16/09/2006, 00.00
INDIA

Card. Toppo: "Verità, coraggio e preghiera di fronte alle proteste islamiche"

di Nirmala Carvalho

Il presidente della Conferenza episcopale indiana, spiega ad AsiaNews che le recenti manifestazioni contro il discorso di Benedetto XVI a Regensburg sono un grande dono per la Chiesa, che deve sfruttare questo momento storico per aprire un dialogo serio e duraturo con le altre religioni.

Ranchi (AsiaNews) – La comunità cristiana dell'India deve affrontare le proteste musulmane contro il discorso del Papa "con coraggio cristiano e preghiera, perché la verità non ha bisogno di altre difese". E' questo il senso dell'intervento che il card. Telesphore Toppo, arcivescovo di Ranchi e presidente della Conferenza episcopale indiana, ha rilasciato ad AsiaNews.

Riportiamo di seguito il testo completo.

"Le proteste dei nostri fratelli musulmani, iniziate ieri dopo la preghiera del venerdì, sono fuori luogo per un semplice motivo: il Papa non ha criticato l'Islam, ma ha citato una discussione fra un grande imperatore bizantino ed un altrettanto grande studioso persiano. Ho letto il discorso di Benedetto XVI: sono otto pagine di testo, e ciò che ha scatenato tutto questo è solo una frase estrapolata dal suo contesto.

La folla scesa per le strade dell'India, molto probabilmente, reagisce agli articoli che i giornali locali hanno stampato sul discorso del Papa, in cui alcune frasi del pontefice vengono citate fuori contesto.

In ogni caso, questa situazione è un segno e rappresenta in qualche modo il mondo odierno: anche se non si è messo il testo nel suo contesto, anche se non si è capito il suo significato, alcune persone lo hanno preso come spunto per protestare.

E' arrivato il momento per tutti noi cristiani di essere pazienti e pregare per tutti coloro che non capiscono. Questa situazione, giunta in un preciso momento storico, è un grande dono per la Chiesa, che ne deve approfittare per aprire un dialogo serio e duraturo con i nostri fratelli e sorelle di altre religioni. Una reale cultura della tolleranza è possibile solo tramite un dialogo fra identità religiose.

Il Santo Padre ha cercato, in questa società squarciata dal terrorismo, di mostrarci la via: una via fatta di fede e ragione. Queste reazioni sono indicative, perché riflettono proprio ciò che il Papa ha voluto enfatizzare: solo la ragione e la comprensione che nascono dalla fede conducono al rispetto reciproco ed alla pace.

Non mi sento addolorato o spaventato da queste proteste: dobbiamo affrontarle con coraggio cristiano e preghiera, perché la verità non ha bisogno di altre difese.

Ogni religione insegna la giustizia, la pace e la fraternità. Questi elementi portano unità nella comunità umana e sono frutti della religione. Gli insegnamenti basi della fede porteranno, se applicati, ad un cambio di qualità nella vita delle persone.

La verità, la bellezza e l'unità nascono e risiedono nel cuore dell'uomo che cerca e professa un'autentica religione.

Benedetto XVI ha voluto rendere chiaro che la violenza non è compatibile con la natura di Dio e che violenze e uccisioni sono contrarie alla natura del divino. E' stato molto chiaro: Dio è amore e l'amore assicura la vita. Dio è colui che dà la vita e questa è la ragione fondamentale per la quale un teologo di chiara fama come è il Papa ha voluto dare, nella sua prima enciclica, un messaggio così chiaro: Deus Caritas Est.

Il pontefice ha parlato in un'università e qui ha voluto ripetere che la dimensione religiosa è necessaria per ogni uomo e che la fede è fondamentale per sperimentare la pienezza della vita.

La freddezza della razionalità spesso conduce ad una vita desacralizzata: questo è quello che ha cercato di dire".

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