02/11/2005, 00.00
ASIA
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Influenza aviaria: in Cina i giornali possono parlarne solo se autorizzati

La nuova disposizione arriva mentre Pechino dichiara che non nasconde alcuna notizia. I Paesi dell'area Asia – Pacifico vogliono una strategia comune del problema.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La stampa cinese dovrà chiedere l'approvazione statale prima di  pubblicare nuove notizie sull'influenza aviaria. Intanto esponenti degli Stati dell'area Asia – Pacifico dicono necessaria una strategia comune del problema.

In Cina il Dipartimento per la propaganda ha disposto che i giornali devono chiedere l'autorizzazione per pubblicare qualsiasi notizia su nuovi contagi del virus o sulla morte di animali o persone. Negli stessi giorni Qi Xiaoqiu, direttore dell'Amministrazione per il controllo delle malattie, ha affermato che Pechino, dopo le aspre critiche nel 2003 per avere a lungo nascosto l'epidemia di Sars, ha imparato la lezione. "Dopo la Sars – ha detto Qi il 31 ottobre, in occasione di una visita negli Stati Uniti – sappiamo che nessuna notizia può venire nascosta. La nostra politica incoraggia i contadini a fare presenti i possibili contagi", anche tramite sussidi per chi denuncia subito le morti di uccelli. Il Paese ha oltre 14 miliardi di capi di pollame - il 50% dell'Asia - e più della metà vivono in piccoli allevamenti domestici.

Non si placa intanto la polemica con l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulle cause della morte della dodicenne He Yin, avvenuta il 16 ottobre a Wantang, Hunan. Nonostante la diagnosi di polmonite delle autorità cinesi, Aphaluck Bhatiasevi, portavoce Oms a Pechino, insiste che c'è bisogno di "maggiori informazioni per confermare od escludere un collegamento con l'influenza aviaria". Le informazioni fornite dal ministero nemmeno spiegano – aggiunge - i prelievi fatti, quali analisi sono state svolte e dove; l'Oms ritiene necessarie notizie sui contatti tra la ragazza e il pollame e sui polli morti nella sua casa, ma non può recarsi sul luogo senza autorizzazione. "Abbiamo – conclude Aphaluck – offerto assistenza al governo. Lui deve permetterci di andare sul posto, o meno".

Esponenti di tutti gli Stati asiatici sottolineano questi giorni la necessità di una strategia comune della malattia. Ong Keng Yong, segretario dell'Associazione delle nazioni del sud est asiatico (Asean) ha fatto presente, a Hong Kong, che la malattia "non è più un problema locale, riguarda la comunità globale. Non ci sono confini da rispettare… Come la minacca è mondiale, noi dobbiamo lavorare insieme".

Subhash Morvaria, esperto delle Nazioni Unite, ha detto ieri 1 novembre a Brisbane in Australia, durante un meeting dell'Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), che combattere il virus costerà 102 milioni di dollari Usa nei prossimi 2 o 3 anni. "Tanto più dura il contagio tra il pollame domestico – ha aggiunto - maggiore sarà la minaccia per l'umanità. Occorre concentrarsi sulla cura degli animali". Nella stessa sede Vietnam e Cambogia il 31 ottobre hanno chiesto aiuto finanziario e tecnico per affrontare il problema, poiché non hanno risorse adeguate. Le questioni saranno affrontate nel prossimo meeting dell'Apec a metà novembre nella Corea del Sud.

Cina. La cinese Shanghai Pharmaceutical Group ha chiesto alla Roche l'autorizzazione a produrre il farmaco antivirale Tamiflu.

Vietnam. A Dong Hoi, provincia di Quang Binh, Nguyen Ngoc Tai, direttore dell'ospedale Vietnam-Cuba, ha detto che non è stato possibile accertare le cause delle 2 morti sospette avvenute nei giorni scorsi, in quanto i cadaveri sono già stati seppelliti. Nei distretti di Bo Trach e Quang Trach, dove vivevano le 2 vittime, le autorità definiscono la situazione "molto preoccupante" perché la gente "non prende alcuna precauzione". Nelle zone il pollame non è stato vaccinato, perché manca il vaccino.

Thailandia. Nuovo contagio tra galline e piccioni nella centrale provincia di Ang Thong. La malattia è diffusa in 7 delle 76 province, ma per altre 39 ci sono pure state morie di uccelli e si attendono i risultati delle analisi.

Malaysia. Preoccupazione per l'importazione illegale dall'Indonesia di uccelli domestici e galli da combattimento. L'importazione è vietata, con pene fino a 2 anni di prigione. (PB)

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