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    » 15/09/2012, 00.00

    VATICANO - LIBANO

    Ecclesia in Medio Oriente: è urgente la fede e la testimonianza dei cristiani

    Bernardo Cervellera

    Nell'Esortazione apostolica post-sinodale sul Medio oriente, firmata ieri sera a Beirut, Benedetto XVI, non offre ricette politiche, ma chiede ai cristiani di ravvivare il dono della fede da cui nasce la creatività nella società. I fedeli devono impegnarsi perché le loro società siano libere da laicismo e fondamentalismo, e perché sia garantita piena libertà religiosa a tutti. Il Medio oriente come laboratorio della convivenza.

    Roma (AsiaNews) - Il Medio Oriente - che in questi giorni è ancora e sempre alla ribalta della cronaca per violenze, guerre, soprusi, persecuzioni, ingiustizie - ha bisogno dell'unità e della testimonianza dei cristiani. È questa la proposta semplice, diretta, essenziale che Benedetto XVI fa alle Chiese della regione e al mondo intero. Nella sua Esortazione apostolica "Ecclesia in Medio Oriente", che segue al lavoro del Sinodo tenuto in Vaticano nell'ottobre 2010, egli non chiede ai cristiani particolari impegni politici, partigiani, ideologici: chiede loro di essere cristiani, con una identità salda, fondata sulla fede in Gesù Cristo e sulla tradizione della Chiesa.

    Nel documento di 90 pagine la parola "fede" è citata ben 65 volte.  Essa è la forza della vita dei cristiani (n. 41); la spinta alla collaborazione fra confessioni diverse che testimoniano "l'unità della fede nella diversità delle loro tradizioni" (n.2); la radice di ogni ecumenismo con ebrei e musulmani (n. 3); la fonte di ogni contributo di carità e cultura che i fedeli possono dare alla società (n. 67).

    Rafforzare la fede

    Nell'Esortazione apostolica non si trovano ricette politiche. La posizione della Santa Sede su alcuni conflitti regionali, sui Luoghi santi e sullo statuto di Gerusalemme viene citata quasi di sfuggita (n. 10). D'altra parte, l'intricata matassa di problemi - da quello israelo-palestinese, alla Siria, alla convivenza, agli esodi di cristiani e musulmani, alla povertà, alle ingiustizie - non permette facili agende. Allo stesso tempo, il Medio oriente è testimone di un incancrenirsi dei drammi - vedi quello dei profughi palestinesi, dei cristiani irakeni e siriani, dei curdi e di altre minoranze, del rapporto fra sunniti e sciiti, fra islam moderato e fondamentalista - e di un fallimento dei tentativi di soluzione.

    Il papa ha uno sguardo pieno di dolore a tutto questo: "Quanti morti, quante vite saccheggiate dall'accecamento umano, quante paure e umiliazioni! Sembrerebbe che non ci sia freno al crimine di Caino (cfr Gen 4, 6-10 e 1 Gv 3, 8-15) tra i fi gli di Adamo ed Eva creati ad immagine di Dio (cfr Gen 1, 27). Il peccato adamitico, consolidato dalla colpa di Caino, non cessa di produrre spine e cardi (cfr Gen 3, 18) ancora oggi. Come è triste vedere questa terra benedetta soffrire nei suoi figli che si sbranano tra loro con accanimento, e muoiono!" (n. 8).

    In qualche modo, Benedetto XVI è convinto che i cristiani siano stati conniventi con queste situazioni. Basti ricordare il massacro nel campo palestinese di Sabra e Shatila (1982), ad opera delle Forze Libanesi (cristiane!), e su ordine di Israele. Ma la lista potrebbe essere più lunga coi cristiani sostenitori del Baath siriano, dell'invasione israeliana nel Libano, del militantismo di Hezbollah,.. Per questo egli chiede anzitutto "pentimento" e "conversione" (n. 8), per ritornare a proclamare che "solo Gesù, essendo passato attraverso le tribolazioni e la morte per risuscitare, può portare la salvezza e la pace a tutti gli abitanti di questa regione del mondo" (n. 8). Il "peccato" di cristiani è quello di essere al seguito di "un'epoca in cui la dimensione escatologica della fede si è indebolita e il senso cristiano della storia, come cammino verso il suo compimento in Dio, si smorza a vantaggio di progetti limitati al solo orizzonte umano"(n. 80).

    Per questo, per rafforzare la fede e la sua ragionevolezza, il documento dedica molte pagine alla vita interna delle Chiese, all'unità e alla testimonianza di patriarchi, vescovi, sacerdoti, monaci e monache, fedeli laici, famiglie, giovani e  bambini (v. la seconda e la terza parte).

    Laicità sana e fondamentalismo

    Allo stesso tempo, egli rivendica per i cristiani un contributo specifico da attuare nella società, aiutando a superare due ostacoli maggiori presenti nella regione (e nel mondo): la laicità secolarista e il fondamentalismo.

    Il papa spiega che è da rifiutare la laicità quando essa riduce la religione  a un fatto privato, estraneo alla società (n. 29). Ma afferma l'importanza di attuare una "laicità sana", dove si vive "il reciproco rispetto tra politica e religione, evitando la tentazione costante della commistione o dell'opposizione". "Una tale laicità sana garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione, e alla religione di vivere liberamente senza appesantirsi con la politica dettata dall'interesse, e qualche volta poco conforme, o addirittura contraria, alle credenze religiose" (n. 29).

    Il fondamentalismo religioso che sfrutta "le incertezze economico-politiche, l'abilità manipolatrice di certuni ed una comprensione insufficiente della religione", non è appannaggio solo dei musulmani. Esso "affligge tutte le comunità religiose, e rifiuta il vivere insieme secolare". "Esso - continua il papa  -vuole prendere il potere, a volte con violenza, sulla coscienza di ciascuno e sulla religione per ragioni politiche". E ancora una volta - come ha fatto in questi anni - egli lancia un appello "a tutti i responsabili religiosi ebrei, cristiani e musulmani della regione, affinché cerchino col loro esempio e il loro insegnamento di adoperarsi in ogni modo al fine di sradicare questa minaccia che tocca indistintamente e mortalmente i credenti di tutte le religioni" (n. 30)

    Pace e libertà religiosa

    Il contributo dei cristiani va giocato anche nella questione della pace (nn 9 e 10). Riprendendo il valore della parola nella sua origine ebraica ("essere completo, essere intatto, compiere una cosa per ristabilire l'integrità"), il pontefice la definisce come "lo stato dell'uomo che vive in armonia con Dio, con se stesso, col suo prossimo e con la natura", in cui si afferma anche la giustizia. Solo riaffermando la dimensione religiosa della pace essa potrà essere attuata: "Il cristiano sa che la politica terrena della pace non sarà efficace se la giustizia in Dio e tra gli uomini non ne è l'autentica base, e se questa stessa giustizia non lotta contro il peccato che è all'origine della divisione" (n. 10). Con tutto ciò, la Chiesa collabora ad ogni sforzo per la pace e si impegna soprattutto nel rapporto fraterno con ebrei e musulmani. Insieme a loro, nel "riconoscimento di un Dio Uno", si  può "contribuire notevolmente alla pace della regione e alla convivenza rispettosa dei suoi abitanti" (n. 19).  Del resto, è proprio questa collaborazione che ha portato nei secoli alla "formazione di una ricca cultura propria del Medio Oriente", in cui è riconoscibile "il contribuito ebraico, cristiano e Musulmano" (n. 24).

    Perché i cristiani possano contribuire al bene della società, come hanno sempre fatto in passato, è necessario garantire la piena libertà religiosa: "I cattolici del Medio Oriente, che in maggior parte sono cittadini nativi del loro paese, hanno il dovere e il diritto di partecipare pienamente alla vita della nazione, lavorando alla costruzione della loro patria. Devono godere di piena cittadinanza e non essere trattati come cittadini o credenti inferiori" (n. 25). Il pontefice ricorda la rinascita araba, le scuole, gli ospedali, le istituzioni con cui i cristiani hanno arricchito la vita delle popolazioni del Medio Oriente. E ribadisce che i diritti della persona alla libertà religiosa non sono soltanto "diritti cristiani", ma "diritti connessi alla dignità di ogni persona umana e di ogni cittadino, a prescindere dalle origini, dalle convinzioni religiose e dalle scelte politiche" (n. 25).

    Egli definisce il contenuto della libertà religiosa: "Comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto. Include la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza". E ancora: "deve essere possibile professare e manifestare liberamente la propria religione e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale" (n. 26)

    Il papa precisa anche che è necessario passare da una limitata "tolleranza" a una vera "libertà religiosa". Tale passaggio non è "una porta aperta al relativismo", ma un rispetto verso il "raggio di verità" che "illumina tutti gli uomini" (n. 27). "La verità può essere conosciuta e vissuta solo nella libertà, perciò all'altro non possiamo imporre la verità; solo nell'incontro di amore la verità si dischiude" (ibidem).

    In questo modo, il Medio oriente - quasi sinonimo di violenza e distruzione - può divenire un laboratorio della convivenza: "Il mondo intero fissa l'attenzione sul Medio Oriente che ricerca la propria strada. Possa questa regione mostrare che vivere insieme non è un'utopia e che la diffidenza e il pregiudizio non sono una fatalità. Le religioni possono mettersi insieme per servire il bene comune e contribuire allo sviluppo di ogni persona e alla edificazione della società" (n. 28).

    Per il testo integrale dell'Esortazione apostolica, clicca qui.

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