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    » 18/08/2012, 00.00

    RUSSIA - POLONIA

    Il patriarca ortodosso russo firma la riconciliazione con i polacchi cattolici per evangelizzare insieme il mondo



    Mentre tutto il mondo pensava alle Pussy Riot, a Varsavia è stato firmato uno storico documento che mette fine a secoli di odio, violenze e pregiudizi. Kirill e l'arcivescovo Michalik ricordano la comune radice cristiana, la comune persecuzione sotto i regimi atei del '900 e si sostengono nell'affronto delle sfide contemporanee: il secolarismo che emargina la religione, aborto ed eutanasia (parificate al terrorismo), come minacce alla civiltà. La famiglia, come unità fra uomo e donna, fondamento buono della società. Lo scambio di icone fra il patriarca e il presidente della Conferenza episcopale polacca.

    Varsavia (AsiaNews/Agenzie) - Ieri tutto il mondo dei media era polarizzato dal processo alle Pussy Riot. Ma la vera notizia è giunta dalla capitale polacca dove il patriarca russo-ortodosso Kirill e l'arcivescovo Jozef Michalik, presidente della Conferenza dei vescovi polacchi, hanno firmato uno storico messaggio comune in cui chiedono ai loro fedeli di cancellare secoli di violenze e pregiudizi e collaborare per una società arricchita dalla testimonianza cristiana.

    Il Messaggio di riconciliazione è stato posto sotto la protezione della Madre di Dio. Nella speciale cerimonia fra i due leader, il patriarca Kirill ha donato un'icona della Madre di Dio di Smolensk; i vescovi polacchi hanno donato a lui un'icona della Madonna di Czestochowa.

    La riconciliazione, si afferma, è frutto di "un sincero dialogo, nella speranza che esso ci aiuterà a guarire le ferite del passato e superare i reciproci pregiudizi".

    Il Messaggio ricorda   "l'ostilità e la lotta", "la divisione e lo scisma", fino alla "dolorosa esperienza dell'ateismo imposto alle nostre nazioni". In passato la Polonia è stata spesso invasa dai russi; all'inizio della Seconda guerra mondiale è stata invasa insieme dai russi e dalla Germania. Dopo la guerra è passata sotto il controllo sovietico, che ha esercitato un soffocante controllo su entrambe le comunità. Lo stalinismo ha perfino utilizzato gli ortodossi per combattere i cattolici.

    Il documento ricorda le sofferenze di tutti i cristiani sotto i "regimi atei" (nazismo e comunismo), che hanno "combattuto tutte le forme di religione e lanciato una guerra particolare e crudele contro il cristianesimo e le nostre Chiese. Milioni di persone innocenti sono state trucidate, come ci ricordano i numerosi luoghi di esecuzione e tombe sul suolo russo e polacco".

    Il patriarca e l'arcivescovo chiedono alle loro comunità di esercitare il perdono, ma affermano che "perdonare non vuol dire dimenticare. La memoria rappresenta un'importante parte della nostra identità. Abbiamo anche il dovere della memoria davanti alle vittime del passato, che sono state torturate fino alla morte e hanno dato la loro vita credendo in Dio e per la loro patria sulla terra. Perdonare significa abbandonare vendetta e odio, partecipare nella costruzione dell'armonia e della fraternità fra i popoli, i nostri popoli e nazioni, come la base per un futuro pacifico".

    Proprio in nome di un futuro di pace, le due comunità si impegnano nell'evangelizzazione "cercando oggi, nell'era dell'indifferenza religiosa e del secolarismo, di compiere ogni sforzo affinché la vita sociale e la cultura delle nostre nazioni non venga privata dei valori morali principali".

    Oltre a predicare la Parola di Dio, ad affermare la distinzione fra Stato e Chiesa, a sostenere la tolleranza, le due Chiese vogliono anche impegnarsi in "nuove sfide. Sotto il pretesto del rispetto per i principi della laicità, o la protezione della libertà di scelta, i principi morali basati sui comandamenti di Dio vengono emarginati. Rivendicando l'aborto, l'eutanasia, le unioni dello stesso sesso, presentate come una forma di matrimonio, [tutte scelte] imposte da stili di vita consumisti, si negano i valori tradizionali e si esclude dalla sfera pubblica i simboli religiosi".

    Con accenni che ricordano l'insegnamento di Benedetto XVI, il documento ricorda che "spesso facciamo fronte a manifestazioni ostili verso Cristo, il suo Vangelo e la croce, come pure a tentativi di emarginare la Chiesa dalla vita pubblica. Una laicità falsamente concepita prende la forma di un fondamentalismo che di fatto è una forma di ateismo".

    "Noi crediamo - continua il documento - che non solo il terrorismo e il conflitto armato, ma anche l'aborto e l'eutanasia sono gravi peccati contro la vita e un danno alla civiltà contemporanea".

    Dopo aver sottolineato il valore della famiglia come il "buon fondamento di tutta la società", il patriarca e l'arcivescovo concludono affidando alla protezione della Madre di Dio "la grande opera di riconciliazione e avvicinamento delle nostre Chiese e popoli".

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