Pechino nasconde i dati sull’inquinamento idrico per paura di “un panico totale”
Secondo un alto funzionario, buona parte delle campagne e oltre 450 città sono prive di acqua potabile. La situazione peggiora da decenni, senza alcun serio freno. Sotto accusa “l’ossessione” per la crescita economica. Annunciata la spesa di un trilione di yuan per assicurare acqua potabile e bonificare fiumi e laghi.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo non rivela i dati sull’inquinamento per paura di “un panico totale” tra la popolazione, specie nelle oltre 450 città prive di acqua potabile. Ora il governo annuncia che spenderà “almeno un trilione di yuan” (circa 133 miliardi di dollari) in 5 anni, per fornire acqua potabile e bonificare fiumi e laghi inquinati. Lo ha dichiarato ieri Zheng Binghui, direttore dell’Istituto per l’ambiente idrico dell’Accademia cinese di ricerche per le scienze ambientali. L’esatta entità della spesa e gli interventi sono ancora in discussione, ma pare riguarderanno i fiumi Huai, Hai e Liao e i laghi Tai, Chao e Dianchi, che da soli riforniscono d’acqua potabile metà delle province.

Zheng ha ricordato che già nel 1998 l’83% delle fonti di acqua potabile delle città non raggiungeva gli standard minimi previsti, ma recenti studi indicano che la situazione è peggiorata, al punto che le agenzie statali come Xinhua pubblicano solo i “dati ufficiali” approvati dal governo, molto inferiori al vero, per non spaventare la popolazione. La situazione è grave anche nelle zone rurali. Nell’Anhui è potabile l’acqua di solo il 46,7% dei fiumi, nell’Hunan lo è il 60,28%. Nel Jiangsu è potabile l’acqua di appena il 30,7% dei bacini idrici e nello Shanxi non sono adatte al consumo umano circa la metà delle fonti sotterranee. Nell’intero Paese il 75% dei laghi è pieno di sostanze che favoriscono la crescita indiscriminata delle alghe, che rendono l’acqua non potabile e colpiscono le forme di vita lacustre. “Sono in pericolo le fonti di acqua potabile dei tributari del bacino delle Three Gorges”.

Pan Yue, vicedirettore dell’Amministrazione statale per la protezione ambientale, ha annunciato a un forum maggiori interventi per combattere l’inquinamento industriale e incentivare le metodologie produttive non inquinanti, anche grazie a finanziamenti agevolati. Ma il problema appare anzitutto la scarsa applicazione delle leggi antinquinamento esistenti, specie da parte dei governi locali che favoriscono lo sviluppo industriale.

“Nell’Hubei – prosegue Zheng – sono state accertate costruzioni non autorizzate in 23 zone idriche protette”. “Nel Ningxia, in un’area protetta importante fonte di acqua potabile, ci sono 73 fabbriche che… producono 1.023 tonnellate annue di ammoniaca”.

Pan ha ribadito la necessità di una gestione centralizzata dell’ambiente: foreste, acque, terre agricole e di altro tipo. Da tempo ripete che i dati sul boom economico cinese sono mistificanti, se non considerano l’elevato costo ambientale per l’inquinamento industriale.

Liu Fuyuan, ex vicepresidente dell’Accademia per la ricerca macroeconomica della Commissione per lo sviluppo nazionale e la riforma, ha definito “una tragedia” “l’ossessione” dei governi per la crescita economica senza considerare le conseguenze per l’ambiente.

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