Dopo gli yazidi, la "pulizia etnica" si allarga ai cristiani
Continua a salire il bilancio delle vittime degli attentati ai villaggi yazidi nel nord Iraq, forse fino a 500 i morti. Fonti di AsiaNews lanciano l’allarme: la zona è in balia degli estremisti wahabiti, assenti le forze Usa ed irachene; in serio pericolo i villaggi cristiani nella Piana di Niniveh. Tra la crescente insicurezza, a Kirkuk Prime Comunioni nel giorno dell’Assunta.

Mosul (AsiaNews) – Potrebbe arrivare anche a 500 morti il bilancio delle vittime degli attentati dello scorso 14 agosto contro villaggi yazidi nei pressi di Mosul. È il timore espresso dalle autorità della provincia di Niniveh, che parlano di 200 persone ancora sotto le macerie. Intanto fonti di AsiaNews in Iraq avvertono: “L’attacco fa parte di un piano più vasto ed il prossimo bersaglio potrebbero essere i villaggi cristiani della Piana”.

Quelli contro la comunità yazida di Qataniya, Adnaniya, al Jazeera e Tal Uzair sono gli attentati piùsanguinosi in Iraq dall'inizio della guerra nel 2003. Gli attacchi coordinati, che hanno coinvolto 5 veicoli bomba, hanno causato la morte di oltre 250 persone ed il ferimento di altre 350, secondo stime ufficiali provvisorie. L'esercito Usa ha detto che è troppo presto per dire chi è responsabile, ma la portata degli attacchi e l'apparente coordinamento presentano segni caratteristici della sunnita al Qaeda. Il generale statunitense Benjamin Mixon ha parlato di “atto di pulizia etnica”.

I leader politici iracheni, compreso il primo ministro sciita Nuri al-Maliki e il presidente Jalal Talabani, curdo, hanno condannato gli "atroci" attentati e hanno ordinato un'indagine. Il governo regionale curdo ha parlato di “'attacco codardo e barbaro contro civili innocenti di questa tollerante minoranza religiosa". Condanna anche da parte del Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

In pericolo i villaggi cristiani della Piana di Niniveh

Fonti di AsiaNews a Mosul, che chiedono l’anonimato per motivi di sicurezza, indicano nelle bombe contro gli yazidi, “parte di un più vasto piano studiato dagli estremisti wahabiti, che ormai controllano la zona, di eliminare tutti gli elementi che potrebbero ostacolare il raggiungimento dei loro obiettivi: lo Stato islamico ed il Califfato”.

“Hanno iniziato con gli sciiti ed i cristiani a Mosul – spiegano – e ora tocca agli yazidi che vivono per la maggior parte in questi villaggi ad ovest della città”. Il timore, però, è che “domani sarà la volta dei villaggi cristiani della Piana di Niniveh, dove è del tutto assente la presenza ed il controllo delle forze statunitensi ed irachene”. La zona è ormai nelle mani degli estremisti - denunciano le fonti – che hanno i loro infiltrati nelle fila di polizia ed esercito nazionale, tutto è studiato e ben preparato con l’appoggio di Paesi esterni”.

I villaggi “scoperti” sono una decina e si trovano tra Qaraqosh ad al Qosh. Vi abitano 6.110 famiglie cristiane, molte arrivate da Baghdad e da Mosul. Qui si ritiene che ormai il 70% della diocesi abbia lasciato la propria abitazione e le chiese siano per lo più vuote. La fragilità del governo al Maliki, impegnato ad uscire dalla crisi interna al suo Gabinetto, rende ancora più assente l’autorità di Baghdad in questa provincia. “Neppure il potenziamento della missione Onu servirà a riportare pace – dicono le fonti di AsiaNews – solo una reale riconciliazione tra gli iracheni potrà aiutare il Paese”.

Tra la crescente insicurezza e precarietà, intanto, la decimata comunità cristiana continua a pregare per la “pace”. Lo hanno fatto ieri i fedeli caldei che gremivano la chiesa di Kirkuk, dove l’arcivescovo, mons. Louis Sako, ha celebrato la messa per la Solennità dell’Assunta; in occasione della festa, molto importante nella Chiesa caldea, 40 bambini hanno ricevuto la Prima Comunione.

 

 

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