28/12/2006, 00.00
ASIA
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Sono in Asia le città più inquinate del mondo

Pechino e New Delhi 5 volte più inquinate di New York. I gas serra in Asia triplicheranno in 25 anni. La Cina rischia di perdere le Olimpiadi.
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Sono in Asia le città più inquinate del mondo. Le metropoli di questo continente, infatti, registrano tassi di inquinamento che superano di 5 volte Parigi, Londra e New York, a 5-6 volte il livello massimo consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
 
E’ quanto emerge dalla Conferenza 2006 per la miglior qualità dell’aria conclusasi a Yogyakarta in Indonesia la settimana scorsa. Intanto, un rapporto dell’Asian Development Bank prevede che in Asia l’emissione dei gas serra triplicherà in 25 anni.
 
Le grandi città sono sature di polveri sottili che si depositano nei polmoni e causano malattie respiratorie e il cancro. Secondo i dati dell’Adb per il 2005, la città più inquinata è Pechino con 142 microgrammi di particelle inquinanti per metro cubo d’aria, rispetto ai 22 di Parigi, i 24 di Londra e i 27 di New York. Proprio a causa di questi dati, il Comitato Olimpico Internazionale ha avvertito la capitale cinese che “rischia di perdere i Giochi, se non fa qualcosa per migliorare la qualità della sua aria”.
 
Anche New Delhi e le altre grandi città di Cina e India sono più inquinate di quelle occidentali. L’inquinamento dipende tra il 30 e il 70 % per l’aumento del traffico automobilistico, destinato a crescere. Secondo Leilei Liu, dirigente del Centro cinese di ricerche per un sostenibile trasporto urbano, il 99% della popolazione cinese tuttora non ha un’automobile, rispetto agli Stati Uniti dove la possiedono 77 persone su 100.
 
Il rapporto dell’Adb indica che l’aumento dei gas serra dipende in gran parte dall’inquinamento delle città per traffico veicolare e riscaldamento. Esperti dicono che le auto in Asia raddoppieranno ogni 5 anni e che in Cina aumenteranno di 15 volte per il 2030 giungendo a 190 milioni di veicoli, con una maggiore emissione di diossido di carbonio di 3-4 volte in Cina e di 5-8 volte in India.
Anumita Roychowdhury, direttore del Centro per la scienza e l’ambiente in India, spiega che gli interventi di questi anni “hanno solo impedito un aggravamento del problema”.
Michael Kryzanowski, esperto dell’Oms, calcola che l’inquinamento dell’aria causa in Asia 537mila morti ogni anno.
 
Esperti commentano che il fenomeno è conseguenza di un modello di sviluppo in Cina e India, che considera le esigenze dell’industria, ma non rispetta l’ambiente e il cittadino. Tokyo, con 35 milioni di abitanti, ha livelli di inquinamento inferiori alle città occidentali. Anche Bangkok in un decennio ha diminuito del 50% il pur ancora elevato inquinamento, con severi controlli sugli scarichi delle auto e pesanti imposte sui motocicli più inquinanti. A Singapore l’inquinamento è “solo” sui livelli delle città statunitensi, grazie ad alte tasse sulle automobili, ampia disponibilità di trasporti pubblici e limitazioni al traffico nelle zone urbane commerciali; ma la città ha 4,5 milioni di abitanti, molti meno delle grandi città delle altre Nazioni.
 
L’inquinamento di Cina e India colpisce anche i Paesi circostanti. Alexis Lau, esperto di Hong Kong, sostiene che tra il 60 e il 70% delle polvere sottili presenti nell’aria della città provengono dalle fabbriche e dalle città della zona del Pearl River Delta in Cina.
Il Giappone lamenta che la fuliggine degli impianti a carbone cinesi copre i suoi laghi. I fumi di carbone di Cina e India avvelenano l’aria in Bangladesh, specie nella stagione secca tra novembre e marzo. Il fumo degli incendi boschivi usati in Indonesia per liberare aree, causa una soffocante nebbia in Malaysia e Singapore.
Meshkat Ahmed Chowdhury, vice segretario del ministro bengalese per l’Energia e le risorse mineraria, ha lamentato che “noi siamo stretti tra i due maggiori inquinatori [Cina e India]”. (PB)
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