13/04/2007, 00.00
ISLAM
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L’islamismo malattia del mondo musulmano

di Samir Khalil Samir, sj
L’interpretazione letteralista del Corano emerge nei momenti di crisi dell’Islam ed è alla base della violenza. Gli imam la diffondono ovunque. Occorre spingere i musulmani a rigettare questa interpretazione invadente. Secondo articolo di una serie.

Beirut (AsiaNews) - L’islamismo, da non confondere con l’Islam, è una minaccia alla sopravvivenza della stessa religione musulmana e un pericolo per il mondo intero. Fino a una trentina di anni fa, nella lingua araba, c’era un unico sostantivo per parlare del “musulmano”, ed era Muslim. Poi, prima in Egitto, si è diffuso un altro sostantivo Islamiyy, distinto da Muslim, per parlare del musulmano radicale o fundamentalista che mira ad istituire un progetto islamico basato sulla sharia. Questo neologismo si è imposto da allora, per poter definire la nuova tendenza dentro l’islam, tendenza diventata intanto sempre più forte, più dinamica, più invadente, e alla fine anche violenta ed intollerante.

Propongo di ben distinguere nelle lingue europee questi due sostantivi: “musulmano” e “islamista”, e di abbandonare il termine “islamico” quando equivale a “musulmano”, ma di usarlo solo come aggettivo.

Difendiamo l’Islam contro l’islamismo

Visto l’evoluzione del mondo islamico negli ultimi trent’anni, si tratta di ben distinguere l’Islam (che scriverò con la “I” maiuscola), come religione apparsa in Arabia all’inizio del settimo secolo (la storia musulmana è datata dall’anno 622, quando Muhammad Ibn ‘Abdallah fuggì dalla Mecca a Medina – la higra, l’egira, appunto – e cominciò ad organizzare una città fondato sui principi dell’Islam) dall’islamismo (che scriverò con la “i” minuscola) che è una corrente recente dentro l’Islam.

Questo è il significato del titolo: l’islamismo è una corrente che sta snaturando l’Islam, che sta sfigurando la religione islamica. Non è un caso che molti giovani arabi, iraniani, asiatici si staccano disgustati dalle tradizioni musulmane a causa delle violenze dell’islamismo terrorista.

Com’è nata questa corrente e perché è nata, dovrebbe essere affrontato in un’altra sede. Ad ogni modo, esso ha delle radici lontane, sempre esistite nella società islamica, ma che si risvegliano ogni tanto quando il mondo islamico è in crisi; allora si presenta l’islamismo come un “risveglio”, si parla nel mondo arabo-islamico della “sah-wah” islamica, del “sussulto”.

Stiamo vivendo oggi uno dei momenti più drammatici della nostra storia araba e islamica. Perché? Perché la sonnolenza, il periodo della nostra decadenza culturale e di civiltà, che chiamiamo “asr al-inhitât”, è stato troppo lungo, grosso modo dal ‘300 fino all’800. Alla fine dell’Ottocento c’è stato il “Rinascimento”, la Nahdah, che è stata rallentata se non bloccata nel 1928 con la nascita del movimento dei “Fratelli Musulmani” di Hassan al-Banna, e poi troncata con la creazione dello Stato d’Israele nel 1948 con tutte le guerre e le disfatte che ne hanno seguito, e le rivoluzioni in Egitto (1952), Irak (1954), ecc. La tendenza islamista si è ulteriormente rinforzata nel 1974, con l’arrivo dei petrodollari dall’Arabia Saudita, anzi dall’inondazione dai petrodollari con il suo seguito di wahhabismo.

La malattia del mondo arabo e musulmano

Ma l’islamismo non è l’Islam : essa è solo una tendenza estremista che si presenta come il vero spirito dell’Islam. Come mai riesce ad attirare tanti musulmani? La disfatta militare, la crisi economica, le dittature e le divisioni politiche del mondo arabo-islamico, l’imperialismo occidentale, l’invasione culturale, ecc., non spiegano questo fascino dell’islamismo sulle masse musulmane. Questi sono solo pochi elementi che permettono di capire perché la gente cerca derivativi, ma non sono la radice del problema, anzi del male. Sono tutti elementi esterni al mondo musulmano. Si tratta di cercare la radice interna a questo mondo, altrimenti confondiamo sintomi e causa della malattia. Perché malata, la società araba e musulmana lo è. E gravemente!

La radice fa parte dell’albero. E dunque la malattia è da cercare internamente all’albero, non esterna. La radice della malattia è da cercare nell’Islam stesso, non fuori. Questa radice è doppia. La prima è la presenza di alcuni testi del Corano e alcuni detti e fatti della Sunnah (la Tradizione muhammadiana), fondamenti dell’insegnamento ufficiale dell’Islam. La seconda è l’insegnamento dato dagli “uomini di religione” (rigâl ad-dîn) – espressione arabo-islamica che corrisponde nelle lingue occidentali al “clero” – basato su una determinata scelta fatta nel Corano e nella Sunnah. Sono queste due radici che devono essere esaminate, se vogliamo identificare le cause del male, o meglio se vogliamo - da buon medici - diagnosticare le cause della malattia.

Conclusione

L’Islam non s’identifica dunque con il radicalismo islamico. Ma il radicalismo islamico non è estraneo all’Islam : esso è una delle letture possibile dell’Islam (cioè del Corano e della Sunnah), anzi, in realtà la peggiore. Questa lettura è promossa dagli imam stessi, che pensano che sia quella più autentica, perché è quella che hanno ricevuta, e perché è la più letterale. Non suppone uno sforzo mentale d’interpretazione per ripensare i detti e i fatti fondatori dell’Islam.

Perciò è necessario non identificare l’Islam con l’islamismo, ma anche spingere i musulmani a rigettare l’islamismo come un’alterazione dell’Islam autentico e combattere questa tendenza invadente. Le società occidentali devono anche agire nello stesso senso, per difendere i musulmani contro l’islamismo. Cedere minimamente a qualunque richiesta degli islamisti è una regressione difficilissima da recuperare.

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