Settimanale cattolico denuncia il governo: proibisce ai cristiani l’uso della parola “Allah”
Il ministero della sicurezza blocca la sezione in lingua malay e frena il permesso di pubblicazione dell’unico giornale cattolico. Bloccata anche l’importazione di libri protestanti che riportano la parola “Allah”. Il suo uso al di fuori dell’Islam è considerato un problema “molto sensibile”.

Petaling Jaya (AsiaNews) – Il settimanale cattolico “Herald” ha denunciato il governo di Kuala Lumpur perché da poche settimane proibisce l’uso della parola “Allah” nella sua pubblicazione. Secondo il governo tale parola può essere usata solo dai musulmani. Per “motivi di sicurezza” lo Herald deve cancellare l’uso della parola “Allah” altrimenti rischia la chiusura. L’ordinanza del governo ha spinto la polizia al sequestro di diverse partite di libri cristiani importati.

In una dichiarazione pubblicata ieri, l’editore dell’ Herald, p. Lawrence Andrew, gesuita, spiega di aver ricevuto direttive dal Ministero della sicurezza interna che gli proibiscono l’uso della parola “Allah” nel giornale. Se essi non si adeguano, il governo minaccia la sospensione o la revoca del permesso di pubblicazione.

Il Ministero della sicurezza interna ha poteri assoluti sui media e il permesso per l’Herald scade il 31 dicembre prossimo e non è stato ancora rinnovato. Per evitare la chiusura dell’unico giornale cattolico del paese, p. Andrew è stato costretto ad accettare l’imposizione, ma ha denunciato il governo che lo priva di un diritto. “Abbiamo il diritto di usare la parola ‘Allah’”, si afferma nella dichiarazione.

Secondo studiosi e accademici la parola “Allah” è usata da secoli dai cristiani arabi in tutto il Medio Oriente ed è stato l’Islam a utilizzare questa parola ricevendola dai cristiani. Dal 19° secolo la parola è usata anche dai cristiani in Malaysia.

Ma per il viceministro della sicurezza, Datuk Johari Baharum, la parola “Allah” può essere usata solo nel contesto dell’Islam, per evitare confusione. In un’intervista a Malaysiakini (21 dicembre 2007) egli ha affermato: “Solo i musulmani possono usare [la parola] ‘Allah’. [Essa] è una parola musulmana. E proviene dalla lingua araba. Non è giusto che la usino i cattolici”.

L’Herald viene stampato in 12 mila copie e ha circa 50 mila lettori. Esso è l’unico strumento di comunicazione per gli 850 mila cattolici della Malaysia. Oltre alla sezione in inglese, esso pubblica anche sezioni in Bahasa Malaysia (lingua malay), cinese e tamil. Anche la sezione in malay è sotto processo: con una lettera del 10 dicembre scorso, il ministero della sicurezza ne ha proibito la pubblicazione senza dare alcun motivo per la decisione.

Secondo p. Andrew, la proibizione per la sezione malay non è collegata con le direttive sull’uso della parola “Allah”.

Ma vari osservatori fanno notare che il governo – forse spinto da gruppi fondamentalisti – ha proibito anche l’importazione di altre pubblicazione in malay che contengono la parola “Allah”. La Chiesa evangelica del Borneo (Sidang Injil Borneo), per esempio, ha ricevuto l’ingiunzione del ministero della sicurezza di non importare libri cristiani che contengono la parola “Allah”. Secondo i fedeli di questa chiesa, ciò lede un loro diritto costituzionale e si sono appellati alla Corte suprema. La Corte avrebbe dovuto aprire ieri il processo sul caso, ma ha rimandato la prima udienza al 16 gennaio prossimo.

La Chiesa evangelica del Borneo afferma che la Costituzione malaysiana garantisce piena libertà religiosa a tutte le confessioni. Un’ordinanza  del ministero della sicurezza interna pubblicata nel 1986, che vieta l’uso della parola “Allah” alle comunità non islamiche – mai attuata con precisione – è giudicata da loro come “incostituzionale”.

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