05/04/2007, 00.00
VATICANO
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Papa: Gesù il vero agnello sacrificale dell’Ultima Cena

Nel Cenacolo, probabilmente la Pasqua fu celebrata senza l’agnello, dice Benedetto XVI che indica il calendario della comunità di Qumran per indicare il momento della morte di Gesù. Offrendo la sua vita ha dato vero senso all’antica rievocazione della liberazione dall’Egitto.
Roma (AsiaNews) – Gesù, probabilmente, “ha celebrato la Pasqua senza agnello”, in quanto l’Ultima Cena potrebbe essersi svolta prima del momento nel quale nella tradizione ebraica venivano immolati gli agnelli, e soprattutto perché egli stesso era la vittima sacrificale che, volontariamente, si offriva per la salvezza degli uomini.
 
La riflessione sulle modalità e sul momento nel quale si svolse l’Ultima cena, accanto a quella sul suo significato e valore, ha caratterizzato la celebrazione da parte del Papa della Messa “in coena Domini”, oggi pomeriggio nella basilica di San Giovanni in Laterano, nel corso della quale Benedetto XVI ha compiuto il rito della lavanda dei piedi. A raffigurare gli apostoli, dodici uomini rappresentanti delle aggregazioni laicali della diocesi di Roma.
 
La commemorazione dell’Ultima cena, con la quale inizia il Triduo pasquale, è stata fatta da Benedetto XVI rievocando la celebrazione della Pasqua ebraica, “festa di commemorazione, di ringraziamento e, allo stesso tempo, di speranza. Al centro della cena pasquale, ordinata secondo determinate regole liturgiche, stava l’agnello come simbolo della liberazione dalla schiavitù in Egitto”.
 
Ancora, però, “la nazione soffriva come piccolo popolo nel campo delle tensioni tra le grandi potenze. Il ricordarsi con gratitudine dell’agire di Dio nel passato diventava così al contempo supplica e speranza: Porta a compimento ciò che hai cominciato! Donaci la libertà definitiva! Questa cena dai molteplici significati Gesù celebrò con i suoi la sera prima della sua Passione. In base a questo contesto dobbiamo comprendere la nuova Pasqua, che Egli ci ha donato nella Santa Eucaristia”.
 
Il papa teologo ha poi ricordato che “nei racconti degli evangelisti esiste un’apparente contraddizione tra il Vangelo di Giovanni, da una parte, e ciò che, dall’altra, ci comunicano Matteo, Marco e Luca. Secondo Giovanni, Gesù morì sulla croce precisamente nel momento in cui, nel tempio, venivano immolati gli agnelli pasquali. La sua morte e il sacrificio degli agnelli coincisero. Ciò significa, però, che Egli morì alla vigilia della Pasqua e quindi non poté personalmente celebrare la cena pasquale – questo, almeno, è ciò che appare. Secondo i tre Vangeli sinottici, invece, l’Ultima Cena di Gesù fu una cena pasquale, nella cui forma tradizionale Egli inserì la novità del dono del suo corpo e del suo sangue. Questa contraddizione fino a qualche anno fa sembrava insolubile. La maggioranza degli esegeti era dell’avviso che Giovanni non aveva voluto comunicarci la vera data storica della morte di Gesù, ma aveva scelto una data simbolica per rendere così evidente la verità più profonda: Gesù è il nuovo e vero agnello che ha sparso il suo sangue per tutti noi”.
 
“La scoperta degli scritti di Qumran ci ha nel frattempo condotto ad una possibile soluzione convincente che, pur non essendo ancora accettata da tutti, possiede tuttavia un alto grado di probabilità. Siamo ora in grado di dire che quanto Giovanni ha riferito è storicamente preciso. Gesù ha realmente sparso il suo sangue alla vigilia della Pasqua nell’ora dell’immolazione degli agnelli. Egli però ha celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario di Qumran, quindi almeno un giorno prima – l’ha celebrata senza agnello, come la comunità di Qumran, che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del nuovo tempio. Gesù dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello – no, non senza agnello: in luogo dell’agnello ha donato se stesso, il suo corpo e il suo sangue. Così ha anticipato la sua morte in modo coerente con la sua parola: ‘Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso’ (Gv 10,18). Nel momento in cui porgeva ai discepoli il suo corpo e il suo sangue, Egli dava reale compimento a questa affermazione. Ha offerto Egli stesso la sua vita. Solo così l’antica Pasqua otteneva il suo vero senso”.
 
“Così – ha concluso il Papa - al centro della Pasqua nuova di Gesù stava la Croce. Da essa veniva il dono nuovo portato da Lui. E così essa rimane sempre nella Santa Eucaristia, nella quale possiamo celebrare con gli Apostoli lungo il corso dei tempi la nuova Pasqua. Dalla croce di Cristo viene il dono”.
 
Foto: Credit CPP
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