al crimine, più generosi, più capaci di solidarietà anche con gli altri. Al contrario, come dimostrano alcune ricerche in altri Paesi, dove il tentativo di distruggere la famiglia "normale" è più avanzato,  in Francia i figli cresciuti senza padre sono l'80% dei ricoverati in psichiatria; il 50% dei tossicomani; quelli che rendono meno a scuola. Negli Usa, i figli senza padre sono il 63% dei giovani suicidi; il 72% degli adolescenti omicidi; il 60% degli stupratori; l'85% dei giovani carcerati[1].

Non va meglio per le coppie dello stesso sesso: le coppie gay maschili hanno tassi di violenza domestica che sono doppi rispetto alle coppie eterosessuali; nelle coppie lesbiche, le donne mostrano un'alta percentuale di problemi piscologici (il 75% di loro ha ricevuto cure psichiatriche); la pedofilia riguarda il 10% degli adulti maschi omosessuali; il 29% dei loro figli avrebbe subito abusi sessuali (per i figli delle coppie eterosessuali, la percentuale è dello 0,6). E tutto questo senza parlare delle coppie di fatto - 6 volte più fragili delle coppie sposate senza figli - e della povertà che colpisce le donne divorziate con figli.

Sena voler colpevolizzare o emarginare nessuno per le sue tendenze o scelte, bisogna dire che la famiglia "normale" è davvero la base viva di una rete sociali che abbraccia i figli e gli anziani; crea amicizia coi vicini e solidarietà nel mondo del lavoro, dando anche meno problemi all'ordine pubblico. In un mondo come il nostro in cui il "capitale umano", la capacità di fantasia positiva, di poter lavorare in team, di passione alla conoscenza (e quindi di amore gratuito e altruista, fonte di amore allo studio), diventa necessario  proprio per la sopravvivenza della società stessa aiutare questo tipo di famiglia "normale".

Viene da domandarsi come mai, invece, anche nel nostro mondo cosiddetto "cristiano", la famiglia sia penalizzata da maggiori tasse, da rigidi orari di lavoro, dal rifiuto della maternità, da un accarezzamento morboso alle "famiglie differenti" e dal disprezzo verso quelle tradizionali.

Per molti sociologi è ormai chiaro che tutta la pubblicità all'indipendenza della donna  e al divorzio, come alle coppie gay o lesbiche è frutto di un calcolo utilitaristico che pone l'accento sull'individuo e sui suoi consumi: quanto più sole sono le persone, tanto più devono comprare l'essenziale, aumentando gli acquisti. Ma è anche chiaro che in questo modo la società rischia un vero suicidio. "I politici che cercano solo voti - ha detto il pontefice alla veglia delle famiglie al Parco Nord di Bresso - dovrebbero diventare più responsabili per il bene di tutti".

 

[1] Per tutti questi dati cfr. P.DONATI (a cura di), La famiglia risorsa della società, il Mulino, Bologna, 2012, pp. 37-38.


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