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    » 23/02/2005, 00.00

    RUSSIA - VATICANO - ITALIA

    Don Giussani: la testimonianza di Cristo rompe i ghiacci dell'ateismo siberiano



    Missionario della Fraternità San Carlo Borromeo in Siberia racconta lo stupore dei non credenti di fronte all'incontro con l'amore di Cristo.

    Novosibirsk (AsiaNews) – L'abbraccio con una comunità "disperata", che si lascia  stupire dall'incontro con Cristo e dal suo messaggio d'amore. In questo modo, secondo don Alfredo Fecondo, missionario in Siberia, si manifesta il cristianesimo testimoniato da don Luigi Giussani in una società come quella della Russia più estrema, "spappolata" da decenni di comunismo e ateismo.

    Don Fecondo, abruzzese 44 anni, missionario della Fraternità San Carlo Borromeo, è stato studente e poi amico di don Giussani, il  fondatore di Comunione e Liberazione (CL), morto ieri notte a Milano. Da 2 anni vive in Siberia e insegna storia della Chiesa, all'Università di Novosibirsk, "Akadem Gorodok"; qui è forte la tradizione atea e i religiosi possono insegnarvi solo perché questa intrattiene scambi culturali con la Cattolica di Milano.

    "Quello che sconvolge e attira persone di tutte le età – racconta don Fecondo ad AsiaNews – è l'interesse per il destino umano, per la persona che incontriamo così com'è". Don Fecondo spiega che il comunismo ha lasciato una "distruzione incalcolabile" e il senso di umanità tra questa gente è "ai minimi livelli": "le famiglie sono sgretolate, spesso i padri vanno via di casa e i figli crescono senza genitori". "In una società senza più punti di riferimento - ha continuato – imbattersi in chi percepisci subito che ti ama è un evento sconvolgente e genera quell' 'uomo nuovo', di cui sempre ci ha parlato don Giussani".

    Il sacerdote racconta l'incontro di un membro di CL a Novosibirsk e una 18enne, Julia, rimasta senza genitori o parenti: "Un giorno in un nostro centro d'accoglienza per ragazze madri, una delle responsabili ha avvicinato Julia e le ha detto 'Io ti voglio bene'. La ragazza all'inizio non riusciva a credere che qualcuno la potesse amare per il semplice fatto che è un essere umano, poi si è sentita protetta e ha cominciato a venire ai nostri incontri".

    Per i giovani in Siberia il cristianesimo è una scoperta entusiasmante. "Da poco siamo andati in gita con un gruppo di studenti, per la maggior parte non credenti, e al ritorno sono stato sommerso da e-mail, che esprimevano lo stesso desiderio: "condividere con altri amici la gioia di quei momenti insieme". "Queste esperienze – ha concluso don Fecondo - mi confermano quello che diceva don Giussani che ad ogni latitudine l'anelito umano è lo stesso: quello alla felicità e la felicità si accende solo nell'incontro di Cristo". (MA)

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