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» 09/03/2007 11:50
THAILANDIA
Continua una guerra che la popolazione non capisce
di Weena Kowitwanij
Gran parte della popolazione islamica e buddista rimane estranea alle ragioni della guerra che da oltre tre anni insanguina il sud del Paese. Il problema degli orfani, che spesso non hanno di che vivere. Gente locale ed esperti parlano di questa strana guerra.

Bangkok (AsiaNews) – Gran parte della popolazione non comprende le ragioni della guerra tra Stato e separatisti islamici. Intanto il governo nemmeno provvede a tutti gli orfani delle vittime. In tre anni di guerriglia ci sono state circa 3198 incursioni nelle tre province meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat: 750 compiute dall’esercito, 638 dalla polizia e 1810 da cittadini. Srisompop Jitpiromsri della facoltà di Scienze politiche dell’università di Pattani spiega che ci sono stati circa 2088 morti e 3290 feriti: in gran parte cittadini colpiti in casa o mentre tornavano dal lavoro, e spesso la gente si chiede “chi sarà la prossima vittima”. Ci sono ora oltre 3mila orfani e molti hanno problemi economici.

La signora Wanida Putae dice ad AsiaNews che “mio marito era il capo villaggio. E’ stato ucciso il 7 novembre 2005 e ha lasciato tre figli; il più grande, Intat, aveva 12 anni. Io sono una casalinga, non ho nessuna istruzione e non so come procurarmi di che vivere. La nostra vita era serena, per ogni problema si chiedeva aiuto ai vicini. Nessuno si aspettava quest’omicidio, non se ne vedeva alcuna ragione. Ma accetto la volontà di Allah”. “Ai figli dico di studiare molto di essere onesti e di perdonare. Gli amici ci sono rimasti vicini, ci fanno forza e dicono che ci aiuteranno sempre”.

Ora ci sono soldati a guardia del villaggio. Intat dice che non capisce “quale sia il problema. So solo che qualcuno vuole dividere il Paese a causa di qualche ingiustizia. Non so perché abbiamo bisogno di soldati a guardia del villaggio”.

Molte sono le storie di questo tipo, sia in famiglie islamiche che buddiste. Petchdao Taumena, musulmana e membro dell’Islam Compromising Committee, spiega ad AsiaNews che “ogni giorno ci sono vittime innocenti. In passato la forza pubblica è stata accusata di usare la violenza per affrontare il problema. Dovrebbero, invece, trovare i colpevoli e punirli secondo la legge”. “I dati del ministro per lo Sviluppo sociale mostrano che ci sono più di 3mila orfani, ma ora ne segue solo 1171. Diamo aiuto agli orfanotrofi gestiti da ong, se non possiamo dare aiuto in modo diretto”. “Nel meridione soldati, polizia, insegnanti e semplici cittadini vivono nell’incertezza. Molti bambini hanno assistito all’omicidio dei loro genitori”.

Un vicino di Putae dice che “per il popola tailandese non è mai esistito un problema di fede religiosa. Musulmani, buddisti o cristiani, da sempre viviamo insieme senza problemi, nella reciproca comprensione. Ora la gente è confusa. Non sa più cosa può accadere e a chi”.

Il marito di Hatika Kalae è stato ucciso più di tre anni fa e lei non ha ancora alcun aiuto dal governo. “Ho 5 figli – racconta Kalae ad AsiaNews – e non ho lavoro. Mi aiuta mio cugino. Qualche volta il figlio maggiore, che ha 11 anni, non va a scuola per aiutarmi con i fratellini. Quando i miei figli mi chiedono del padre, mostro loro una sua fotografia. Ma desidero solo che ci sia pace tra la popolazione”.


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