La guerriglia nell’Assam celebra Gandhi nel sangue
di Nirmala Carvalho
Almeno 6 morti e 30 feriti per tre bombe in Assam, due giorni prima della festa nazionale dedicata a Gandhi. Accusati i ribelli dell’Ulfa, che vogliono la secessione. Fonti cattoliche: la popolazione è stanca di 28 anni di sangue e vuole la pace.

New Delhi (AsiaNews) – E’ di almeno 6 morti e oltre 30 feriti il bilancio delle tre bombe esplose in luoghi diversi ieri nell’Assam. La polizia accusa il Fronte unito per la liberazione dell’Assam (Ulfa), che dal 1979 insanguina lo Stato chiedendo una secessione, anche se “le indagini sono ancor in corso”. Ma la popolazione vuole ora solo la pace.

La prima bomba è esplosa ieri sera vicino a un tempio e ad un affollato mercato nella parte orientale di Tinsukia, circa 510 chilometri a est della capitale Guwahati. Bhaskar Jyoti Mahanta, funzionario di polizia, spiega che “con probabilità la bomba era stata lasciata in una borsa o su una bicicletta parcheggiata. Ha ferito almeno 27 persone, soprattutto gente che andava al tempio o faceva la spesa”, in gran parte migranti indi. Tre dei feriti sono morti in ospedale.

Circa un’ora dopo è esploso una bomba su un motociclo davanti a un cinema nella vicina Doomdooma, uccidendo i due occupanti e ferendo parecchie persone, tra cui due soldati.

La terza esplosione ha colpito un gasdotto della Oil India Ltd. in una parco vicino Velukajan, distretto di Dibrugarh. “Ha spaccato il condotto ed è scoppiato un fuoco violento, fino a che è stato chiuso il gas”, spiega un funzionario della compagnia del gas.

Nel conflitto con l’Ulfa sono morte oltre 20mila persone. Le violenze sono riprese dopo che nel 2006 sono falliti i negoziati di pace con il governo. Ad agosto, pochi giorni prima dell’anniversario dell’indipendenza (15 agosto), ci sono stati 13 morti e 15 feriti per attentati attribuiti all’Ulfa e a gennaio una serie di attacchi hanno causato almeno 62 morti, quasi tutti non assamesi.

Padre Tom Mangattuthazhe, segretario del Forum per la pace a Diphu, spiega che queste esplosioni hanno anche un significato simbolico perché “domani [2 ottobre] è il Gandhi Jayanti, festa nazionale indiana che commemora la nascita del Padre della Nazione. Nella zona ci sono già stati attentati per questa ricorrenza, quando il resto del Paese la festeggia”. “I rivoltosi - aggiunge - mirano a distruggere ogni coesistenza pacifica e integrazione delle comunità nella regione nord orientale. Vogliono creare un clima di incertezza e magari convincere il governo centrale di New Delhi che questa zona è violenta e piena di problemi”.

“L’ultima cosa che la popolazione dell’Assam vuole oggi - spiega ancora padre Mangattuthazhe - è tornare in una spirale di violenza, desidera invece che ci siano pace, sviluppo e progresso in questo Stato martoriato dal conflitto”. “L’esplosione dell’oleodotto è la più significativa della strategia dell’Ulfa. Da tempo l’Ulfa protesta che le compagnie del gas sono una delle principali fonti di sfruttamento e oppressione della popolazione dell’Assam, perché portano via le ricchezze naturali e danno in cambio troppo poco. I ribelli osservano che queste ditte hanno sedi e dipendenti in altri Stati indiani e anche le infrastrutture che realizzano qui sono a un livello tecnico minimo”.

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