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    » 04/06/2004, 00.00

    CINA –Dossier Tiananmen

    Scomparso il dottore che chiese al Partito di ripensare al suo "più grande errore"



    La polizia arresta 13 persone in piazza Tiananmen

    Pechino (AsiaNews) – In occasione del 15mo anniversario del massacro di Tiananmen, le autorità cinesi hanno messo agli arresti domiciliari molti attivisti e critici del regime, cercando di frenare qualunque attività e manifestazione. Stamane, in piazza Tiananmen la polizia ha arrestato 13 persone. Da due giorni non vi sono notizie di Jiang Yanyong , il dottore in pensione che per primo denunciò l'epidemia di Sars in Cina.

    Nel febbraio scorso il dott. Jiang ha scritto una lettera ai capi del partito comunista chiedendo loro di rivedere il giudizio sul movimento democratico degli studenti ed operai dell'89. In un comunicato alla stampa, la figlia Jiang Rui, che vive in California, denuncia la scomparsa del padre e della madre: "In quanto figli del dott. Jiang Yanyong, chiediamo al governo cinese di investigare sulla sparizione dei nostri genitori a Pechino. Non vogliamo fare speculazioni inutili su cosa è successo loro, ma crediamo che le autorità dell'ospedale militare 301 di Pechino stiano deliberatamente nascondendoci informazioni sui nostri parenti".

    La lettera  di Jiang Yanyong, inviata in febbraio ai leader del Partito, è il primo resoconto pubblico di un membro del partito Comunista sugli eventi del 4 giugno. Nell'89 Jiang, ora in pensione, lavorava all'ospedale militare n. 301 di Pechino. Nel suo scritto egli dà un resoconto di quanto ha visto quella notte: in meno di due ore, nel suo reparto sono arrivati almeno 89 giovani tutti con ferite di armi da fuoco.

    "Ho visto giovani tutti coperti di sangue….qualcuno aveva gli organi interni completamente distrutti… I proiettili usati dai soldati erano del tipo "dum dum", che esplodono nel corpo. Sono stati proibiti dalla convenzione internazionale dell'Aja".

    Il dott. Jang definisce la sua esperienza "traumatica e indimenticabile". La maggior parte della gente non potrà mai dimenticare quel giorno – dice Jiang – perché tutti pensano che il movimento degli studenti era 'patriottico' [e non contro-rivoluzionario, come è definito dal Partito – ndr].

    "Gli studenti si erano conquistati un ampio sostegno fra la gente di Pechino e in tutto il paese", egli scrive. "Ma alcuni pochi leader, desiderosi di continuare il loro governo corrotto, hanno spinto carri armati e mitragliatrici contro studenti disarmati e civili, in quella che è la più brutale soppressione nella storia della Cina… Varie centinaia di giovani innocenti hanno subito la morte a causa di queste atrocità e molte migliaia sono stati feriti per le strade di Pechino".

    Nella lettera il dottore confessa di aver interrogato una volta l'ex presidente Yang Shangkun il quale – confidenzialmente – definì il massacro "il più grande errore del patito Comunista"

    "Dissi a Yang cosa avevo visto… Ed egli mi disse che l'incidente del 4 giugno è stato il più grande errore nella storia del Partito comunista. E sebbene lui non avesse più alcun potere, disse che aveva fiducia che un giorno si sarebbe fatta giustizia".

    La lettera di Jiang spinge il Partito a correggersi: "Gli errori fatti dal partito devono essere corretti dal partito; più presto lo si fa e meglio è per tutti. Credo che una riconsiderazione degli avvenimenti del 4 giugno non porterà al caos [perché]  è ciò che la gente vuole".

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