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    » 19/09/2006, 00.00

    PALESTINA - VATICANO

    Palestina: guardie armate nelle chiese di Betlemme, ma i cristiani sono a fianco del papa



    Dopo gli attacchi a Gaza e Cisgiordania seguiti al discorso del papa in Germania, forti misure di sicurezza intorno ad obiettivi sensibili. Cristiani palestinesi affermano che Benedetto XVI non ha bisogno di scusarsi, tutt'al più solo di chiarire. Ma intanto, per paura, c'è chi nasconde le foto del pontefice.

    Betlemme (AsiaNews) - I cristiani in Palestina, difendono il papa dopo le dure polemiche internazionali sul suo intervento all'Università di Regensburg. Da questa terra, emblema della convivenza tra Islam e Cristianesimo, AsiaNews ha raccolto diverse voci tra le due comunità, che per motivi di sicurezza chiedono, però, l'anonimato. C'è chi parla a favore di Benedetto XVI, che "non deve scuse a nessuno, forse piuttosto solo chiarimenti" e chi pur comprendendo il fraintendimento creatosi sul discorso del 12 settembre in Germania, teme un aumento delle tensioni con i musulmani. Tra i fedeli dell'Islam, invece, la sensazione più diffusa è l'"incredulità" per le parole "fuoriluogo" di un così "importante leader religioso".

    Dopo gli attacchi dello scorso fine settimana alle chiese cristiane di Gaza e Cisgiordania, l'Autorità palestinese ha innalzato il livello di sicurezza intorno agli edifici di culto. Guardie armate sorvegliano in modo particolare le chiese di Betlemme. Dal 17 settembre, riferiscono le fonti, finora non si sono verificate altre violenze né contro chiese, né contro proprietà di cristiani. Questi "continuano la loro vita": si va a messa, si prega, ma alcuni per il momento "hanno preferito nascondere le foto di Benedetto XVI, che avevano in casa".

    La paura infatti esiste, ma anche l'irritazione di diversi cristiani per alcune posizioni all'interno della comunità "troppo critiche nei confronti del papa". "In molti - riferisce una fonte laica – chiediamo più unità tra i cristiani in sostegno del pontefice: pensiamo che non ci sia nulla di cui scusarsi, ma solo probabilmente dei punti da chiarire e forse domani, all'udienza generale Benedetto XVI, tornerà sull'argomento".

    E proprio di "ulteriori spiegazioni" sembrano aver bisogno i fedeli islamici. Tra i musulmani, "anche i più moderati" circola una generale "incredulità" per le parole "fuoriluogo" di una figura religiosa "così importante", che "non poteva non conoscere bene la sensibilità islamica in materia di Maometto e Corano".

    A favore del pontefice si è espresso il patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, ospite domenica scorsa della locale tv cristiana, Al-Mahed. In un intervento di 35 minuti il patriarca ha difeso il papa "in modo forte" – dice chi ha assistito al programma – e ha chiesto alla comunità musulmana di reagire "in modo logico e non irrazionale" al discorso di Regensburg.

    Sabbah ha poi invocato il dialogo tra leader cristiani e musulmani chiedendo di evitare violenze e scontri nella società. Ha chiesto inoltre all'Europa più coraggio invitandola a non aver paura dell'Islam. E l'appello sembra non essere caduto nel vuoto. Riferendosi alla tensione legata al discorso del papa, ieri l'Unione Europea, attraverso il  portavoce del commissario Barroso, ha definito "inaccettabile qualunque reazione sproporzionata e contraria alla libertà di espressione".

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