20/01/2007, 00.00
Vaticano – Cina
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Cattolici cinesi: L’Associazione patriottica è il vero ostacolo ai rapporti Cina-Vaticano

di Bernardo Cervellera
A termine dell’incontro in Vaticano sulla Chiesa in Cina, fedeli della Chiesa ufficiale e sotterranea puntano il dito sulle violenze, controlli, persecuzioni e ruberie dell’Ap, che rischia di vanificare il lavoro svolto dalla Santa Sede per riconciliare la Chiesa in Cina e minaccia i fondamenti sacramentali della fede cattolica. Ancora 5 sacerdoti prigionieri nell'Hebei.

Roma (AsiaNews) - “Il più grande ostacolo ai rapporti diplomatici fra Vaticano e Cina è l’onnipresenza dell’Associazione Patriottica (Ap). Essa è anche il problema più grave per la vita della Chiesa, perché rischia di inquinare i fondamenti dogmatici  del cattolicesimo. Il Vaticano deve cercare di neutralizzarla ”: lo hanno detto ad AsiaNews cattolici cinesi della Chiesa ufficiale e sotterranea.

Controllo ideologico

Fondata il 2 agosto 1957, con la funzione di mediare fra gli ideali del Partito e la Chiesa cattolica, l’Ap è ormai divenuta la vera piovra che domina e strangola la vita delle comunità cinesi.

Con oltre 3 mila segretari, vicesegretari e capo-uffici, più i diversi impiegati locali, l’Ap riesce a controllare  e dominare il piccolo gruppo di circa 5 milioni di cattolici ufficiali, così che nessun passo della Chiesa possa sfuggire: essi decidono le nomine dei vescovi; “consigliano” loro le nomine dei parroci; decidono gli insegnanti dei seminari; valutano le vocazioni maschili e femminili per l’entrata in seminario o nei conventi; sovrintendono alla gestione amministrativa delle diocesi.

Il controllo “ideologico” è pressoché totale. “Quando succede un fatto in una parrocchia o una diocesi – racconta un cattolico del nord della Cina – il segretario dell’Ap locale non avvisa anzitutto il vescovo, ma i suoi capi provinciali e regionali. Organizzano un incontro per vedere cosa fare e come affrontare i problemi e poi comunicano al vescovo il problema e le soluzioni”. Grazie alla loro solerte vigilanza, i seminaristi ricevono ogni mese un insegnamento supplementare sulla politica religiosa del Partito e vengono interrogati ogni volta per vedere e hanno assimilato o no la lezione.

La “democrazia” nella teologia

A differenza di quanto succede in tutte le chiese del mondo – dove l’autorità è dei vescovi e della conferenza episcopale – in Cina la massima autorità della Chiesa ufficiale è una “Assemblea unitaria dell’Ap e del consiglio dei vescovi cinesi”, formata dai rappresentanti di organizzazioni cattoliche (scelti dall’Ap), segretari dell’Ap e vescovi, dove questi sono in minoranza. Tutte le decisioni – almeno secondo lo statuto -  vengono prese “democraticamente”. “Questo aspetto democratico – dice un altro cattolico -  è falso: in realtà l’Ap decide e poi fa accettare le sue scelte. A Pechino, dove ci si prepara a sostituire il vescovo patriottico Fu Tieshan, molto malato, l’Ap ha già stabilito i nomi dei candidati alla successione e ha reso chiaro che non accetterà altri”.

Il punto è che l’Assemblea tratta anche di teologia, liturgia e sacramenti della Chiesa, fra cui le ordinazioni dei vescovi. In questo modo, la vita e il cuore stesso della Chiesa sono sottomessi alle decisioni politiche e a un metodo “democratico” che inquina e rischia di distruggere la dimensione apostolica e sacramentale della fede cattolica.

Negli ultimi decenni, molti vescovi della Chiesa ufficiale hanno riconosciuto la loro situazione ambigua e hanno segretamente chiesto perdono al papa, riconciliandosi con la Santa Sede e appartenendo all’Ap solo in modo formale. Grazie alle comunicazioni più frequenti con la Cina – e a una certa distensione con il governo cinese – la Santa Sede è pure riuscita a far eleggere come vescovi candidati scelti da lei. Ma la situazione è piuttosto precaria, come si vede dalle ultime ordinazioni illecite avvenute l’anno scorso. Almeno 45 diocesi (su 97) della Chiesa ufficiale non hanno vescovo o sono ormai molto anziani. Se l’Ap procede a una serie di ordinazioni a raffica essa rischia di creare una Chiesa parallela, vanificando il lavoro di riconciliazione compiuto dal Vaticano in questi anni.

I cattolici sotterranei arrestati dall’Ap

L’Ap è anche la causa della persecuzione. In Cina, tutti i cattolici che rifiutano il controllo dell’Ap si incontrano in luoghi non riconosciuti dal governo, con sacerdoti non registrati e vescovi legati alla Santa Sede, ma non riconosciuti dal Ministero degli Affari religiosi. Secondo un membro, ormai in pensione, di tale Ministero “sono i membri dell’Ap a svelare la sede delle comunità sotterranee, a guidare la polizia  e a esigere l’arresto dei cattolici non ufficiali”.

Secondo dati di AsiaNews almeno 17 vescovi sotterranei sono scomparsi, arrestati o tenuti in isolamento; 20 sacerdoti sono in arresto. L’ultimo arresto è avvenuto il 27 dicembre scorso nell’Hebei. Dei 9 sacerdoti arrestati, 5 rimangono ancora in prigione e 4 sono stati liberati.

Alcuni vescovi ufficiali affermano che negli ultimi anni si nota un inasprimento ideologico dell’Ap. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che “la maggior parte dei segretari non sono cattolici, ma atei, membri del Partito fra i più radicali, il cui scopo è distruggere le religioni o perlomeno controllarle da vicino”.

L’Ap unico ostacolo fra Cina e Santa Sede

Tale inasprimento si nota nella accresciuta persecuzione verso le comunità sotterranee e nel maggiore controllo verso le comunità ufficiali. Secondo i cattolici intervistati da AsiaNews, la ragione è da cercare proprio nei piccoli passi di dialogo fra Cina e Vaticano. “L’Ap – essi dicono - è ormai l’unico e vero ostacolo al ristabilimento dei rapporti diplomatici fra Roma e Pechino. Per questo essi bloccano ogni passo del governo e suggeriscono che non c’è bisogno dei rapporti con la Santa Sede perché la Cina è forte e potente. Il vaticano deve cercare di dare una spinta, una spallata per neutralizzare questa organizzazione”.

Anche le ultime ordinazioni illecite vengono considerate dei “bastoni fra le ruote” ai segni di distensione che stanno avvenendo fra Pechino e la Santa Sede.

Un altro elemento che accresce la tensione è l’aumento nei fedeli dell’adesione al papa e alla Chiesa cattolica, insieme al disprezzo verso l’Ap. Tale disprezzo è alimentato anche dagli scandali di cui sono protagonisti membri dell’Ap e del Ministero degli affari religiosi che in tutti questi anni si son impadroniti di edifici e proprietà delle diocesi. Secondo la legge cinese, dopo il sequestro avvenuto durante la Rivoluzione Culturale, essi dovrebbero essere restituiti alla Chiesa cattolica. Invece i “controllori” della Chiesa  le hanno intestate a proprio nome, vendendole, trasformandole in alberghi e intascando i ricavati. Secondo i dati dell’Holy Spirit Study Centre di Hong Kong, i beni ingiustamente intascati dall’Ap e dal ministero  si aggirano sui 130 miliardi di yuan (circa 13 miliardi di euro).

 

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