A Dubai, dopo lo sciopero la polizia controllerà il rispetto dei diritti dei lavoratori
Marcia indietro delle autorità, che dopo aver minacciato l’espulsione dei manifestanti, annunciano severe misure contro gli imprenditori che non rispettano le disposizioni in materia di lavoro.
Dubai (AsiaNews) – Sembrano aver vinto, almeno in parte, gli oltre 4mila operai che lo scorso week end avevano scioperato a Dubai. I manifestanti chiedevano aumenti di salario, che è attualmente di 136 dollari al mese, mezzi di trasporto per andare al lavoro e alloggi migliori. Minacciati in un primo momento di espulsione in massa – lo Stato non riconosce il diritto di sciopero – i lavoratori sembrano ora trovare il sostegno delle autorità, che non solo hanno ritirato la minaccia, ma ora annunciano “severe misure” contro i datori di lavoro che non rispettano le norme sui diritti dei lavoratori.
 
Gulfnews riferisce infatti che il capo della polizia di Dubai, generale Dahi Khalfan Tamim, in una dichiarazione ha annunciato che “severe misure saranno adottate contro chiunque abbia violato, norme, ordini e istruzioni” del governo, “specialmente per ciò che riguarda i diritti dei lavoratori”
 
La polizia ha anche cominciato ad interrogare uno dei capi delle imprese di costruzione - gli scioperanti sono in gran parte muratori impegnati nella costruzione del Burj Dubai, che con i suoi 643 metri sarà il più alto grattacielo del mondo - che ha ammesso la sua colpa e fa sapere che compirà ispezioni per colpire le compagnie che non provvedono a una decente sistemazione dei lavoratori e che i trasgressori saranno denunciati.
 
Secondo Middle East ondine, sono circa 700mila i lavoratori stranieri, per lo più provenienti da India, Pakistan e Bangladesh, presenti negli Emirati, dove solo un 20 per cento degli oltre 4 milioni di abitanti ha la cittadinanza.
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